Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Un male antico ancora presente: la depressione

Il male antico della malinconia e della depressione accompagna l’uomo nella sua esistenza dalla remota civiltà egizia ai giorni nostri. Diversi sono stati gli approcci diagnostici e terapeutici.

Introduzione

Il concetto diagnostico di depressione come malattia psichica è relativamente recente, ma possiamo affermare che sentimenti come tristezza, malinconia, sconforto, senso di vuoto sono presenti da sempre nell’uomo. Fin dagli antichi egizi era ben noto questo male antico.

Si legge nel Papiro n 3024, custodito nel Museo di Antichità Egizie di Berlino, il dialogo di un antico egiziano con la sua anima: il Ba. Egli stanco di vivere, triste, abbattuto dalla negativa quotidianità della sua vita, sperava e desiderava morire per porre fine alle sue sofferenze. Una prima testimonianza storica di 4000 anni fa di profondo sconforto e malinconia: il male antico. “E’ la più antica espressione individuale del mal di vivere che ci sia stata trasmessa” (Minois, 2005).

Dal male antico della melanconia alla depressione moderna

La depressione affonda le sue radici nel male antico della melancholia, descritta nel IV secolo a.C.  da Ippocrate e Galeno, interpretata come squilibrio degli umori corporei. All’epoca negli antichi Greci e Romani si pensava che la malattia fosse causata da un alterato funzionamento dei quattro umori del corpo. Essi erano: la bile nera, il sangue, la flemma e la bile gialla. La malinconia era causata da un eccesso di bile nera (melain cholé) nel cervello, da cui il nome melancholia.

Ishaq Ibn Imran, un medico arabo del X secolo, scrisse il Trattato sulla Malinconia: un punto di riferimento importante per la medicina dell’epoca e dei secoli seguenti. Nel suo lavoro sottolineò che la parola malinconia non indicava solo la malattia in sé stessa, ma ne evidenziava la causa. Essa era determinata da un eccesso di bile nera nel cervello e nel corpo, specificando anche la diversa sintomatologia e la relativa cura (Ulmann, 1995).

Nel Medioevo il male antico della malinconia/accidia era causato dal demonio ed il depresso era un peccatore con un profondo senso di colpa (Minois, 2005).

Per secoli la sofferenza depressiva è stata letta attraverso categorie morali, spirituali o fisiologiche, oscillando tra visioni demonologiche e interpretazioni medico-naturalistiche. Il passaggio dalla melanconia alla depressione moderna avviene tra XVIII e XIX secolo, quando la psichiatria nascente inizia a classificare sistematicamente i disturbi dell’umore.

La nascita della psichiatria e la classificazione dei disturbi dell’umore

Con l’Ottocento si afferma una visione clinica della sofferenza mentale del male antico: gli psichiatri Pinel, Esquirol e Kraepelin introducono descrizioni più precise dei disturbi dell’umore. Kraepelin distingue tra forme di depressione unipolare e bipolare, ponendo le basi della nosologia contemporanea. La depressione diventa così una categoria clinica autonoma, distinta da altre forme di malattia mentale e inserita in un quadro diagnostico più ampio.

L’avvento dei sistemi diagnostici standardizzati (DSM e ICD)

Il XX secolo segna una svolta importante: la psichiatria si orienta verso criteri diagnostici operativi precisi per catalogare le diverse malattie mentali. Il Manuale Statistico Diagnostico di Salute Mentale (DSM -III, -IV -5) e la Classificazione Internazionale dei Disturbi Mentali (ICD-10, -11) sono “la nuova Bibbia diagnostica” in psichiatria.

  • DSM-III (1980) introduce criteri sintomatologici chiari e precisi, la durata minima della malattia e le esclusioni diagnostiche.
  • DSM-IV e DSM-5 migliorano la definizione di Disturbo Depressivo Maggiore(Major Depressive Disorder) includendo specificatori e varianti diagnostiche (melanconico, atipico, stagionale).
  • ICD-10 e ICD-11 propongono classificazioni psichiatriche parallele al DSM, con attenzione alla gravità e alla compromissione funzionale del paziente nella sua vita quotidiana.

Questa standardizzazione ha favorito la ricerca clinica, ma ha contribuito anche a una crescente medicalizzazione della tristezza. Si ricerca il sintomo, lo si analizza e lo si inquadra in diagnosi prestabilite, senza alcun riferimento alla visione unitaria della sofferenza biologica, psicologica e sociale del paziente.

Critiche alla medicalizzazione del male antico della tristezza in depressione

Autori come Horwitz & Wakefield (2007) hanno evidenziato il rischio di confondere la sofferenza esistenziale con la depressione clinica. La diagnosi, pur necessaria, può talvolta far perdere di vista il contesto biografico, sociale e culturale del paziente. Questa tensione tra criteri operativi d’intervento e complessità dell’esperienza depressiva apre la strada agli approcci contemporanei integrati, diagnostici e terapeutici.

Gli attuali approcci integrati alla depressione

Il modello biopsicosociale

Il modello biopsicosociale, proposto dallo psichiatra George Engel (1977), rappresenta oggi la base teorica più condivisa. La depressione, così come la salute psichica, sono considerate come il risultato dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali (Santrock, 2007).

Questa prospettiva supera la dicotomia mente-corpo del male antico e permette interventi più personalizzati.

Psicoterapie evidence-based

Le psicoterapie evidence-based (basati sull’evidenza) sono trattamenti psicologici la cui efficacia è scientificamente dimostrata da studi clinici controllati (De Isabella, 2017). Esse rappresentano un pilastro del trattamento integrato. Le più validate sono:

  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): efficace nel modificare schemi cognitivi disfunzionali. Essa collega pensieri, emozioni e comportamenti. Aiuta a capire e modificare i pensieri disfunzionali con esercizi pratici e orienta il paziente al presente, concentrandosi sulla risoluzione dei problemi. Si sviluppa negli anni ’60 con due terapeuti di formazione psicoanalitica: Aaron T. Beck (1984) e Albert Ellis.
  • Terapia interpersonale (IPT): centrata sulle relazioni e sui ruoli sociali. È una psicoterapia a breve termine (solitamente 12-16 sedute) focalizzata sulla riduzione dei sintomi. Si concentra “nel qui ed ora”, affrontando quattro aree: lutti, conflitti, transizioni di ruolo e deficit interpersonali. Non indaga le dinamiche inconsce infantili, ma mira a risolvere i problemi relazionali attuali che determinano il disagio psicologico (Bellino et al, 2008).
  • Terapie psicodinamiche brevi: derivano dalla terapia psicoanalitica focalizzate su conflitti affettivi e modelli relazionali, in un numero limitato di sedute.

Un meta-analisi recente (Cuijpers et al., 2008) conferma l’efficacia delle psicoterapie, spesso comparabile ai farmaci nei casi di depressione lieve-moderata.

Farmacoterapia e integrazione con la psicoterapia

La vecchia cura del male antico era basata sul riequilibrio degli umori del corpo eliminando l’eccesso di bile nera con l’elleboro: un’erba medicinale che provocava vomito e diarrea. O con preghiere, punizioni corporali per espiare la colpa dell’accidia o con esorcismi per liberare il paziente dal demonio.

La moderna terapia impiega gli psicofarmaci e tecniche integrate. Gli antidepressivi (SSRI, SNRI, triciclici, multimodali) sono efficaci soprattutto nelle forme moderate-gravi.

Studi come lo STAR*D (2006) mostrano che la combinazione tra farmaci e psicoterapia aumenta le probabilità di remissione. Si tratta del più ampio e lungo studio condotto per valutare il trattamento della depressione. Si articola in quattro livelli d’intervento terapeutico e coloro che non risultavano liberi dai sintomi della depressione potevano passare al livello di trattamento successivo. L’approccio integrato non si limita alla somma dei trattamenti, ma mira a una sinergia tra interventi biologici e psicologici.

Interventi psicosociali e stile di vita contro il male antico

Il male antico della depressione risponde anche a interventi non strettamente clinici quali:

Nuove prospettive sul male antico: personalizzazione e significato

La ricerca contemporanea si muove verso la psichiatria di precisione (biomarcatori, profili genetici, neuroimaging). Essa è un approccio innovativo che supera il modello standard d’intervento. Integra la genetica, neuroimmagini e stili di vita per creare trattamenti terapeutici personalizzati. Utilizza biomarcatori e dati del mondo reale, monitorati con dispositivi digitali, per prevedere l’efficacia dei farmaci e integrare psicoterapia e neuro modulazione mirata (Stimolazione Magnetica Transcranica). La psichiatria di precisione impiega l’analisi del profilo genetico del DNA individuale per individuare il farmaco più efficace e con minori effetti collaterali (Di Sciascio & Vita, 2025). 

Considerazioni

Il male antico della malinconia e l’attuale depressione nascono sin dagli albori dell’umanità. Nei secoli si sono avanzate varie teorie eziologiche: dall’eccesso di bile nera agli attuali studi molecolari di biologia genetica e ricerche cromosomiche per utilizzare trattamenti sempre più mirati ed efficaci. L’obiettivo clinico attuale è superare la rigidità diagnostica e restituire centralità alla storia individuale del paziente, con un approccio biopsicosociale integrato. La sofferenza, come il benessere psicofisico, dipende da diversi aspetti di vita. Non si può curare una parte e trascurare l’insieme.

Maurilio Tavormina

Bibliografia

  1. Beck AT. (1984) Principi di terapia cognitiva. Un approccio nuovo alla cura dei disturbi cognitivi. Astrolabio: Roma, 1984
  2. Bellino S, Zizza M, BozzatelloP., Bogetto F. (2008) La psicoterapia interpersonale nel trattamento del disturbo depressivo maggiore: revisione della letteratura. Giornal. Ital. Psicopatologia, 2008
  3. Cuijpers P, Van Straten A, Andersson G, Van Oppen P (2008) Psychotherapy for depression in adults: a meta-analysis of comparative outcome studies. Consult Clin Psychol. 2008 doi: 10.1037/a0013075
  4. Di Sciascio G & Vita A. (2025) Dalla depressione alla schizofrenia: le risposte della «psichiatria di precisione ». Il Sole 24 Ore. 2025 https://psichiatria.it/dalla-depressione-alla-schizofrenia-le-risposte-della-psichiatria-di-precisione/
  5. De Isabella G. (2017) Psicoterapia e valutazione di efficacia. Problemi metodologici e clinici dell’evidence based psychology. Ed. Erickson, novembre 2017.
  6. Engel G L. (1977) The need for a new medical model: A challenge for biomedicine, in Science, vol. 196, 1977, pp. 129-136.
  7. Horwitz A.V. & Wakefield JC. (2007) The Loss of Sadness: How Psychiatry Transformed Normal Sorrow Into Depressive Disorder. Am. J. Psychiary, 2007 doi: 10.1176/appi.ajp.2007.07081263
  8. Minois G. (2005) Storia del mal di vivere. Dalla malinconia alla depressione. Dedalo Editore, Bari 2005.
  9. Santrock, J. W. (2007). A Topical Approach to Human Life-span Development, 3rd edn. St. Louis, MO: McGraw-Hill.
  10. STAR*D Study (2006) Questions and Answers about the NIMH Sequenced Treatment Alternatives to Relieve Depression (STAR*D) Study — All Medication Levels. National Institute of Mental Health, 2006 https://www.nimh.nih.gov/funding/clinical-research/practical/stard/allmedicationlevels
  11. Ullmann M. (1995) Islamic Medicine (tradotto dall’inglese da Fabienne Hareau), La Médicine islamique, Parigi, Presses Universitaires de France,1995.

Foto: Envato Elements

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