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Malinconia e bile nera nella medicina araba medievale

Il medico arabo del X secolo, Ishaq Ibn Imran, fu una figura molto importante e di riferimento per più secoli nel modo medievale con il suo “Trattato sulla Malinconia”.

Medicina Araba e la bile nera

La medicina araba ebbe una importanza notevole nella storia del pensiero medico medievale e la malinconia tenne il suo peso nei trattati dei medici dell’epoca. Il quadro di riferimento, sia nella cura delle malattie in generale che della malinconia in particolare, fu quello degli insegnamenti di Galeno. Ishaq Ibn Imran fu una figura molto rilevante e significativa tra i medici arabi che scrissero sulla malinconia e lavorò nel X secolo, proveniente da Baghdad.

Egli scrisse uno specifico “Trattato sulla Malinconia” oltre ad altre opere di medicina generale. Nei suoi scritti precisò che il termine di malinconia non indicava la malattia in sé stessa ma ne evidenziava la causa: la bile nera.

Ishaq definì la malattia come “un certo sentimento di dolore e isolamento che si forma nell’anima a causa di qualcosa in cui il paziente crede” che è reale ma in realtà non lo è. Egli evidenziò tre tipi di malinconia: 1) quella che si forma nel cervello stesso e 2) quella in cui la bile nera interessa tutto il corpo. Essa parte dalle gambe e colpisce il cervello successivamente. 3) La forma ipocondriale, in cui anche il cervello è influenzato, ma come effetto secondario (Ullman, 1995).

I sintomi della malinconia secondo Ishaq Ibn Imran

La descrizione clinica che accomunava le tre forme di malinconia era che i pazienti si sentivano immersi in una tristezza e un dolore costante e irrazionale. Molti vivevano con ansia o disperazione, vedevano figure e sagome terribili. Altri pazienti erano convinti di poter essere uccisi, altri di non avere la testa, che le orecchie suonavano e di essere fatti di fango. Un comportamento caratteristico era che i pazienti chiedevano urgentemente di essere visitati dal medico e poi non seguivano il suo consiglio terapeutico. Oltre a questi sintomi psichici, erano presenti anche sintomi fisici come la perdita del peso, del sonno ed eruzioni cutanee.

Ibn Imran ampliò il quadro clinico con sintomi specifici e relativi ai tre tipi di malinconia. Nel “tipo che si verifica solo nel cervello, con insonnia, mal di testa, tremore agli occhi, fame insaziabile o, in altri casi, perdita di appetito”. Nel secondo tipo ci sono “gli stessi sintomi del primo caso, ma possono esserci anche malinconia e sentimenti di ansia e terrore”. Infine, nel tipo ipocondriale “compaiono principalmente un corpo disteso e flatulenza o sensazione di pesantezza alla testa. Molti vomitano un succo acido e biliare; altri cercano la solitudine. Alcuni sono costretti a gemere a lungo perché il vapore penetra nel cervello. Ma a volte capita che i pazienti ridano senza sosta; in questo caso la bile nera non è così cattiva, è più che il suo corpo ha molto sangue buono” (Ullmann, 1995).

Patogenesi della malinconia

Ishaq Ibn Imran spiegò la malinconia con la teoria degli umori, secondo la quale la causa fondamentale è la bile nera. La malattia è un disturbo fisico nel quale “dalla bile nera esce un vapore che spinge verso l’alto per stabilirsi al posto della ragione”. Essa riduce la luce, confonde e distrugge la sua capacità di apprensione. La malinconia può essere innata o acquisita. Le persone possono essere “disposte alla malinconia quando il loro temperamento è danneggiato prima della nascita a causa dello sperma paterno danneggiato o delle cattive condizioni dell’utero della madre”(Ullmann).

Le cause postnatali della malinconia

Esse possono essere “la mancanza di moderazione nel mangiare e nel bere, la trascuratezza della pulizia interna del corpo”. Oppure “l’interruzione dei ritmi corretti o delle misure dei sei presupposti di base necessari della vita. Vale a dire movimento e riposo, sonno e veglia, movimento intestinale e ritenzione, cibo e bevande, inspirazione ed espirazione, e gli stati d’animo dell’anima”.

Ad esempio, “il riposo e il sonno eccessivi provocano un accumulo nel corpo di materiali di scarto che si scompongono in bile nera”. O il “movimento eccessivo” che può causare un surriscaldamento che fa “consumare l’umidità del corpo, producendo vapori che diventano bile nera”. Altre cause postnatali sono “un gusto per cibi forti che generano sangue troppo caldo o troppo secco che si trasforma rapidamente in bile nera”. Ancora “vivere in luoghi molto caldi e secchi o freddi e asciutti” o “essere in campi paludosi o zone afose”. Anche “l’interruzione di qualsiasi abitudine, come, ad esempio, l’esercizio fisico o la regolare applicazione della coppettazione”. Altra causa può essere “l’ubriachezza” e “l’ascetismo, come quello praticato dai filosofi che digiunano e stanno svegli tutta la notte”. In questi casi “il sangue si riduce; si addensa e si trasforma in bile nera.

Ibn Imran precisò che di per sé “l’eccesso di bile nera prodotto da tali errori non produce malinconia. Diventa malattia solo quando il cervello si indebolisce. Ma la debolezza dell’organo può essere il risultato di un calore eccessivo o di un’ipersensibilità. Se entrambi vengono somministrati insieme, l’organo attirerà la malattia come una ventosa al sangue” (Jackson SW, 1989).

Cause psichiche

Ibn Imran affermò anche che “la malinconia può avere cause puramente psichiche. Le paure, la noia o la rabbia, che si manifestano nell’anima animale, possono cooperare alla malinconia”. Pertanto “la perdita di una persona cara o di una biblioteca insostituibile può indurre una tale sofferenza, tristezza e dolore da causare la malinconia. Una simile causa può avvenire anche nell’«anima razionale». Se i medici, i matematici o gli astronomi meditano, rimuginano, memorizzano e indagano troppo, anche loro possono cadere preda della malinconia» (Ullmann,1995). Come si vede già a quei tempi si associava lo stress e l’eccessivo lavoro intellettivo alla malinconia, quasi come una moderna sindrome da Burn-Out.

Le attività “dell’anima razionale” o intellettive del pensiero possono portare l’anima in brevissimo tempo alla malinconia, se essa vi si immerge troppo profondamente. Come dice Ippocrate nel libro IV delle Epidemie: «La fatica dell’anima viene da cui l’anima pensa. Come l’eccessivo sforzo fisico porta a gravi malattie di cui la fatica non è l’ultima, così l’eccessivo sforzo mentale produce gravi malattie di cui la malinconia è la peggiore. In sostanza Ishaq pose i fattori psicologici in un posto di non comune importanza come cause della malinconia (Stanley W.Jackson, 1989).

La cura

La terapia consisteva nel combattere l’eccesso di bile nera con medicine evacuanti, soprattutto purganti a base di erbe. Per contrastare la secchezza della bile nera si consigliava un’attenta selezione di cibi e bevande, evitando gli eccessi di vino. Si prescrivevano massaggi con unguenti caldi e umidi per malattie secche e fredde. Si raccomandava un esercizio fisico moderato e particolare attenzione agli interventi psicologici, come misure di ripristino della fiducia e gratificanti per combattere i sospetti dei pazienti. Erano consigliate conversazioni divertenti e piacevoli per sollevare il morale e la musica doveva essere utilizzata anche per elevare lo spirito ed evitare ogni affaticamento mentale.

Come si vede le cure oltre a contrastare l’eccesso di bile nera con medicamenti evacuativi dell’epoca erano concentrate anche su aspetti psicologici di supporto, correzione cognitiva e comportamentale, attività fisioterapica e igiene-dietetica.

Considerazioni

L’opera di Ibn Imran rimase influente per secoli dopo la sua morte, in gran parte grazie all’opera di Costantino l’Africano, un medico cristiano tunisino. Egli tradusse il manoscritto in latino mentre viveva a Montecassino (Costantino, 1065). Costantino presentò De Melancholia come sua opera originale e fu il riferimento principale per il trattamento dei disturbi dell’umore in Europa per oltre cinque secoli. La traduzione latina fu in gran parte responsabile del suo uso esteso e di lunga data in Occidente (Omrani A et al, 2012).

Il punto di vista di Ishaq si avvicina molto alle moderne teorie eziopatogenetiche integrate sulla depressione. In essa la causa può essere sia organica, che psicologica e socio-ambientale, oltre ad una possibile ereditarietà. Ishaq Ibn Imran evidenziò anche una forma di malinconia allucinatoria delirante con frattura della realtà, ansia, fobie e sintomi fisici, paragonabile ad una moderna depressione psicotica.

Maurilio Tavormina

Bibliografia

  1. Stanley W Jackson: Historia de la melancolia y la depression desde lo tiempo hipocratico a la epoca moderna. Tradotto da Consuelo Vazquez de Parga, Ed. Turner, 1989.
  2. Ullmann M. Islamic Medicine (tradotto  dall’inglese da Fabienne Hareau), La Médicine islamique, Parigi, Presses Universitaires de France ,1995.
  3. Omrani A, Holtzman NS, Hagop Akiskal S, Nassir Ghaemi S. Ibn Imran’s 10th century Treatise on Melancholy. Journal of Affective Disorders. Vol. 141, Issues 2–3, 1 0 December 2012.

Foto: Envato Elements

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