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Papiro 3024 Depressione nell’Antico Egitto

Nel papiro 3024 un antico egiziano parla disperato con la sua anima. Un dialogo immaginario tra un uomo depresso e il suo spirito. Una bellissima poesia di 4000 anni fa.

Sono uno psichiatra, non un egittologo, né un papirologo, né tantomeno un esperto di storia e sono stato affascinato ed incuriosito dalla storia della malattia mentale nell’uomo. Un giorno navigando su Internet e ricercando le origini della malattia depressiva ho avuto il piacere di trovare un positivo riscontro ai miei interessi in un antico papiro.

Colgo l’occasione per ringraziare gli autori indicati nella bibliografia per avermi dato l’opportunità di nuove conoscenze con le loro pubblicazioni in rete e lo spunto per scrivere.

Informazioni storiche

Depressione nell'Antico Egitto - Antico fascio di papiro
Antico fascio di papiro egiziano

Il Papiro n° 3024 è un rotolo di antica carta egiziana, lungo tre metri e mezzo, scritto con caratteri ieratici (scrittura dell’antico Egitto), al tempo del Medio Regno, della XII dinastia dei faraoni, circa 1900 anni prima della nascita di Cristo. Esso è conservato nel Museo di Antichità Egizie di Berlino.  

Si tratta di un componimento poetico, tradotto da Sergio Donadoni (1959), e da Edda Bresciani (1969), molto bello e commovente. E’ un dialogo immaginario tra un antico egiziano, stanco di vivere, abbattuto dalla sua negativa quotidianità terrena, e la sua anima: il “Ba”.
Nell’antico Egitto l’anima dell’uomo, il “Ba”, è raffigurata a forma di uccello con volto di donna.

Un dialogo che parla di quanto sia difficile per quell’uomo sopportare la sua esistenza; è una persona che spera nella morte per porre fine alle sue sofferenze. Un uomo depresso che non ama più vivere e che profondamente deluso dalla vita, dalla cattiveria delle persone e dalle miserie umane, in un totale sconforto, desidera ardentemente di morire.  Essa è la “brezza ristoratrice, il ritorno a casa dopo l’esilio, il gusto della libertà per il prigioniero” (Papiro n° 3024).

Nel leggere le rime e le parole di quest’uomo disperato si è presi dalla sua angoscia, essa rievoca in noi i sentimenti tristi del “mal di vivere” e non si può fare a meno di entrare in un rapporto diretto con il suo sconforto. Si è rapiti dall’esposizione poetica e dai tristi contenuti e non si può non riflettere sulla sua depressione. L’umore è così depresso che non lascia dubbi sul suo dolore e sull’incapacità a fronteggiare le avversità della vita: esse funestano e sviliscono il suo spirito.

Nel papiro l’uomo si rivolge alla sua anima come ad un attento confessore e moderno terapeuta, in una forma di autoterapia poetica. L’espressione della sua sofferenza ha prodotto, nell’aspirante suicida, una sana presa di coscienza del suo desiderio di morte. Il rivolgersi alla sua anima amica gli ha permesso di liberare i sentimenti autodistruttivi, vedendoli nella loro cruda sofferenza.
Ritengo che proprio lo sgravio liberatorio gli abbia fatto sentire il peso delle sue funeste intenzioni e lo abbia stimolato a viverle e superarle. Pertanto a fine dei suoi versi si dà la risposta positiva ed il suggerimento atteso ad opera del suo “Ba” consolatore. La sua anima, conoscendo le sofferenze dell’aldilà, gli risponde di non anticipare la morte, aggrapparsi alla vita, dimenticare gli affanni e di vivere aspettando la naturale scomparsa.

Considerazioni

Il Papiro n° 3024, lungo e triste monologo di questo antico ed anonimo egiziano, può essere considerato la prima testimonianza storica di una profonda depressione ed “è la più antica espressione individuale del mal di vivere che ci sia stata trasmessa” (Minois G, 2005). Il tema trattato è talmente simile alle fatiche terrene di alcune persone, che potrebbe essere inquadrato come una grave forma di depressione esistenziale.

Come si vede da questa testimonianza poetica di 4000 anni fa, la tristezza, la depressione e la devastante malinconia, sono sempre esistite nel corso della storia dell’uomo.

La depressione nell'antico Egitto Papiro 3024
Ba“, l’anima del defunto, un uccello con volto di donna, che lascia il corpo del faraone

Traduzione del papiro

ad opera di Edda Bresciani
“Aprii la mia bocca alla mia anima, che potessi rispondere a ciò che aveva detto: “È troppo per me oggi, che la mia anima non discorra con me! È davvero eccessivo per esagerazione, è come se mi ignorasse. Non se ne vada la mia anima, ma aspetti per me […].

[Essa sta] nel mio corpo come una rete di corda, ma non le avverrà di evitare il giorno della disgrazia. Ecco, la mia anima mi porta fuori di strada, ma io non le do ascolto; mi trascina alla morte, prima che sia venuto a essa, e mi getta sul fuoco per bruciarmi […].

Si avvicina a me il giorno della disgrazia, e sta da quel lato come farebbe un [demone?]. Tale è colui che esce fuori per portarsi a lui. O mia anima, che sia incapace di consolare la miseria in vita, e mi scoraggi dalla morte, prima che sia venuto a lei, fa’ dolce per me l’Occidente! È forse una disgrazia? La vita è un’alterna vicenda, e anche gli alberi cadono.

Passa sopra il male, perché la mia miseria dura. Thot mi giudicherà, lui che pacifica gli dei! Khonsu mi difenderà, lui che è lo scriba per eccellenza! Ra udrà le mie parole, lui che comanda la barca solare! Mi difenderà Isdes (Thot) nella Sala Santa, perché il bisognoso è pesato [coi pesi] che (dio) ha sollevato per me! È dolce che gli dei allontanino i segreti del mio corpo!” Ciò che la mia anima disse: “Non sei forse un uomo? Tu invero sei vivo, ma qual è il tuo profitto? Prenditi cura della vita (?) come (se tu fossi) ricco”.

Ecco, il mio nome puzza, ecco, più che il fetore degli avvoltoi, un giorno di estate, quando il cielo è ardente. Ecco, il mio nome puzza, ecco, [più che il fetore] di un prenditore di pesci, un giorno di presa, quando il cielo è caldo. Ecco, il mio nome puzza, ecco, più che il fetore delle oche, più (che il fetore) di un canneto pieno d’uccelli acquatici.

Ecco, il mio nome puzza, ecco, più che il fetore dei pescatori, più che le insenature paludose dove hanno pescato. Ecco, il mio nome puzza, ecco, più che il fetore dei coccodrilli, più che star seduti presso le rive piene di coccodrilli.

A chi parlerò oggi? i cuori sono rapaci, ognuno prende i beni del compagno. (A chi parlerò oggi?) La gentilezza è perita, la violenza si abbatte su ognuno. A chi parlerò oggi? Si è soddisfatti del male, il bene è buttato a terra dovunque. A chi parlerò oggi? Un uomo che dovrebbe far adirare per le sue azioni malvage, fa ridere tutti per il suo iniquo peccato. A chi parlerò oggi? Si depreda, ognuno deruba il suo compagno. A chi parlerò oggi? Il criminale è un amico intimo, il fratello insieme al quale si agiva è divenuto un nemico.

La morte è davanti a me oggi, come quando un malato risana, come l’uscir fuori da una detenzione. La morte è davanti a me oggi, come il profumo della mirra, come seder sotto una vela in una giornata di vento. La morte è davanti a me oggi, come il profumo dei loti, come seder sulla riva del Paese dell’Ebbrezza. La morte è davanti a me oggi, come una strada battuta, come quando un uomo torna a casa sua da una spedizione.

La morte è davanti a me oggi, come il tornar sereno del cielo, come un uomo che riesce a veder chiaro in ciò che non conosceva. La morte è davanti a me oggi, come quando un uomo desidera veder casa sua, dopo molti anni passati in prigionia”.

Ciò che disse la mia anima a me: “Butta la lamentela sul piolo (?), camerata e fratello, fa’ offerte sul braciere, attaccati alla vita come ho detto. Desiderami qui, rinvia per te l’Occidente. Quando giungerai all’Occidente Dopo che il tuo corpo si sarà unito alla terra, e allora abiteremo insieme”. (Bresciani E, 1969)

Maurilio Tavormina

Bibliografia

1. Edda Bresciani: Letteratura e poesia dell’antico Egitto, Einaudi, Torino 1969, pp. 199-205.
2. Sergio Donadoni: La religione dell’antico Egitto, Laterza, Bari 1959;
3. Sergio Donadoni: Testi religiosi egizi, Utet, Torino, 1977
4. Georges Minois: Storia del mal di vivere Dalla malinconia alla depressione. Edizione Dedalo srl, Bari, 2005

Sitografia
www.dicoseunpo.it Scritti dellAntico Egitto
sito visitato in data 28.01.2021

Renato Santoro
archipendolo /2019/06/29/
sito visitato in data 28.01.2021

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