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Emozioni a fior di pelle

Quando il disagio prende parola attraverso il corpo, la pelle rivela le nostre emozioni. Essa è una lente d’ingrandimento che esterna il nostro vissuto e palesa i sentimenti.

Introduzione

Attraverso la pelle, il mondo emotivo, a noi spesso misconosciuto, prende forma e colore e può rivelarci dei messaggi e delle informazioni che tenevamo sepolte. «A pelle si sentono cose a cui le parole non sanno dare nome», scriveva Alda Merini per rendere chiaro un concetto a lei tristemente noto. Ognuno di noi, infatti, cerca dare un senso alla propria vita alla ricerca della propria verità; la follia direbbe qualcuno, è la strada più breve.

Viviamo in un’epoca in cui l’apparire vincenti, infallibili ed esteticamente piacenti è estremamente importante. La ricerca di una bellezza omologata ed il continuo ricorso alla medicina/chirurgia estetica fanno apparire come una rarità la possibilità di leggere il linguaggio del corpo attraverso la pelle. «Se si passa la vita intera a tentare di non sentire dolore e paura va a finire che non si sente più niente», scrive lo scrittore Marone (2017) ed io sono pienamente d’accordo. Mi piacerebbe, infatti, parlare in questo articolo dell’importanza di dare una voce alle parole inespresse e ai racconti abbozzati, ma visibili nel corpo ed in particolare sulla pelle. 

La pelle: una cartina geografica in cui le emozioni sono la bussola

La pelle è l’organo più esterno e visibile che abbiamo ed è spesso la tela su cui si dipingono le emozioni. La pelle origina dallo stesso foglietto embrionale del sistema nervoso centrale (ectoderma); di qui le strette connessione tra pelle e psiche. Esistono milioni di recettori sulle terminazioni nervose disseminate lungo l’epidermide responsabili del dialogo costante mente/corpo. La pelle è il primo confine mondo interno/mondo esterno ed il tatto è il primo dei cinque sensi attraverso il quale conosciamo il mondo esterno.

Già nell’utero la pelle rappresenta il primo organo di contatto, i cui apprendimenti successivi consentono un adeguato sviluppo psicomotorio. Fin da neonati, infatti, il contatto pelle a pelle è fondamentale per una crescita sana. Al momento del parto, il neonato appoggiato sul seno materno affinché possa esperire da subito, attraverso il contatto e l’odore, una rassicurazione ed un sentimento di appartenenza. Nel corso della vita quanti abbracci ci hanno sostenuto? E quante mani abbiamo stretto e accolto?

Ciò che avviene nel mondo interno, organico o psicologico si palesa attraverso la pelle. Basti pensare alle reazioni allergiche o al rossore in volto per l’emozione. Nel linguaggio comune utilizziamo spesso metafore per raccontare come le emozioni si esprimano attraverso questo organo. Basti pensare ad espressioni come ho la pelle d’oca che descrive un’intensa paura; quel tipo ha la pelle dura per sottolineare la resilienza di un soggetto. Ho rischiato la pelle quando si racconta un’esperienza pericolosa o quella donna è livida di rabbia.

La pelle e le malattie psicosomatiche

La pelle, onesto testimone, svela la nostra età, il nostro stato di salute fisica e psichica. Il colorito roseo viene sostituito da un colorito spento, pallido o giallino in caso di malessere. La pelle racconta la nostra storia, i nostri dolori ed umori… anche quando si ricorre a punturine varie!

Inoltre, la connessione pelle psiche è biunivoca e si influenzano reciprocamente. Alcune delle patologie cutanee più diffuse (psoriasi, orticaria), infatti, quando già presenti e pur avendo origini organiche note, possono essere aggravate dalla componente psichica e viceversa. Il disagio psichico, infatti, può esprimersi attraverso una somatizzazione (ipocondria, disturbi d’ansia, depressione). Il rossore in volto e l’intensa sudorazione di chi timido si trova di fronte ad un professore all’esame.

I disturbi dell’umore, in particolare la depressione, rappresentano i più importanti e frequenti disturbi psichiatrici con espressività somatica variabile. La depressione è un problema di salute pubblica con alta prevalenza di malattia che comporta importanti costi in termini umani ed economici (giornate di lavoro perse, visite di controllo, ecc.). I sintomi depressivi possono palesarsi attraverso il corpo. In questo caso si parla di depressione mascherata.

La depressione mascherata può manifestarsi attraverso crampi, palpitazioni, vertigini, mal di testa, sudorazione profusa, sintomi gastrointestinali, insonnia, stanchezza persistente e problematiche nella sfera sessuale anche in assenza di un evidente riduzione delle normali attività. Anche in questo caso la pelle parla: il viso è smunto, con un colore pallido o rubeo se il ricorso all’alcol viene considerato un’auto medicamento.

Non ultimo alcune malattie cutanee, specialmente quelle che provocano lesioni visibili ed esteticamente rilevanti, possono causare secondariamente un disagio psicologico e difficoltà di relazioni, come ad esempio l’acne.

Autolesionismo e cutting

La pelle, dunque, rappresenta, il confine interno/esterno dove possono rappresentarsi le emozioni incapaci di essere mentalizzate.

Durante l’adolescenza, il soggetto sperimenta un’incertezza ed una fragilità caratteristica in questo periodo di vita. Si dibatte tra il piacere di essere ancora bambino ed il desiderio di divenire adulto.

I cambiamenti fisici, inoltre, costringono l’adolescente alla riorganizzazione della rappresentazione di sé, all’integrazione del nuovo corpo sessuato e all’elaborazione di nuovi aspetti dell’aggressività, del narcisismo e dell’identità. In quest’ottica, la pelle rappresenta un terreno parzialmente controllabile, rispetto a tutto ciò che l’adolescente percepisce come mutevole e non in proprio potere.

Tagliarsi (cutting), lacerarsi (branding), bruciarsi (burning) diventa, pertanto, un modo di esprime un disagio che non ha trovato altre parole per raccontarsi.

Lo psicoanalista Massimo Recalcati (2002) nell’analisi dei sintomi contemporanei, definisce l’autolesionismo come un sintomo all’interno di una categoria più ampia del rifiuto del corpo. La clinica del rifiuto del corpo comprende, oltre l’autolesività (intesa fino al tentato suicidio) somatizzazioni, crisi bulimiche le varie forme di dipendenze, la sessualità compulsiva. «La clinica del rifiuto del corpo è clinica di acting out che colpiscono nel reale il corpo con tagli reali solo per sottrarlo al taglio simbolico della castrazione». In quest’ottica, dunque, il corpo è il luogo dove l’angoscia, non strutturata e accessibile alla coscienza, prende vita.

Conclusioni

La pelle è un’interessante mappa che conduce al tesoro del mondo emotivo, spesso misconosciuto sia al legittimo proprietario che agli spettatori vicini. Attraverso il con-tatto si incontra l’Altro. Le esperienze di contatto e vicinanza che abbiamo esperito durante l’infanzia, sono scritte sulla nostra pelle e raccontano la nostra storia. Una stretta di mano flebile potrebbe denotare una difficoltà nell’incontro e nella comunione. La presenza di malattia di quest’organo mette in allerta chi ne soffre, ma rappresenta un’ottima possibilità per prendersi cura di un disagio nascosto e allontanato, in particolare quando si parla di autolesionismo.

Alba Cervone

Bibliografia

  1. Cassano GB, Tundo A (2006) Psicopatologia e clinica psichiatrica, Edra Ed.
  2. Pancheri, P. (2006). La depressione mascherata. Masson, Milano
  3. Recalcati M: La clinica del vuoto. Franco Angeli, Milano, 2002
  4. Recalcati M: L’uomo senza inconscio. Figure della nuova clinica psicoanalitica, Raffaello Cortina Editore, 2009
  5. Marone, La tristezza ha il sonno leggero, Feltrinelli Ed, 2017
  6. Cervone A., Il fenomeno del cutting: tra il piacere di sentirsi vivi ed il desiderio non essere trasparenti per l’Altro, I quaderni di Telos, aprile 2024

Sitografia

Instagram: gruppo giovani Eda Italia onlus

Foto: Envato Elements

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