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Il linguaggio dell’arte. «Essere, esserci, percepirsi»

«Essere esserci percepirsi» è un laboratorio esperienziale che utilizza il linguaggio dell’arte per guardare ai propri disagi e ai propri limiti. Un percorso di consapevolezza per riconoscere in noi risorse e potenzialità.

Introduzione

Attraverso il linguaggio dell’arte questo laboratorio rappresenta uno spazio in cui si può sentire il proprio modo d’essere. Il proprio modo di incontrare l’Altro (esserci) e ascoltarsi (percepirsi). Uno spazio, un percorso, dove l’arte funge da medium, finalizzato a implementare forme di benessere. Benessere legato alla conoscenza di sé e del proprio essere situati nel mondo e in continua relazione con esso.

Questo laboratorio esperienziale viene condotto, oramai da 10 anni, da me psichiatra, psicoterapeuta, tangoterapeuta e da Tita Tummillo, artista esperta in performing art. Noi cerchiamo di coniugare le scienze della psiche con il linguaggio dell’arte e della bellezza. Offriamo uno spazio di espressione per conoscersi. E questo è possibile perché attraverso i corpi in espressione artistica vengono lanciati dei messaggi ed espresse delle emozioni.  

Il linguaggio dell’arte

Attraverso il progetto «Essere, esserci, percepirsi» proponiamo laboratori esperienziali di gruppo mediati dagli elementi basici del tango e altre forme di mediazione artistica. Training di teatro performativo, meditazione, elaborazione estetica delle dinamiche relazionali attraverso l’uso della fotografia, musica, tecniche di rilassamento corpo/voce, pittura espressiva. Tutti elementi che si prestano bene al ruolo di facilitazione emotiva. Le arti performative qui incontrano le scienze della parola per offrire uno spazio di riflessione sul proprio modo di essere nel mondo e di esserci con l’altro.

Il tango e le performing art non rappresentano affatto il fine, ma solo il mezzo attraverso cui veicolare una riflessione sul proprio modo d’essere.  Sul modo di emozionarsi e di incontrarsi con l’Altro. L’arte performativa ha dei contorni molto fluidi. Non è solo teatro o danza, immagine e sonorità in una sintesi omogenea che pone al centro della creazione il corpo. Un corpo biologico che si fa parola, gesto, medium per esplorare lievemente il proprio essere qui ed ora. Un corpo che narra e racconta di cose che spesso la parola non vuole dire.

Il corpo si emoziona

Il corpo qui si emoziona: l’esperienza (sempre connotata emotivamente) si disvela in questo spazio. E lascia tracce di sé non dette, non colte, ma – appunto – danzate/agite, che vengono poi recuperate e restituite alla persona. Il terapeuta dà voce a quel sentire emergente nel qui ed ora dello spazio del lavoro, permettendone la verbalizzazione. Il corpo emozionato, pertanto, attraverso il linguaggio dell’arte, permette di appropriarsi di quell’esperienza vissuta ed esperita, facendola propria.

Il terapeuta, partendo sempre dall’unicità dell’esperienza, aiuta la persona a dare senso a quello che sta accadendo. Fenomeno importante perché questa nuova conoscenza di sé può aprire a possibilità d’essere nuove, a equilibri di vita più sani, più adeguati. Ciò che cambia, rispetto al setting di psicoterapia, è che il modo d’essere, il vissuto della persona, anziché raccontato, qui è danzato/agito. Fondamentalmente, l’obiettivo è fare di ciò che emerge nel setting del laboratorio di terapia arte mediata, un bagaglio da portare fuori, nella propria vita.

Il linguaggio dell’arte, origine antica

Il linguaggio dell’arte affonda in tempi lontani. Gli antichi tenevano in gran considerazione il benessere psicofisico correlandolo con la regolazione della sfera emozionale dell’individuo. Le arti e la creatività erano continuamente intrecciate alla salute psichica. Sia nell’antico Egitto che nell’antica Grecia l’arte era utilizzata come therapeia.

Nell’antica Grecia, grande valore veniva dato alle rappresentazioni, dapprima di produzioni poetiche, successivamente alle tragedie. Lo spettatore vi assisteva con compartecipazione emotiva e veniva completamente assorbito dalle vicende messe in scena. La partecipazione emotiva secondo Aristotele, generava la kátharsis, la catarsi: la purificazione dell’anima. Gli spettatori identificandosi con gli attori, che recitavano drammi terribili, si sarebbero purificati da quegli stessi sentimenti. Il valore attribuito a questa forma di espressività artistica era un valore curativo, quasi magico, la purificazione per il tramite delle passioni.

Il linguaggio dell’arte a chi è rivolto?

Il percorso si rivolge a tutti coloro che desiderino ampliare la conoscenza di sé, affrontare i propri limiti, superare inibizioni e paure. Per imparare a lasciarsi andare, e più in generale, scoprire e sviluppare nuove capacità personali e sociali attraverso modalità altre. Per permettere al sentire di emergere attraverso il linguaggio dell’arte. Un sentire di cui poi ci se ne appropria attraverso la parola.

Col tempo l’utilizzo dell’espressività artistica si è dimostrato uno strumento efficace nelle persone con disagio mentale, anche se malate di lunga data. Abbiamo portato questo progetto nei luoghi e nei territori della salute mentale. Il laboratorio offre al paziente un luogo in cui affrontare il proprio disagio e l’opportunità di comunicarlo e successivamente di poterlo dunque rielaborare.

Il linguaggio dell’arte, benefici

Nei pazienti psichiatrici, inoltre, compaiono, sovrapponendosi e complicandone il quadro clinico, una serie di difficoltà dell’ordine del sociale, del relazionale e dell’organico. Pertanto, questo nostro approccio che utilizza il linguaggio dell’arte, nelle sue varie forme, può essere un utile e valido strumento. Agire sull’aspetto motorio, psicologico e sociale attraverso la mediazione artistico-corporea è permesso in quanto:

  • Fa recuperare automatismi perduti, ad esempio attraverso l’utilizzo della danza che migliora la fluidità del movimento e la coordinazione nella gestione dello spazio.
  • Migliora il livello di autostima, la comunicazione e la socializzazione. Attraverso ad esempio il teatro performativo.
  • Migliora il controllo della respirazione, grazie ad un lavoro di coordinazione respiro/movimento. Qui utili le tecniche di meditazione e/o rilassamento.
  • Facilitare lo sviluppo emozionale e migliora le facoltà espressive del corpo. Ad esempio attraverso il Teatro fisico.
  • Aumenta la creatività. Attraverso pittura, fotografia ad esempio.
  • Favorisce il superamento di inibizioni, paure e limiti. Fa acquisire una maggior confidenza e intimità col proprio corpo.  Questo attraverso gli elementi basici del tango ad esempio.

Conclusioni

Nel nostro progetto/laboratorio, la nostra idea-sfida è quella di abbandonare i confini (talvolta sfumati) tra normalità e patologia. Per unire, nei gruppi, persone con disagio psichico a persone senza disagio psichico. Al fine di permettere di accedere, ognuno con le proprie possibilità, ad una maggiore consapevolezza e a nuove possibilità d’essere.

Il linguaggio dell’arte permette una diversa elaborazione del mondo sensoriale, dell’esperienza percettiva e cognitiva che, integrati, favoriscono la consapevolezza del proprio corpo. La consapevolezza delle proprie rappresentazioni e delle proprie emozioni e con sé e con gli Altri.

Il motto che facciamo nostro è: La dimensione simbolica (arte, musica, danza, pittura ecc.) riconfigura l’esperienza del vivere.

L’assioma da cui partiamo: «Il corpo impegnato in una azione determinata e poetica, produce senso e si fa connessione con la gamma emotiva… un’emozione è sempre un significato. E il senso si fa significato non pensando o creando una rappresentazione, ma nell’atto stesso di esistere».

                                                                                   Immacolata d’Errico

Bibliografia

  1. Aristotele: La poetica, Firenze, La Nuova Italia, 1987;
  2. d’Errico I., Mastrofilippo D., De Marzo N., Nardini M.: Gotan Project: Tango, a dance to experience oneself. PSYCHIAT DANUB, 2014; 26 (sippl.1): S71-74;
  3. d’Errico, I.: Art as a means of accessing ourselves, Using art in psychotherapy, Psychiatria Danubina, 2017; Vol. 29, Suppl. 3, pp 403–110;

Foto: di Immacolata d’Errico, «Scene di Phisical Theater del progetto Essere, esserci, percepirsi», 2024

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