Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Il profondo pessimismo degli antichi Greci

Molti miti, leggende, opere letterarie, tragedie e poesie evidenziano come gli antichi Greci vivessero la loro esistenza con un profondo pessimismo e una triste realtà, perché soggiogati dagli dei.

Introduzione

Nell’antica Grecia, molto probabilmente, non si viveva con una gran voglia e gioia di vivere. Tanti miti rafforzano questa opinione. La vita degli antichi Greci era vissuta con un angosciante senso di tragicità e la loro esistenza era infarcita da profondo pessimismo.

Ovviamente non si può generalizzare questo concetto affermando che essi vivessero sempre e comunque influenzati dal pessimismo del fato incombente. O che la loro vita fosse sempre una triste realtà ed una misera impotenza al destino avverso. O che vivessero ossessionati dall’idea di essere sottomessi al volere degli dei.

Anche se il pensiero che gli dei governino il mondo e l’uomo sia soggiogato al loro volere fu molto presente e radicato tra gli antichi Greci. Così come tante leggende, tragedie, poesie e filosofi declamarono.

L’origine del pessimismo degli antichi Greci

Secondo la leggenda gli uomini sono nati dalle ceneri della morte dei Titani, che Zeus fulminò perché avevano divorato il suo adorato figlio Zagreus. Pertanto, l’uomo era il portatore di una tara originaria e di una pesante e titanica eredità. Quando Pandora, presa dalla curiosità e dalla voglia di trasgredire Zeus, aprì il famoso vaso, tutti i mali si riversarono sull’umanità. La vecchiaia, la gelosia, la malattia, il dolore, la pazzia ed il vizio si abbatterono sugli uomini, deprimendo la loro vita. Sul fondo del vaso rimase solo la speranza che non fece in tempo ad allontanarsi perché il vaso fu chiuso nuovamente dall’impaurita Pandora (Wikipedia).

Un fato crudele segna la vita di ogni persona, il cui filo è tessuto dalle Parche. La prima Parca filava il filo della vita; la seconda assegnava i destini, dandone uno a ogni individuo e ne stabiliva anche la durata. La terza, l’inesorabile, tagliava il filo della vita al momento stabilito. Gli esseri umani non sono altro che burattini fra le mani degli dei.

L’origine del pessimismo greco nasce da un sentimento negativo di frustrazione per un destino prestabilito che nessuno può cambiare. Se l’uomo viene privato della sua libertà di azione, allora rivoltarsi contro il fato è inutile e ulteriormente dannoso.

Prometeo porta il fuoco all’umanità”, Heinrich, Fueger,1817. Wikipedia

Prometeo, mitologico titano, amico dell’umanità, vive in prima persona la tremenda punizione di Zeus per aver regalato agli uomini il sacro fuoco. Zeus lo incatena a una roccia ai confini del mondo e gli fa squarciare il petto da una famelica aquila. La sua sorte avversa e crudele è narrata da Eschilo, verso il 450 a.C., nella tragedia Prometeo incatenato. L’opera simboleggia, infatti, il fallimento della ribellione degli uomini e del titano alla volontà divina (Wikipedia). Gli dei comandano, perseverano e puniscono chiunque si opponga al loro volere.

Il pessimismo nei miti e nella poesia greca

Nella tragedia e nella poesia greca i miti rivelano un profondo pessimismo dell’uomo nella sua quotidianità. Grandi poeti e filosofi del passato esprimono con la loro arte quanto sia triste e frustrante la vita umana, soggetta incondizionatamente al fato.

Nel VI secolo a.C., Esiodo, il più antico poeta della Grecia continentale descrive la misera condizione umana, afflitta e tormentata da mali e malattie inviati dagli dei. Esiodo nel suo poema “Le opere e i giorni” narra:

«E infinite tristezze vagano fra gli uomini e piena è la terra di mali, pieno n’è il mare; i morbi fra gli uomini, alcuni di giorno, altri di notte da soli si aggirano, ai mortali mali portando […]» (Esiodo, 1985). È un monito sulla triste realtà della vita dell’uomo e la presenza del male nel mondo.

Teognide (1989), noto antico poeta greco (VI secolo a.C.) nelle sue elegie scrive: «Non nascere è per gli uomini la miglior cosa, né vedere i raggi ardenti del sole».

Si legge nell’Iliade di Omero (Libro VI) che Bellerofonte, noto e glorioso eroe greco, era perseguitato ingiustamente dagli dei. «Ma quando anch’egli fu in odio a tutti i numi, allora errava solitario sulla piana di Aleron, il cuore divorato dal dolore, fuggendo orma d’uomini […]». Egli aveva osato sfidare gli dei! Aveva cercato di raggiungere l’Olimpo e fu punito da Zeus ad errare nei campi come un misero mortale, con una grande angoscia nel cuore. Bellerofonte è considerato da Julia Kristeva (1987) come uno dei primi depressi della cultura occidentale.

Euripide nel Cresfonte recita: «Bisogna compiangere il neonato che va verso tanti mali, rallegrarci invece per colui che muore e depone i suoi affanni, dire parole di buon augurio nello scortarlo alle dimore di Ade» (Musso, 1974). Pertanto, il neonato viene visto come un essere sfortunato, da compiangere, che già dal primo vagito esprime la sua sofferenza alla vita. Le sue sono grida di dolore e non gioia di vivere.

Sfiducia e pessimismo innato

Numerose storie illustrano questo pessimismo innato. Famosa è la risposta data dal vecchio saggio Sileno, mentore di Dionisio, al re Mida. «Meglio di ogni cosa è non essere nati, e dopo di ciò morire subito dopo la nascita». Il re chiede al saggio quale è la cosa migliore per l’uomo, la risposta ricevuta è di un profondo e marcato pessimismo. Sileno risponde che è molto meglio morire che vivere, perché la vita è intensamente dolorosa e la sofferenza è inevitabile. Il meglio è assolutamente irraggiungibile.

La famosa citazione di Sileno si trova principalmente nelle tragedie di Sofocle, in particolare in Edipo a Colono (1991). Il concetto è ripreso anche da altri tragici greci come Eschilo ed Euripide. La frase di Sileno è stata resa celebre dal filosofo Friedrich Nietzsche nel suo famoso testo La nascita della tragedia (Ruta, 1919). Egli la cita riferendosi al re Mida e al satiro Sileno, rappresentando il pessimismo sulla condizione umana. 

Donato Bramante, frammento di affresco, “Eraclito e Democrito”, Pinacoteca di Brera. Wikipedia

Il diverso pessimismo di Eraclito e Democrito

Eraclito di Efeso è stato un antico filosofo greco, uno dei più importanti saggi presocratici. Il suo pessimismo è oscuro per eccellenza ed egli stesso nutriva forti dubbi e sfiducia che i suoi scritti potessero essere compresi dalla maggior parte degli uomini (Wikipedia). Diogene Laerzio (antico storico greco) e Teofrasto (antico filosofo e botanico) presentano Eraclito come un misantropo malinconico che si lamenta della misera condizione umana.

Luciano di Samosata (scrittore, retore e filosofo siro) gli fa pronunciare le seguenti parole in “Una vendita di vite all’incanto:

“O forestiero, io credo che tutte le cose umane siano triste e deplorabili, e tutte sono soggette alla morte: però sento pietà di voi, e piango. Il presente non mi par bello; il futuro mi scuora assai, e vi dico che il mondo anderà in fiamme ed in rovine. Io piango che niente è stabile, tutto si rimescola e si confonde: il piacere diventa dispiacere; la scienza, ignoranza; la grandezza, piccolezza; tutto va sossopra, e gira, e cangia nel giuoco del secolo».

Democrito ritiene che la vita sia solo una pietosa commedia ed egli preferisce riderne piuttosto che piangerne. Il mondo, secondo la sua visione, è composto da un insieme di atomi, infinito ed eterno ed è regolato da un preciso e rigido determinismo. Gli uomini non sono autonomi, sono come burattini e si creano innumerevoli problemi nella loro esistenza. Discutendo con Ippocrate, il padre della medicina, afferma che l’uomo è pazzo perché “non ha alcuna vergogna di dirsi felice” (Minois, 2004).

Riflessioni

Il pessimismo è una visione della vita che accentua il dolore e la negatività, ma può anche essere uno strumento di realismo prudente e attento. Il pessimismo se impiegato con la giusta moderazione può portare a una valutazione più accurata del reale e alla preparazione al peggio, senza illusioni. Diversamente, se è eccessivo e costante nella quotidianità può essere l’anticamera della depressione e dell’ansia, con un’eccessiva autocritica negativa e minor successo. La vita diventa pesante, triste e difficile da affrontare. Se poi si crede nel determinismo del fato, allora diventa angosciante, frustrante e fortemente negativa. Così come antichi filosofi e poeti credevano.

Gli ottimisti ad oltranza, di contro, possono facilmente illudersi ed essere superficiali, ma potrebbero avere maggiore probabilità di successo, perché “chi non risica, non rosica”.

Tu vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Gli antichi dicevano: “medio stat virtus” (Orazio). La verità è nel mezzo e nella moderazione.

Maurilio Tavormina

Bibliografia

  1. Esiodo. Le opere e i giorni, 101-104, Garzanti, Milano 1985, p. 9.
  2. Euripide, Cresfonte, a cura di.O. Musso, Milano 1974, V, vv. 116-120, pp. 15-16.
  3. Kristeva J. Soleil noir; depression et mélancolie, Gallimard, Parigi 1987, p. 17; trad, it., Sole nero. Depressione e malinconia, Feltrinelli, Milano 1989.
  4. Iannone D. Bramante ed il pianto e il riso di Eraclito e Democrito. https://www.academia.edu/130281114/Bramante_ed_il_pianto_e_il_riso_di_Eraclito_e_Democrito
  5. Luciano di Samosata. Una vendita di vite allincanto, Giusti, Livorno 1924. Luciano di Samasota -Una_vita all’incanto. Pdf
  6. Omero. Iliade, XVII, 562-565.
  7. La risposta del Sileno, Archivio Festival della letteratura https://archivio.festivaletteratura.it/occorrenze/4606-la-risposta-del-sileno-n-2012-09-06-025
  8. Minois G. Storia del mal di vivere. Dalla malinconia alla depressione. Edizione Dedalo. 2004,
  9. Sofocle. Edipo a Colono, in Tutte le tragedie, Newton & Compton, Roma 1991, p. 336.
  10. Teognide. Elegie, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano 1989, II, 425-426, p. 143.
  11. Nietzsche F. La Nascita della tragedia ovvero Ellenismo e Pessimismo. Traduzione Enrico Ruta, Ed. Laterza, Bari, 1919, Cap. III, pag 36, https://it.wikisource.org/wiki/La_Nascita_della_Tragedia/Capitolo_III
  12. Zagreo. Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Zagreo.

Foto: Envato Elements, Partenone di Atene

Foto: “Prometeo porta il fuoco all’umanità”, Heinrich, Fueger,1817. Wikipedia

Foto: Donato Bramante, frammento di affresco, Eraclito e Democrito, Pinacoteca di Brera. Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Bramante#/media/File:Bramante_heracleitus_and_democritus.jpeg. Pubblico dominio.

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Pessimismo negli antichi Greci, Partenone di Atene.

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