Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

“Una storia di stra-ordinaria follia”. Dialoghi con l’autrice

“Una storia di stra-ordinaria follia” è un testo intenso e coraggioso, in cui Luisa Lanari restituisce con voce nitida e non indulgente l’esperienza della sofferenza psichica e della malattia fisica come duplice trincea.

Introduzione

Il libro racconta la malattia bipolare, descritta come una “bestia”, che si intreccia con una grave patologia del sangue e rivela la duplice fragilità della protagonista. Con uno stile sobrio e autentico, emergono il vuoto, la perdita di energia e la fatica delle relazioni. Una storia di stra-ordinaria follia unisce la testimonianza di chi ha attraversato il buio a un messaggio di resilienza, in cui relazioni, affetti, fede e maternità diventano risorse vitali. La scrittura assume così un valore trasformativo: raccontare la sofferenza aiuta a non identificarsi con la malattia e a ritrovare continuità nella propria vita.

Il libro offre uno sguardo umano su ciò che la clinica fatica talvolta a esprimere, mostrando che depressione e mania non sono solo sintomi, ma esperienze che coinvolgono l’intera esistenza.

Una storia di stra-ordinaria follia trasforma però il dolore in un messaggio di resilienza: nominare la sofferenza permette di non identificarsi con la malattia e di ritrovare senso. Depressione e mania diventano così non solo sintomi, ma un’esperienza che attraversa tutta la vita. Scrivere e narrarsi diventa allora non solo un atto testimoniale, ma un gesto di cura, capace di favorire processi di comprensione e integrazione della sofferenza (Charon, 2006).

Storia di stra-ordinaria follia e la “bestia”

Nel libro lei nomina il disturbo bipolare come “la bestia”. Come è nato questo nome? E cosa le permette di dire che nessun termine clinico avrebbe potuto esprimere?

Il nome rappresenta la durezza del disturbo bipolare, capace di coglierti all’improvviso tra depressione e mania, lasciandoti un sollievo solo apparente. È l’ansia che toglie il respiro, spegne l’energia e fa sentire inadeguati, ti isola dagli altri e ti trasporta nel buio.

Chiamarla così mi ha aiutata a prendere distanza dalla malattia e a capire che non coincide con ciò che sono: io resto me stessa, mentre la “bestia” è qualcosa che può essere riconosciuto e affrontato.

Malattia fisica e mentale

In quale maniera la malattia fisica — la patologia del sangue — ha modificato il suo modo di percepire e vivere la malattia mentale? Sono due sofferenze distinte o due facce dello stesso vissuto?

Nel libro chiamo la leucemia mieloide cronica la “compagna” della bestia. È arrivata all’improvviso, con il suo peso e le sue cure, affiancandosi alla malattia psichica. La presenza della leucemia ha reso necessario rivedere anche le terapie per il disturbo bipolare, già delicate e instabili. Questo ha spezzato un equilibrio fragile. Alla paura di vivere si è aggiunta, per la prima volta, la paura di morire. (io che mi sono sempre voluta uccidere, ora avevo paura di poter morire!).

L’ansia è tornata forte, il sonno si è interrotto e in pochi giorni è stato necessario un nuovo ricovero. Con una differenza importante: questa volta ho riconosciuto i segnali e sono stata io a chiedere aiuto. Questo ha permesso un ricovero breve e mirato. La malattia del corpo ha plasmato in me la consapevolezza di non voler morire, di essere comunque viva e di voler continuare a esserlo. La leucemia è stata una sorta di bilanciamento, contro l’idea di suicidio delle fasi depressive.

Il disturbo bipolare e la sua relazione con gli altri

Nel suo percorso quali persone, relazioni o presenze sono state davvero decisive per non perdere la speranza nei momenti più bui?

Il disturbo bipolare modifica la percezione relazionale può far nascere pensieri negativi e sospetti, allontanandoti da persone e contesti e portando all’isolamento. Ci si sente giudicati o respinti e si sceglie la solitudine per evitare il senso di colpa e di inadeguatezza. Questa spirale può approfondire la depressione fino a esiti molto gravi.

In questo scenario, le poche relazioni autentiche diventano un’ancora di salvezza. Nel mio caso, alcune amicizie sincere mi sono rimaste accanto senza giudizio e continuano a sostenermi. Anche la fede e la vicinanza di alcuni sacerdoti sono stati importanti per me, per alleviare con la potenza della fede e il soffio della speranza il fardello che la malattia ha imposto nel mio cuore.

La famiglia e la sua sofferenza

Un marito stabile e non malleabile. Il suo amore, forse poco espansivo ma sempre presente, è stato un sostegno fondamentale, quella stabilità di cui chi vive con un disturbo bipolare ha profondamente bisogno. I miei familiari (padre, fratelli), attoniti e giudicanti all’inizio, col tempo sono diventati humus di concretezza e aiuto nei momenti difficili, soprattutto nella gestione dei figli.

Mia madre è stata la presenza più decisiva della mia vita. Mi ha fatta sentire sempre capita e accettata, amandomi per ciò che sono. Il nostro legame mi ha dato la forza di accompagnarla durante la malattia e di affrontare il lutto con una lucidità che ancora oggi riconosco come il frutto del suo amore. Poi i miei tre figli che sono la ragione per cui continuo a lottare ogni giorno. Nonostante le malattie e il senso di colpa di non essermi sentita sempre la madre che avrei voluto essere, sono loro che mi fanno alzare ogni mattina. Guardandoli crescere, so di aver dato il meglio che potevo e questo mi rende fiduciosa nel futuro.

Luisa Lanari presenta il suo libro Una storia di stra-ordinaria follia

Una storia di stra-ordinaria follia” come terapia

Scrivere questo libro è stato un atto terapeutico per lei? E se sì, in che modo la narrazione l’ha aiutata a riorganizzare, significare o forse pacificare alcune parti della sua storia?

Sono passati tanti anni dalla pubblicazione di questo libro: mi ha aperto mondi nuovi, che non avrei mai immaginato. Scrivere “Una storia di stra-ordinaria follia” è stata una vera liberazione: raccontarmi mi ha permesso di prendere distanza dal dolore e ritrovare senso. Dopo la pubblicazione del libro, sono stata chiamata in scuole e associazioni per raccontare la mia esperienza.

Dopo il diploma al Master dell’Università di Perugia in Orientamento narrativo e prevenzione della dispersione scolastica, la scrittura è diventata per me uno strumento di rinascita. Insieme alla lettura ad alta voce, mi ha permesso di creare laboratori per giovani e di rientrare, passo dopo passo, nel mondo del lavoro. È un lavoro che mi appassiona: incontro molte fragilità e attraverso il racconto della mia esperienza cerco di offrire speranza e resilienza. I ringraziamenti che ricevo valgono più di qualsiasi stabilità. È un percorso non convenzionale, proprio come la mia storia: una follia che, se guidata dalla creatività, può trasformarsi in una risorsa.

Un messaggio di speranza in “Una storia di stra-ordinaria follia”

Se potesse parlare oggi a una persona che sta vivendo un’esperienza simile alla sua, quale messaggio essenziale vorrebbe lasciarle?

Non mollare mai, aggrapparsi alla vita con unghie e denti per amore di sé stessi e di chi ci sta accanto, che soffre con noi. Il cammino è lungo e faticoso, praticamente infinito e pieno di insidie dovute alle ricadute.

Conoscere la malattia è il primo passo per accettarla. Aiuta leggere storie simili alla propria e affidarsi a medici competenti e umani, capaci di costruire un rapporto di fiducia. Poi, bisogna riconoscere i sintomi e riadattare la nostra vita quotidiana per evitare che la bestia ci schiacci. Il carico farmacologico che a seconda del periodo che si sta vivendo (di up o di down) è pesante, ma va accettato e seguito in maniera costante e pedissequa.

Io, ormai, considero il litio – che è il farmaco di base, come stabilizzatore dell’umore per il disturbo bipolare – il mio miglior amico. Sapersi reinventare, facendo della creatività del bipolare, una risorsa, permette di affrontare con maggiore senso le difficoltà di un disturbo imprevedibile.

Riflessioni

Leggere Una storia di stra-ordinaria follia significa accostarsi a una testimonianza che riesce a restituire complessità senza semplificazioni, dolore senza compiacimento, fragilità senza vittimismo. Il valore del libro non sta solo nel racconto di una vita segnata dalla malattia psichica e fisica, ma nella capacità dell’autrice di trasformare l’esperienza personale in un sapere condivisibile e umano.

Qui la sofferenza non è ridotta a un’etichetta, ma riconosciuta come esperienza di vita. Una storia di stra-ordinaria follia ricorda che la fragilità non è un altrove da cui difendersi, ma una possibilità dell’umano che può essere raccontata e trasformata in senso.

L’opera si muove nello spazio in cui la cura incontra il racconto. Il libro offre uno sguardo interno sulla malattia, capace di dire ciò che spesso sfugge al linguaggio tecnico.

Leggere questo libro significa confrontarsi con una forma di resilienza non idealizzata, faticosa, imperfetta ma possibile costruita nel tempo attraverso relazioni, fede, maternità e scrittura.

Per questo, il libro non chiede indulgenza, ma ascolto (Lanari, 1999). E proprio in questo ascolto risiede la sua forza più profonda.

                                                                                                              Patrizia Moretti

Ospite di redazione

Bibliografia

  1. American Psychiatric Association. DSM-5-TR: Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. 5th ed. text rev. Washington (DC): American Psychiatric Publishing; 2022.
  2. Charon R. Narrative Medicine: Honoring the Stories of Illness. New York: Oxford University Press; 2006.
  3. Lanari L.: Una storia stra-ordinaria follia. Morlacchi Editore 1999

Foto: Copertina di “Una storia di stra-ordinaria follia”, foto di Patrizia Moretti, 2026

Foto: “Luisa Lanari, presentazione del suo libro Una storia di stra-ordinaria follia”. Foto di Patrizia Moretti

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