Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Il lutto e la vita

Il lutto è un evento connaturato all’esistenza e ci accompagna dalla nascita alla morte. L’anziano vive una realtà psicofisica fragile, e gli ultimi traumatici lutti lo espongono a seri rischi depressivi.

Il lutto è uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, vissuto come parte integrante della propria esistenza (Galimberti, 2006).

La perdita può essere anche culturale, sociale ed economica. Freud in “lutto e melanconia” scrive che il lutto come la melanconia, confronta l’individuo con una perdita reale (di persone, progetti e ideali). Si tratta di processi psichici che hanno cause occasionali nell’ambiente. La differenza tra loro è che nel lutto la perdita è conscia, mentre nella melanconia è inconscia, per cui non si avverte la perdita. Si avverte invece, una chiusura, un impoverimento di sé, e non si riesce più a dare alcun valore alla vita.

La Klein sostiene che il lutto precoce fa parte delle esperienze normali del neonato. Infatti, riguarda ogni cambiamento che ha un particolare valore per la crescita e l’esistenza. Così ogni passaggio evolutivo, come lo svezzamento, la scuola, l’adolescenza, il lavoro, le relazioni affettive per distacchi vari che conseguono, necessita di una elaborazione della perdita.

L’elaborazione del lutto

Una madre sufficientemente buona, (empatica ed accogliente), un buon corredo genetico, sostengono la naturale spinta alla crescita del neonato. Questa si realizza proprio grazie all’importante processo psichico di elaborazione del lutto, determinato da una perdita.

Questo lavoro psichico, non ha mai un andamento lineare, per cui non è sempre esente da sbavature disfunzionali. La nascita è il primo lutto che l’individuo sperimenta con la perdita-distacco del particolare contatto corporeo con la madre. I primi incontri con la dura realtà extrauterina del neonato, per la sua impotenza, sono colmi di paura e di fantasie distruttive. Il piccolo umano angosciato da una perdita, per una separazione, teme di risperimentare la sensazione di pericolo imminente. Il lutto inizialmente lascia attoniti e storditi, viene rifiutato con la negazione della perdita. Segue uno stadio di graduale accettazione della stessa, attuando un distacco emotivo con il disinvestimento. Segue infine, uno stadio di distacco definitivo dall’oggetto perduto, reinvestendo su altri oggetti importanti per la propria esistenza.

Tutte le volte che si affronta il lutto con un’adeguata elaborazione, cresce e si rinforza lo stesso apparato psichico (l’Io). L’accettazione della perdita e/o rinuncia della stessa evita l’impoverimento e preserva l’equilibrio mentale (Ambrosiano, 2021).

A volte, la paura di un individuo, di non riuscire a fronteggiare l’evento traumatico, è tale da bloccare le sue capacità elaborative. In tal caso si realizza una situazione traumatica che può protrarre il senso di inadeguatezza. L’angoscia vissuta per non riuscire a fare qualcosa, di andare oltre, può causare uno stallo melanconico.

I lutti e la depressione nell’anziano

L’anziano percorre il “viale del tramonto della sua vita” con una serie di limitazioni psicofisiche. Queste, lo rendono più vulnerabile ai lutti a cui andrà incontro, con un maggiore rischio depressivo.

Uno di questi lutti psicologicamente pernicioso, è costituito dal pensionamento. Se questo è anticipato per motivi economici dell’azienda, il distacco dal lavoro è doloroso perché ci si sente scartato. Quando questo avviene per la carente salute personale, si avverte maggiormente la sensazione di essere limitato. Nel caso del distacco dovuto all’età, la rigidità psichica dell’anziano, rende difficile l’adattamento alla nuova realtà. L’uscita dal circuito produttivo, sentito definitivo, per la perdita della collocazione socioeconomica, investe la stessa identità della persona. Alcuni si sentono, come se la loro vita, ormai, non avesse più un senso per essere vissuta. Infatti la vecchiaia è uno dei periodi in cui si registra un aumento del tasso dei suicidi. (Cassano, Tundo, 2008)

Altra perdita o lutto senile è causato dalle limitazioni fisiche delle malattie soprattutto in persone cognitivamente lucide. Rinunciare e limitare le opportunità della propria realtà, precedenti ad una malattia, come quella oncologica, è traumatico. (Gabanelli, 2020) L’anziano, può essere insofferente e scostante anche verso la famiglia, rifiuta persino i sanitari e le terapie, scivolando verso una chiusura relazionale stabilizzata.

Il lutto ed il sociale

Altro lutto, legato all’età, investe la sfera sessuale. Le precedenti malattie e l’uso di alcuni farmaci, possono causare evidenti disfunzioni a riguardo e un forte disagio psichico.

La nostra cultura edonistica, di solito dà troppo valore alla sessualità caricandola di una serie di significati. A questi si aggiungono quelli contingenti e soggettivi, che rendono eccessivamente frustrante la reale difficoltà. Si può rischiare così d’innescare un circolo vizioso tra ansia da prestazione, impotenza sessuale e inadeguatezza esistenziale.  

L’autonomia dei figli, e/o la morte del coniuge, sono i lutti più difficoltosi da elaborare per un anziano. Lo spettro della dipendenza lo angoscia, se è costretto dall’età, e/o una malattia a stare a letto. L’anziano accudito da una badante, o costretto a soggiornare in una RSA è dominato dalla povertà affettiva, dal senso d’impotenza e dall’angoscia depressiva.

L’elenco dei lutti senili potrebbe continuare, e ci viene da dire con Totò: “è la somma che fa il totale”. Lo stress accumulato, può essere tale da determinare una deprimente fatica di essere di un anziano.

Conclusioni

I lutti sono funzionali alla nostra crescita psicofisica, non necessariamente devono sfociare in una depressione, come ci fa capire la teoria dei tre fattori.

La realtà psicofisica di un anziano, nell’attuale società, spesso è quella di un individuo a margine.

Perciò diciamo che l’anziano è particolarmente esposto allo scivolamento nello stallo depressivo. A tal proposito, è bene implementare un discorso preventivo sociale e psicofisico, per lenire la sofferenza dei “fragili”, che ha un costo notevole a vari livelli per tutti.

Francesco Cervone

Bibliografia

  1. Ambrosiano L. (2021) Nello Spazio Del Lutto. Mimesis Edizioni (Milano-Udine):
  2. Cassano G.B., Tundo A. (2008). Trattato Italiano di PsichiatriaLo spettro dell’umore. Elsevier S.r.l. (Milano).
  3. Galimberti U. (2006) Dizionario di Psicologia Gruppo Editoriale L’Espresso.
  4. Gabanelli P. (2020) Psicoterapie in Psico-Oncologia. Mimesis Edizioni (Milano-Udine).
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