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Peer education e auto mutuo aiuto per affrontare il disagio giovanile

L’età giovanile da sempre racchiude contraddizioni profonde, oscillando tra grandi fragilità ed enormi potenzialità. La peer education e l’auto mutuo aiuto possono dare un contributo importante, grazie alla capacità dei giovani stessi di dare supporto ai propri pari.

Introduzione

Di fronte al malessere psicologico dilagante dei giovani si può pensare che la generazione z (i nati tra il 1997 e il 2012) sia fragile ed insicura. I ragazzi ci appaiono caratterizzati da fragilità di tipo narcisistico e da abitudini di vita insalubri. È evidente, per altro, l’aumento di diverse forme di disagio giovanile, dai disturbi alimentari a quelli depressivo-ansiosi alle nuove dipendenze. Per non parlare dell’autoisolamento, dell’abbandono scolastico e del bullismo, fino al doloroso tema del suicidio giovanile. Nel rapporto con la vita i giovani affrontano sfide enormi con una grande variabilità di aspetti. Se da un altro ci appaiano giganti dai piedi di argilla, dall’altra spesso mostrano possedere una forza ed energie straordinarie. Quella stessa forza che può renderli competenti nel fornire sostegno ai proprio coetanei più sofferenti in un’ottica di auto aiuto e peer education (educazione tra pari).

Peer education e auto mutuo aiuto nei giovani

La peer education e l’auto mutuo aiuto rappresentano strumenti fondamentali per affrontare il disagio psicologico e sociale giovanile. Essi si basano sull’idea che il supporto tra pari, cioè tra persone che condividono esperienze simili, possa favorire il benessere emotivo e lo sviluppo di strategie di coping più efficaci.

L’auto mutuo aiuto consiste in gruppi in cui i giovani si riuniscono liberamente per condividere le proprie esperienze di disagio (ansia, depressione, dipendenze, ecc.), offrendo supporto reciproco. Non c’è una gerarchia né un approccio specialistico. Eppure, è un metodo estremamente valido e potente (Croce et al, 2011). 

I benefici includono

a) Riduzione dello stigma: i giovani si sentono meno soli e giudicati, aumentando la consapevolezza e l’accettazione di sé.

b) Empowerment: rafforzano la propria autostima e sviluppano capacità di problem-solving (soluzione dei problemi).

c) Prevenzione: il confronto con altri aiuta a riconoscere precocemente segnali di malessere e a cercare aiuto professionale.

La peer education è un metodo educativo in cui giovani formati (peer educators) trasmettono conoscenze e competenze ai coetanei su temi di salute mentale, bullismo, dipendenze, sessualità e gestione delle emozioni.

I vantaggi sono

  • Maggiore credibilità: i giovani tendono ad ascoltare più facilmente i coetanei rispetto agli adulti.
  • Miglioramento delle competenze sociali: sia nei peer educators, sia nei partecipanti.
  • Promozione della resilienza: aiuta a sviluppare strategie adattive per affrontare il disagio.

Auto mutuo aiuto, peer education e facilitatori tra i giovani

Il ruolo del facilitatore nei gruppi di auto aiuto per giovani è fondamentale per creare un ambiente sicuro, rispettoso e accogliente. A differenza di uno psicoterapeuta, il facilitatore non ha un ruolo direttivo né interpreta i vissuti dei partecipanti. Bensì aiuta a mantenere la concentrazione del gruppo sul tema, promuove la condivisione e garantisce il rispetto delle regole concordate (Pellai et al, 2002).

Compiti principali del facilitatore

  1. Creare uno spazio sicuro. Accogliere ogni partecipante senza giudizio, promuovendo un clima di fiducia.
  2. Favorire la comunicazione. Aiutare i membri a esprimersi e a sentirsi ascoltati, evitando interruzioni o dinamiche distruttive.
  3. Gestire i conflitti. Intervenire in modo neutrale per prevenire o gestire tensioni all’interno del gruppo.
  4. Rispettare la riservatezza. Ricordare e garantire che ciò che viene condiviso resti nel gruppo.
  5. Mantenere il focus. Evitare che il gruppo si disperda su argomenti lontani dal tema principale.
  6. Stimolare la partecipazione. Incoraggiare anche i membri più silenziosi a esprimersi, rispettando i loro tempi.
  7. Dare il buon esempio. Mostrare empatia, rispetto e capacità di ascolto attivo.

Qualità di un buon facilitatore

a) Empatia. Saper comprendere il vissuto degli altri senza giudicare.

b) Ascolto attivo. Dimostrare attenzione e interesse per ciò che viene detto.

c) Neutralità. Evitare di schierarsi o di favorire alcuni partecipanti rispetto ad altri.

d) Gestione del gruppo. Saper bilanciare i tempi di parola e mantenere un clima positivo.

Peer education: come funziona?

Per sviluppare un modalità efficace di peer education nei giovani è fondamentale la formazione dei peer educators stessi. Questa richiede diversi passaggi chiave (Di Cesare et al, 2011).

1. Selezione dei peer educators

Bisogna selezionare giovani (peer educators) motivati, con buone capacità comunicative ed empatiche. Non è necessario che abbiano esperienza pregressa, ma devono essere disposti a mettersi in gioco e a seguire una formazione. Possono essere scelti tra studenti, membri di associazioni giovanili o gruppi informali.

2. Formazione teorico-pratica

La formazione deve includere competenze relazionali: ascolto attivo, empatia, gestione dei conflitti. È necessario avere conoscenze specifiche: a seconda dell’ambito (salute mentale, dipendenze, bullismo, violenza di genere, ecc.).  Bisogna saper gestire le emozioni, riconoscere e affrontare il proprio stress senza scoraggiarsi. Devono inoltre saper comprendere quando è necessario indirizzare i coetanei a professionisti.

3. Metodologia attiva e interattiva

  • Role playing e simulazioni: per esercitare le competenze comunicative. Il gioco di ruolo è una tecnica che prevede la simulazione di situazioni o interazioni, in cui i partecipanti assumono ruoli specifici.
  • Discussioni di gruppo: per favorire il confronto e la crescita personale.
  • Studio di casi reali: per imparare a gestire situazioni concrete.

4. Applicazione sul campo e valutazione

  • Organizzare incontri con i coetanei nelle scuole, nei centri giovanili o online.
  • Monitorare l’impatto dell’intervento chiedendo ai partecipanti cosa ne pensano di quanto si è parlato.
  • Adattare il programma in base alle necessità emerse.

Potenzialità e limiti dell’auto aiuto e della peer education

Studi scientifici dimostrano che questi approcci possono migliorare il benessere psicologico e la prevenzione del disagio giovanile. Il loro successo dipende dalla qualità della formazione dei facilitatori e peer educators e dal supporto di professionisti (psicologi, educatori).

La supervisione degli operatori garantisce loro, attraverso incontri periodici, di poter discutere le difficoltà individuate e aggiornare le proprie conoscenze.

La formazione dei peer educators /facilitatori è un processo che richiede una metodologia ben strutturata per garantire l’efficacia dell’intervento. L’obiettivo è far sì che i giovani acquisiscano competenze per supportare i coetanei in situazioni di disagio, promuovendo benessere e prevenzione (Croce et al, 2011).

Infine, è opportuno lavorare per la creazione di una rete di supporto tra peer educators /facilitatori. Si sviluppa così una specie di mutuo aiuto tra queste figure, che si avvalga periodicamente della supervisione di esperti (Pellai et al, 2002).

Conclusioni

Auto muto aiuto e peer education possono essere metodi estremamente efficaci e vantaggiosi di intervento per offrire supporto ai giovani in varie forme di disagio e fragilità psicologiche.

Hanno anche sicuramente il pregio di aver costi di realizzazione e soprattutto mantenimento sostenibili.

Possono essere realizzati in vari contesti, dalle scuole ai luoghi di aggregazione giovanile e persino sui social (Rivoltella, 2001).

È fondamentale integrare questi interventi in rete, con le figure di supporto già presenti (es. psicologi scolastici, educatori, docenti) e in un ottica di intervento coordinata, tra istituzioni e associazioni, per promuoverne lo sviluppo e il sostegno nel tempo (Croce et al, 2011).

Wilma Di Napoli

Bibliografia

  1. Croce M, Lavanco G, Vassura M a cura, (2011), Prevenzione tra pari. Modelli, pratiche e processi di valutazione. FrancoAngeli, Milano.
  2. Di Cesare G & Giammetta R (2011). L’adolescenza come risorsa. Una guida operativa alla peer education Carocci. Roma.
  3. Pellai, A., Rinaldin, V. & Tamborini, B. (2002). Educazione tra pari. Manuale teorico- pratico di empowered peer education. Erickson, Trento.
  4. Rivoltella (2001). Media Education. Carocci, Roma.

Foto: Envato Elements

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