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La scelta dello Stigma. Da che parte stare

Dove nasce lo stigma? Esistono evidenze biologiche e psicologiche che possono cercare di spiegare le origini e le cause dello stigma? La lotta allo stigma è uno dei principali obiettivi della EDA Italia Onlus e la rivista Depressione Stop è un’arma importante e ideale.

Cos’è lo stigma

Lo stigma viene definito nel Grande Dizionario Italiano dell’Uso di Tullio De Mauro come un “marchio, impronta, segno distintivo, specialmente in senso negativo”.  Lo stigma si trova dovunque e colpisce ogni componente della società e si incunea tra i banchi di scuola, negli uffici, nelle palestre, tra i reparti ospedalieri, nelle tribune degli stadi. Si insinua come un venticello che pian piano si rinforza fino a diventare tempesta. Le conseguenze possono diventare drammatiche, fino a travolgere e strappare le vite delle persone.

Origini evolutive dello stigma

C’è una radice comune in tutti gli esseri umani. Essi osservano e valutano il mondo circostante. Ma soprattutto il loro sguardo è rivolto agli altri esseri umani. Osservano per capire cosa fanno, come si comportano, da dove vengono, cosa vogliono. Nel tentativo di mantenere un equilibrio nel proprio gruppo vedono l’altro come un intruso, un nemico, un avversario da combattere e da escludere. Ciò ha portato un enorme vantaggio per la specie dal punto di vista evolutivo. L’altro viene, pertanto, identificato, etichettato e marchiato. Così nasce lo stigma.

Lo stigma allontana l’altro dal gruppo, dalla tribù, dalla società. L’altro viene disprezzato, rinnegato, non ha più diritti. Le origini dello stigma sono antiche. Appartengono ai rituali e ai comportamenti tribali, agli uomini primitivi. Lo stigma è nato (ed è rimasto) nel cervello degli uomini primitivi.

Lo stigma e salute mentale

Uno dei pregiudizi più comuni riguarda le persone affette da disturbi psichiatrici. Il pregiudizio, gli stereotipi e lo stigma nei confronti delle persone con disagio psicologico sono radicati in considerazioni non scientifiche (Tavormina et al. 2016). Si imputa loro la colpa di esser nati così, quindi, incurabili. Oppure li si accusa di non “metterci la volontà” di guarire (quante persone con depressione sono etichettate così). In quanto affette da disturbi psichiatrici sono considerate come persone “irrazionali”. Sono ritenute non essere in grado di esprimere giudizi, di non essere “capaci di intendere e di volere”.  Queste affermazioni raggiungono livelli di elevata e sconcertante drammaticità quando sono espresse da “professionisti della cultura”. “La considerazione che le persone affette da disturbi psichiatrici non abbiano la capacità di prendere decisioni è la premessa per ritenerli incapaci di provvedere ai propri bisogni” (Pathare, 2022).

L’illusione della conoscenza

La moderna stigmatizzazione della salute mentale nasce dall’ignoranza. Come descritto in un articolo precedente, esiste un effetto che induce ad errori di valutazione e di convinzione. Questo effetto, indicato anche come “effetto Dunning-Kruger”, è caratterizzato da sbagliate valutazioni cognitive. Queste portano a conclusioni errate nell’illusione della conoscenza, del sapere. La semplice “sensazione” di conoscere quell’argomento che sembra familiare fa diventare esperti in materia. Quanti illustri allenatori di calcio, immunologi, giuristi, scienziati ci sono?

La colpa, tuttavia, non è loro? È colpa dell’effetto Dunning-Kruger? L’azione di meccanismi biologici specifici attiva alcune aree del cervello vicine a quelle della memoria. Il ricordo vago di qualcosa di familiare fa diventare professori ed esperti in quella determinata materia. Veri e propri scienziati laureati nell’Accademia delle Neurobook o dei Instacollege.  Ma cosa c’entra lo stigma con tutto questo? Probabilmente le aree cerebrali che si attivano sono le stesse dell’effetto dell’illusione della conoscenza. Non vuole essere, però, una giustificazione degli “stigmatizzatori”. Tutt’altro. In questi individui si attivano le aree cerebrali più arcaiche che non sono controllate dalle aree cerebrali superiori, sedi della etica, del rispetto, della conoscenza superiore. In altre parole, lo stigma è figlio delle aree cerebrali più primitive (attive nelle tribù degli uomini primitivi).

Lo stigma e il cervello

Ma esistono veramente queste aree nel cervello? Come sono state studiate? Poiché non è possibile studiare l’area cerebrale dello stigma è stato studiato un meccanismo strettamente collegato ad esso. La cosiddetta “minaccia dello stereotipo” è l’obiettivo di questi studi. La minaccia indotta dall’attivazione dello stereotipo, definita nella letteratura internazionale “stereotype threat”, è un fenomeno complesso. Chiunque può essere soggetto a tale minaccia. Si può essere stigmatizzati anche all’interno di un gruppo stigmatizzato, di una città stigmatizzata e così via. Ma come studiarne gli effetti? Ci vengono incontro le neuroscienze.

Gli studi con le tecniche di neuroimaging hanno evidenziato una minore attività dei neuroni di alcune aree del cervello in seguito a una minaccia dello stereotipo. Nelle persone che sono impegnate in prestazioni culturali e ragionamenti complessi si attivano i neuroni di alcune zone del cervello. Queste aree sono la corteccia prefrontale inferiore e la corteccia parietale inferiore sinistra. Contemporaneamente si osserva una maggiore attivazione dei neuroni di altre aree del cervello più arcaiche, più profonde e più primitive. Sono zone del cervello che regolano le emozioni, gli impulsi e l’aggressività. Queste aree prendono il sopravvento sulle aree cerebrali “superiori” (Dubreucq et al. 2021, 2019).

Conclusioni

Oggi, lo stigma sulla salute mentale si è ridotto; tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare. Dati recenti mostrano che fino al 75% degli americani e degli europei non cerca aiuto per problemi di salute mentale a causa della paura del trattamento, della vergogna e dello stigma. Quindi, una corretta informazione sui problemi legati alla salute mentale è fondamentale per combattere lo stigma. Noi ce la mettiamo tutta.

Francesco Franza

Bibliografia

  1. De Mauro M. Il Grande dizionario italiano dell’uso. UTET, 1999
  2. Dubreucq J, Plasse J, Franck N. Self-stigma in Serious Mental Illness: A Systematic Review of Frequency, Correlates, and Consequences. Schizophr Bull. 2021 Aug 21;47(5):1261-1287. doi: 10.1093/schbul/sbaa181. PMID: 33459793; PMCID: PMC8563656.
  3. Dubreucq J, Franck N. Neural and cognitive correlates of stigma and social rejection in individuals with Serious Mental Illness (SMI): A systematic review of the literature. Psychiatry Res. 2019 Apr;274:146-158. doi: 10.1016/j.psychres.2019.02.023. Epub 2019 Feb 11. PMID: 30784783.
  4. Jacobsson L. The roots of stigmatization. World Psychiatry 2002;1(1):25.
  5. Pathare S, Kappor A. Discrimination and stigma. In: Oxford Textbook of Social Psychiatry (Bhugra D, Moussaoui D, Craig TJ, eds). Oxford University Press, 2022
  6. Tavormina MG, Tavormina G, Nemoianni E, Franza F, d’Errico I, Spurio MG, Tavormina R, Zdanowicz N, De Mesmaeker S, Harangozó J, Nyulászi A, Bulyáki T, Urlic I, Russo A, Agius M. Thinking of psychiatric disorders as “normal” illness. Data from a questionnaire on social stigma: a multicenter study. Psychiatr Danub. 2016 Sep;28(Suppl-1):125-131. PMID: 27663822.

Foto: Envato Elements

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