Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

L’infanzia rubata: Dalla violenza sui bambini alla depressione negli adulti

Gli anni recenti sono caratterizzati da un crescente numero di conflitti e violenza, specie sui bambini. Traumi e abusi ripetuti si ripercuotono sulla salute psichica, anche futura, dei minori. Incidere a livello sociale, sanitario e culturale su questo scenario è un imperativo morale. Risulta inoltre di fondamentale importanza per migliorare le prospettive di salute mentale della collettività.

Introduzione

Il 2025 è un anno da ricordare. Purtroppo, non per premi, medaglie, avvenimenti prestigiosi. Ma come l’anno dove le violenze sui bambini sono aumentate drasticamente nel mondo. In tutto il pianeta difatti le forme di trauma e di violenza che i bambini si trovano a subire stanno raggiungendo livelli record. Solo nel 2024, le Nazioni Unite hanno verificato oltre 41.000 gravi violazioni ai danni dei bambini. Si tratta del numero più alto mai registrato (ONU, 2024). E il 2025 non potrà che mostrare un andamento simile. I bambini continuano a pagare il prezzo di scelte che non hanno fatto.

Questo a fronte di una fase storica dove si promuovono benessere economico, possibilità tecnologiche e cultura diffusa. Ci si aspetterebbe che ciò potesse aver consolidato i principi etici e civili fondamentali, come il rispetto dei diritti umani, specie quelli dei più piccoli.

Ed invece la violenza dilaga. In termini generali, dal momento che i conflitti moderni si combattono oramai sulla pelle di civili indifesi, senza risparmiare i bambini. E a livello di micronuclei, di reti sociali, di piccolo comunità, delle famiglie.

In Italia sono quasi 114 mila le vittime di abuso e violenze (dati 2023), l’87% dei casi registrato in famiglia. 374.310 minorenni risultano in carico ai servizi sociali, di questi 113.892 sono vittime di maltrattamento, ovvero il 30,4%.

Si tratta di un aumento del 58% rispetto alla precedente indagine del 2018, in cui i minorenni in carico ai servizi sociali vittime di maltrattamento rappresentavano il 19,3%. Sul totale della popolazione minorenne residente in Italia, al 31 dicembre 2023, questo significa un passaggio da 9 a 13 minorenni maltrattati ogni mille. Nell’arco di soli cinque anni un vero disastro (Garante per infanzia, III Indagine, 2025).

Panoramica mondiale della violenza sui bambini

Le forme di traumi e violenze che i minori possono incontrare nella loro vita sono molteplici. Ci sono differenze sociali, politiche e culturali tra un paese e l’altro, ma il dato che riguarda i bambini resta tristemente alto in modo diffuso.

Nei paesi scenario di guerre si moltiplicano i casi di violenze, psicologiche, fisiche e sessuali, sui minori. Non accenna a diminuire il fenomeno della tratta dei bambini, della prostituzione minorile, dello sfruttamento. In alcuni paesi in via di sviluppo è tristemente nota la realtà dei soldati bambino.

Nei paesi occidentali si stima che il 70% delle violenze siano commesse in famiglia. È un dato che deve fare riflettere. Esistono poi forme di violenza sociali, diffuse a scuola, nei contesti comunitari, sulla rete, come il bullismo, il cyber bullismo, il revenge porn, gli haters.

Ma che cosa determina sulla psiche dei bambini aver subito traumi e violenze?

Non tutti i bambini che crescono nel dolore diventeranno adulti depressi. Tuttavia, numerose evidenze scientifiche mostrano una stretta correlazione tra esperienze traumatiche infantili e lo sviluppo di disturbi psichici. I trauma subiti rappresentano uno dei più importanti fattori di vulnerabilità per la depressione, ed in generale per diversi disturbi psicofisici, lungo l’intero arco della vita (Nelson et al, 2019).

Per infanzia rubata si intende una condizione in cui il bambino è privato della sicurezza, della protezione e delle relazioni affettive necessarie a uno sviluppo sano. Maltrattamenti, abusi, trascuratezza, violenza assistita e grave instabilità familiare rientrano tra le cosiddette Adverse Childhood Experiences (ACEs) (Abate et al, 2025).

Le ricerche dimostrano che le ACEs influenzano lo sviluppo neurobiologico, la regolazione emotiva, l’attaccamento e la costruzione dell’identità. L’attivazione cronica dei sistemi dello stress modifica il funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e coinvolge strutture come amigdala, ippocampo e corteccia prefrontale.

Nel corso della vita queste alterazioni possono tradursi in maggiore vulnerabilità alla depressione, e al rischio di suicidio, ma non solo. Aumentano i disturbi d’ansia, i disturbi da stress post-traumatico, i disturbi da uso di sostanze, i disturbi alimentari, ed altre condizioni psicopatologiche. Si assiste a un peggioramento generalizzato di tutti i parametri di salute, con riduzione delle difese immunitarie e sviluppo di patologie croniche (Abate et al, 2025).

Esiste, inoltre, un trauma intergenerazionale, cioè la trasmissione degli effetti di esperienze traumatiche da una generazione alla successiva, attraverso meccanismi psicologici, relazionali, sociali e, in parte, biologici.

Cosa fare per contrastare la spirale continua di traumi e violenza sui bambini?

Al trauma possono contrapporsi fattori di resilienza, relazioni riparative e trattamenti efficaci, che possono modificare profondamente la traiettoria evolutiva (Shale et al, 2022).

Le azioni che si possono mettere in campo a contrasto di ogni forma di violenza sui minori sono tante. Servono politiche sociali che rinforzino leggi di tutela: contrasto a sfruttamento, tratta, lavoro minorile e matrimoni precoci, protezione online. Servono anche sforzi per promuovere la corretta conoscenza del fenomeno e spinte culturali mirate. Si deve lavorare a costruire scuole sicure, prevenzione di bullismo e cyberbullismo, comunità e ambienti digitali protetti, educazione affettiva.

Servono servizi sociosanitari accessibili, attenti, che sviluppino programmi di parent training, e di sostegno alle famiglie vulnerabili. Si deve favorire l’identificazione precoce di un caso critico, garantirne la necessaria assistenza sanitaria, psicologica e sociale, a tutela dell’infanzia.

La vera prevenzione si fa anche lavorando per ridurre i fattori di rischio: contrasto alla povertà, accesso all’istruzione e sostegno economico alle famiglie.

Cruciale risulta agire a livello collettivo, promuovendo soprattutto campagne di sensibilizzazione a tutti i livelli.

Vorrei infine ribadire un pensiero personale

In questo mondo così connesso e sovra rappresentato sugli schermi, accettare con indifferenza la reiterazione di violenza indiscriminata sui bambini è profondamente sbagliato. Lo è ugualmente se avviene perché si tratta di bambini appartenenti ad un altra etnia o nazione (ONU, 2026).

Lo è sul piano etico e morale. Significa accettare che i diritti dei bambini non siano universali. Lo è anche su un piano sociale e sanitario generale. L’esposizione alla violenza genera conseguenze durature e profonde, prevenirla è una responsabilità che trascende confini geografici e politici.

Si tratta di fare una scelta: accettare un mondo in cui i bambini sono sistematicamente attaccati, sfollati e lasciati affamati, oppure agire insieme per proteggerli.
La vera misura della nostra risposta è se ai bambini viene data una reale possibilità di vivere, di imparare e di sperare in un futuro migliore
.” Questa è la dichiarazione ufficiale di Catherine Russell, Direttrice Generale dell’UNICEF all’incontro Dialogo umanitario – Priorità umanitarie per i bambini nel 2026.

E noi, quale scelta vogliamo fare?

Wilma Di Napoli

Bibliografia

  1. Abate et al. Adverse childhood experiences are associated with mental health problems later in life: an umbrella review of systematic reviews and meta-analyses.  Neuropsychobiology. 84(1), 48-4. 2025.
  2. Nelson CA et al. (2019). Adversity in childhood is linked to mental and physical health throughout life.
  3. III Indagine nazionale sui maltrattamenti dei bambini e degli adolescenti in Italia, Garante per l’infanzia, Terre des hommes, CISMAI, 2025
  4. Report indipendente “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta”, ONU, 2026
  5. Shale BW et al. The association between adverse childhood experiences and common mental disorders and suicidality: an umbrella review of systematic reviews and meta-analyses. European child & adolescent Psychiatry, 31 (10), 1489-1499. 2022.

Foto: Envato Elements

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