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Il suicidio nelle scuole. Quando il dolore entra tra i banchi

Il fenomeno del suicidio tra studenti e insegnanti è un evento che ha una ricaduta enorme sullo stato psicologico di chi resta. Interessa tutte le età, e va affrontato con consapevolezza e competenza. Un approccio adeguato costituisce un efficace mezzo di prevenzione del suicidio stesso nella scuola.

Introduzione

Gli ultimi anni post pandemici hanno visto mostrarsi con sempre maggiore evidenza il disagio della popolazione giovane e giovanissima in tutto il mondo, anche in Italia. La pandemia, si dice, non ha fatto che esacerbare un dolore psicologico che mostrava già i suoi segnali in precedenza. Autolesionismo, bullismo, cyberbullismo, disturbi alimentari, abuso di sostanze, violenza, sono alcuni dei tanti modi in cui questo disagio si esprime e incide negativamente sulla salute dei nostri ragazzi. Sono fenomeni in netto aumento, così come la comparsa di sintomi psichiatrici sempre più precoci, specie nell’ambito dei disturbi ansioso depressivi e di personalità (Minozzi et al, 2021). In questo panorama a tinte fosche si inserisce anche il suicidio giovanile.

Esso riscuote un eco amplificato, per l’impatto emotivo legato alla perdita traumatica di una giovane vita nel suo potenziale di sviluppo. Studenti, professori, famiglie, associazioni, cittadini, sono tutti colpiti da lutti che purtroppo si ripetono a ritmi cui nessuno vorrebbe mai assistere.

Per questo motivo gli esperti del settore continuano ad approfondire gli studi in materia, allo scopo di approntare nuove strategie di trattamento e prevenzione del malessere. E per lo stesso motivo scuole, associazioni, enti, assessorati, comuni, si uniscono nell’impegno condiviso di promuovere risposte efficaci a porre un freno a questo fenomeno (Formella, 2010). Ciò pare particolarmente necessario se si entra negli istituti scolastici, dove spesso un singolo evento assume una risonanza devastante.

Appare pertanto sempre più necessario che il tema venga affrontato in modo corretto e consapevole, con un adeguata formazione di tutti, sviluppata nel tempo (Piotti, 2023).

La scuola di fronte al trauma del suicidio giovanile

Le ripercussioni psicologiche di un lutto per suicidio sono profonde e prolungate, sicuramente per i compagni di classe. In generale lo sono anche per tutti gli studenti di un istituto, per i loro familiari, per il corpo docente e per la comunità. Non intervenire a supporto di chi resta è un errore. Affrontare l’evento in modo inidoneo, per la paura di sbagliare o la convinzione che ignorarlo sia preferibile, può costituire un ulteriore fattore di sofferenza collettiva nella scuola.

Una scuola dove uno studente è morto suicida è una scuola traumatizzata e il colpo psicologico di quanto è successo ha un impatto notevole. In essa aumenta il rischio di emulazione e malessere di chi resta. Ogni scelta presa nella scuola, dopo un suicidio, può avere controindicazioni. Dare ampio spazio a discussioni, commemorazioni, celebrazioni dello studente venuto a mancare può contribuire ad assegnargli un’aura speciale, un racconto che può fungere quasi da richiamo emulativo. Non parlarne, cancellarne ogni testimonianza, spazzando via fiori, foto, frasi ricordo può inasprire sofferenze, reazioni di protesta, incomprensioni.

Sicuramente cercare di affrontare il problema evitandolo non fa che confermare ciò che è nelle menti di molti. Dimostra che si è inermi e indifesi di fronte a una tale profondità di sofferenza. E gli adulti, cui i ragazzi dovrebbero guardare come modelli da cui apprendere competenze e abilità, rischiano di apparire a loro volte spaventati, incapaci di reagire, disarmati (Piotti, 2023).

Modelli di prevenzione nella scuola

Esistono diversi modelli di post vention, Esse sono strategie manualizzate e messe a disposizione degli istituti scolastici, per dare alcune indicazioni operative utili al corpo docente a districarsi nel caos che segue ad un evento suicidario. Trattandosi di un fenomeno complesso, doloroso, e molto umano, nessun modello può pretendere di fornire garanzie dogmatiche, risposte standardizzate e automatismi. Nonostante questi limiti oggettivi, approntare indicazioni per approcci concreti costituisce sicuramente una bussola che aiuta professori e presidi a orientarsi a gestire eventi così traumatici negli istituti scolastici.

Tali modelli forniscono indicazioni precise su come comunicare la notizia, come gestire il ricordo di chi viene a mancare, come evitare di aumentare il rischio di creare ulteriori situazioni critiche e di come in caso intercettarle precocemente. Tutto questo nell’ottica di favorire una corretta elaborazione del lutto per suicidio e di ridurre il rischio emulativo da parte dei coetanei.

In Italia purtroppo non esistono programmi di post vention riconosciuti, diffusi e adottati a livello ministeriale. Si resta ancora su iniziative del singolo istituto, o affidati allo psicologo scolastico, quando è presente. In molti casi però mancano sia le conoscenze che le persone deputate a formare il personale. Spesso ci si trova ad affrontare un suicidio improvviso e penoso con mezzi improvvisati e strategie inadeguate. Per evitare questa spiacevole situazione è opportuno puntare in modo deciso sulla formazione del personale e sulla educazione e sensibilizzazione di tutta la comunità scolastica, alunni e famiglie incluse sulla tematica suicidaria (De Monte, 2023).

La scuola come luogo di lotta allo stigma sul suicidio

Prevenire il suicidio è un’azione che si sviluppa nel tempo, su più piani, e sicuramente inizia ancora prima che un evento suicidario rischi di aver luogo. Parlare di suicidio in modo appropriato e consapevole, può infatti aiutare chi soffre per le sue fragilità a venire allo scoperto e chiedere aiuto, invece di chiudersi in un silenzio carico di vergogna. Parlarne, con accento competente e attento, può infatti fornire un potente mezzo di abbattimento dello stigma che ancora grava sulla salute mentale, e in particolare sul suicidio.

Usare questa parola spesso suona ancora un tabù, o una provocazione, a volte un lugubre richiamo a pratiche emulative e sfide autodistruttive. Usarla al contrario in modo consapevole, rispettoso, all’interno di programmi di prevenzione e sensibilizzazione nelle scuole, può divenire un prezioso momento di scambio e di crescita per tutti, giovani e adulti (AASPD, 1999).

Conclusioni

Il recente aumento esponenziale del disagio giovanile e del fenomeno suicidario tra i giovani rende necessario e urgente l’attivazione del mondo scolastico e della politica, allo scopo di fornire strumenti adeguati al personale operante nelle scuole.

Non si può più acconsentire che gli adulti vengano colti impreparati e reagiscano in modo disordinato e improprio di fronte alla portata e alla frequenza di tali eventi. È necessario garantire al corpo docenti e al personale scolastico una preparazione adeguata sul tema, svolta da esperti, in modalità continua. Questa formazione rende il personale in grado di reagire in modo tempestivo e adeguato ad un lutto traumatico per suicidio. Questa formazione riveste un ruolo fondamentale nelle strategie di prevenzione del suicidio. Essa consente anche un miglioramento del benessere lavorativo percepito, riducendo il senso di impotenza e l’angoscia evocata dal suicidio stesso (Piotti, 2023).

Wilma Di Napoli

Bibliografia

  1. Guidelines for school-based suicide prevention programs. American Association of Suicidology Prevention Division, 1999.
  2. Formella Z, Ricci A. Il disagio adolescenziale tra aggressività, bullismo e cyberbullismo. Las, Roma, 2010.
  3. Minozzi S, Saulle R, Amato L, Davoli M. Impatto del distanziamento sociale per covid-19 sul benessere psicologico dei giovani: una revisione sistematica della letteratura. Recenti Prog Med, 2021;112(5):360-370.
  4. Piotti A, De Monte G. Quando la scuola viene ferita. Edizioni Franco Angeli, 2023.

Foto: Envato Elements

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