Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

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La salute mentale dopo una pandemia

Cosa accade dopo un prolungato stress psicologico di massa come quello prodotto da una pandemia?

Probabilmente a seguito della pandemia avremo gli stessi esiti osservabili dopo uno stress violento e puntiforme. Essi si prolungano nel tempo, proprio come accade a seguito di un sanguinoso attentato o dopo un grave cataclisma. Comincia in quello stesso momento una fase dolorosa, intensa e spesso caratterizzata da una tempesta emotiva nella quale si possono osservare almeno quattro stadi.

Una prima fase di rifiuto, caratterizzata da un sentimento di negazione di quanto accaduto e di diffidenza. Una seconda, eroico-maniacale, nella quale prevale un forte senso di onnipotenza che rende le persone incredule e sicure di una rapida soluzione del disagio psicologico. Questa eccessiva sicurezza porta però ad una maggiore esposizione al rischio, con un senso di onnipotenza e di invulnerabilità. Una terza fase, depressiva che deriva in genere dall’acquisita consapevolezza che il tempo necessario per il ritorno alla normalità sarà lungo. Infine, una prolungata quarta fase di decantazione post traumatica, nella quale crolla la tensione e si strutturano i sintomi connessi ai danni prodotti.

Quest’ultima quarta fase è spesso anticipata da una iniziale euforia e da un forte senso di liberazione, quasi quale compensazione emotiva del rischio corso. Un pericolo che si realizza solo in questo momento, facendo emergere una voglia di vivere e di incontrare nuovamente amici e conoscenti. Senza però che scompaia ancora la paura ed il sentimento di terrore o di catastrofe immanente.

Considerazioni

Si passa da vissuto di solidarietà, come solo il terrore può far percepire, per ritornare poi rapidamente ai vecchi pregiudizi, egoismi e opportunismi individuali. Si riformano, insomma, quei sentimenti negativi che indicano il superamento della crisi e la conseguente ripresa della “folle corsa quotidiana”.

All’inizio dell’epidemia si sono somministrati pochi tamponi alla popolazione residente. Il fine era di disegnare una mappa del contagio e indicare un quadro completo del rischio possibile. Si doveva da subito riconvertire alcune aziende verso la produzione di mascherine e di presidi sanitari di protezione. Era necessario aiutarle con adeguate coperture finanziarie, permettendo alla popolazione di avere gli urgenti e necessari strumenti di prevenzione. Sarebbe stata una azione certamente economicamente sostenibile e si sarebbe innescata una politica di sana riconversione produttiva.

Questa crisi ha lasciato un enorme quantità di insegnamenti che non possono essere ignorati. Essi serviranno, in futuro, ad anticipare i tempi per adeguarsi ai nuovi bisogni ed alle mutate realtà. Come è avvenuto, per esempio, nel mondo del lavoro e della scuola con lo smart working e la didattica a distanza.

Ora è chiaro che il Servizio Sanitario Nazionale è una protezione indispensabile; un investimento in grado di difenderci quando più si è deboli ed esposti e pertanto non solo uno sterile costo. La protezione della popolazione più fragile è garanzia di protezione condivisa. Investire per aumentare la sicurezza sanitaria significa fare investimenti produttivi e utili. Sono necessarie azioni in grado di orientare la politica dello sviluppo, potenziare la riorganizzazione dei sistemi economici e delle politiche sociali del paese.

Questioni epidemiologiche

Oggi prendiamo atto di due importanti questioni epidemiologiche e scientifiche di grande rilievo. La prima è che la pandemia non è ancora finita e possiamo affermare che si è conclusa solo una lunga e dolorosa fase. Essa è durata un anno intero, con tutti gli imperdonabili errori di gestione compiuti da politici, da operatori della sanità e dell’informazione. La seconda è che questi errori sono stati commessi innanzitutto da coloro che hanno mal programmato l’organizzazione del Sistema Sanitario e della Prevenzione. Non hanno tenuto conto della possibilità che si potessero verificare eventi straordinari, come quelli vissuti.

Abbiamo assistito al progressivo degrado ambientale del pianeta ed alla devastazione delle foreste e delle riserve naturali, con il conseguente incremento dell’inquinamento. Sapevamo bene che bisognava fermarsi e che non si poteva continuare sulla strada di questo collettivo furore distruttivo, come se la cosa non ci riguardasse. Ha tentato di ricordarcelo Greta Thunberg e le migliaia di giovani che l’hanno supportata con le loro proteste, portate fino all’assemblea dell’ONU. Le forti parole di Greta sono state ignorate. Non siamo i padroni del mondo, questo appartiene a tutti coloro che lo abitano.

Le violenze che abbiamo assistito e che assisteremo anche prossimamente sono effetto delle paranoie, strutturatesi a livello di massa, proprio a seguito della pandemia. Così come ci dicono i numerosi studi già conclusi sugli effetti psicopatologici della pandemia.  Alcuni ricercatori hanno persino affermato che il virus è inesistente e che non è necessario utilizzare né mascherine, né tantomeno misure restrittive. E tutto questo solo perché danneggiano l’economia.

Valutazioni

Ora comincia la fase in cui si impone un attento studio epidemiologico per valutare il numero dei morti di questo ultimo anno. Bisogna confrontarlo con la mortalità degli anni precedenti per valutare la dimensione dei danni realmente prodotti dal virus, senza includere l’attesa mortalità annuale. Valutiamo ora inoltre i danni psicologici sulla popolazione e quelli che si subiranno a distanza di tempo.

Calcolando le varie forme di ansia, le angosce di morte, le depressioni e tutto ciò che può essere connesso agli stress subiti è certamente cambiata irreversibilmente la qualità della vita sociale e dei rapporti umani. Oggi ci ritroviamo tutti più distanti, chiusi in noi stessi e più diffidenti verso gli altri.

Rapporto ISTAT 2020

Il rapporto ISTAT del 30/12/2020 documenta durante il tempo delle due ondate nel 2020, 84.000 morti in più rispetto a quelli attesi del triennio precedente. Le morti delle persone infette da Covid-19 sono stati 57.647; ossia il 69% in più rispetto al numero atteso al monitoraggio triennale del nostro Istituto di Statistica.

Questi sono i dati certificati, sui quali è possibile discutere in termini di attendibilità e per eventuali errori interpretativi. Bisogna considerare anche la contemporanea presenza di più malattie e le considerazioni sull’aspettativa di vita, probabilmente ridotta dalla pandemia.

Non sarà più possibile tagliare brutalmente le risorse per la sanità come è stato fatto in passato. Non è un vero risparmio se poi si deve investire di più di quanto negato per esigenze di bilancio. Senza nemmeno considerare i danni irreparabili in termini di salute mentale e fisica. Danni nella popolazione e danni in economia; avremo prodotto solo una crescita esponenziale delle disuguaglianze sociali ed un ulteriore abbandono della parte più fragile della popolazione.

Walter di Munzio

Bibliografia

Di Munzio W, Benincasa V, Galdi G: Effetto lockdown. Storia di una pandemia tra cronaca ed esiti psicologici, Marlin Editore, Cava de’ Tirreni 2021.

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