Introduzione
La salute mentale in Italia è scesa dal primo fino al terzultimo posto nella graduatoria stilata tra i paesi più industrializzati, messi a rango per entità di risorse finanziarie investite. È quanto risulta dal rapporto Headway (2023) presentato al parlamento europeo
Tale resoconto mette a confronto gli investimenti destinati alle politiche per la salute mentale in quei paesi. L’Italia è scesa in basso nella graduatoria degli investimenti programmati. Ciò è accaduto anche perché la salute mentale è ampiamente uscita dai riflettori dei mass media. È tornata nel limbo di quegli ambiti sanitari residuali, proprio come accadeva prima della riforma ai tempi dei manicomi (Ricerche Progress 2002; 2005a; 2005b).
Salute mentale e mass media
Se si cercano in rete le parole follia, pazzia, raptus risulterà che la stampa, come l’informazione televisiva, utilizzano questi termini prevalentemente nelle pagine di cronaca nera. Le usano per commentare omicidi, stragi, guerre e ogni altro tipo di efferatezza umana o, persino, per commentare la politica estera americana. Questo atteggiamento tende, di fatto, ad annullare il grande lavoro, sviluppato dal 1978 fino a pochi anni fa, per la restituzione della dignità agli internati. Così come si cancella il valore delle lotte civili per la riconquista dei diritti negati ai pazienti psichiatrici. Queste lotte sono state condotte da un grande movimento di operatori, pazienti e familiari. A fronte di ciò assistiamo, oggi, al crollo di attenzione nei confronti delle problematiche della salute mentale. Ciò comporta come conseguenza un taglio netto delle risorse economiche dedicate.
La 180 e la salute mentale
La riforma sanitaria del 1978 (la legge 833/78) che istituì il Servizio Sanitario Nazionale, aveva già incluso integralmente nel testo la procedente legge 180. Quest’ultima era stata approvata in fretta e furia solo qualche mese prima per evitare un referendum molto partecipato. La 180 fu una legge di settore, nota in tutta la comunità scientifica internazionale come “legge Basaglia”, dal nome del suo ispiratore.
Quella legge pose il nostro paese al centro dell’attenzione degli operatori di tutto il mondo per il suo livello di innovazione. Questi operatori hanno guardato all’esperienza italiana con grande attenzione e ammirazione. Molti di loro sono anche venuti all’epoca in Italia per vedere e studiare i risultati ottenuti.
Si realizzò allora, per la prima volta, una straordinaria rete di servizi territoriali uniformemente diffusi in tutto il paese. Furono definitivamente chiusi prima i manicomi civili e poi anche quelli giudiziari, sostituendoli con strutture più piccole e meglio gestibili, disseminate su tutto il territorio. Fu avviata la gestione domiciliare dei pazienti in carico. O almeno questo si era iniziato a fare per alcuni decenni, finché il percorso è stato sostenuto da leggi adeguate e da operatori motivati ed entusiasti. Poi, come spesso accade nei grandi processi riformatori, hanno ripreso il sopravvento interessi diversi, di tipo economico e privatistico.
Dopo la riforma della salute mentale
La riforma della salute mentale è allora scomparsa dai fari dei mass media ed è stato dato sempre meno peso alle buone pratiche in psichiatria, Gli operatori sono tornati a formarsi guardando ad approcci più biologici e tradizionali, e ciò anche sulla spinta delle università che non hanno sostenuto con convinzione il processo riformatore.
La psichiatria era stata fino a quel momento affrontata con un approccio clinico, ma anche sociale. Ciò aveva consentito di tenere alta l’attenzione sui percorsi del recupero sociale, umano e lavorativo dei malati mentali. Al centro degli interventi c’era il recupero dei diritti civili negati e della dignità umana. Ponendo sempre la massima attenzione alla comprensione della grande sofferenza umana che caratterizza la malattia mentale (Katschnig et al, 2011). La fine della fase riformatrice ha nuovamente fatto considerare ai più la psichiatria come una materia a volte incomprensibile e spesso attraversata da forme di violenza esplosiva.
La rinnovata ottica organicista e biologica ha reso fragile l’ambiziosa prospettiva basagliana di riuscire a gestire la salute mentale all’interno della comunità civile. Erano indispensabili strategie imperniate su programmi di riabilitazione, percorsi di cura individuali e programmi di integrazione sociale. Il rischio è oggi quello di ritornare alla vecchia prassi fatta di farmaci e di ricoveri coatti. Ciò sta accadendo in tutto il mondo, ma anche nel nostro paese, in cui era stata approvata e sostenuta la prima e più importante riforma psichiatrica. Quella che chiuse i manicomi e creò dal nulla una rete diffusa di servizi ambulatoriali contigui ai territori di provenienza.
La psichiatria italiana
Il nostro è stato il paese che ha sostituito i ricoveri per crisi acute nelle vecchie strutture manicomiali, con ricoveri di breve durata in piccoli reparti degli ospedali civili collegati ai servizi ambulatoriali territoriali. Questi servizi dovevano gestire le problematiche dei pazienti possibilmente presso il loro domicilio, con diversi profili professionali non solo medici, ma ben addestrati all’utilizzo delle migliori pratiche.
L’Italia per oltre cinquant’anni è stata all’avanguardia, riconosciuta come il paese con il migliore e più innovativo sistema di assistenza ai malati mentali. Oggi i dati ci mostrano invece un paese con poche idee, confuse, e senza risorse da investire, diventato ormai la ‘cenerentola’ d’Europa. E pensare che la Francia è arrivata a destinare ai servizi di psichiatria fino al 13,9% del totale dei fondi complessivi destinati alla sanità. La Germania e la Svezia sono diventati due tra i principali investitori, superando in modo significativo la media dei paesi europei.
L’Europa si attesta su una media del 5,4%, mentre il nostro paese investe ancora meno, siamo infatti abbondantemente al di sotto del 3% a fronte di un minimo del 5% indicato dalle leggi sanitarie in vigore. Questi sono i dati comunicati al Parlamento europeo, presentati probabilmente come un dato del risanamento finanziario in corso. Molti pazienti in questi anni di appassionato lavoro erano stati organizzati in cooperative di lavoro capaci di gestire aziende agricole, artigianali, artistiche. Tutte queste aziende hanno prodotto beni di mercato e hanno consentito di superare il mero assistenzialismo e la logica di esclusione che circondava quelle persone.
Industria sanitaria e salute mentale
“[…] La strategia per la salute mentale lanciata di recente dalla Commissione europea, si concentra sulla prevenzione, sull’accesso alle cure e sul reinserimento nella società. È un esempio incoraggiante della crescente consapevolezza da parte di alcuni governi nazionali, di una parte del mondo accademico, dell’industria sanitaria e delle altre parti interessate della necessità di offrire un sostegno più completo per riuscire ad affrontare l’aumento senza precedenti dei problemi di salute mentale […]”. Lo ha affermato Jacopo Andreose, amministratore delegato di una grande azienda farmaceutica, la Angelini Pharma (Rapporto Headway, 2023), alla presentazione del report cui era sponsor assieme all’European House – Ambrosetti “[…] ora siamo ansiosi di rafforzare il dialogo, il cambio di paradigma e la condivisione delle migliori pratiche in relazione a questo quadro più completo della salute mentale in Europa“.
Riflessioni conclusive
Sono state queste parole benauguranti quelle venute non da un partito progressista o da organizzazioni di volontariato, ma da una delle maggiori aziende farmaceutiche. Speriamo siano di buon auspicio per un cambio di percorso delle politiche sanitarie e per ripristinare l’attenzione sul settore.
Ciò potrebbe consentire, finalmente, la ripresa di quel meraviglioso viaggio di innovazione, umanità e sperimentazione organizzativa ora sospeso.
Walter Di Munzio
Bibliografia
1990. Di Munzio W. (a cura di): La Valutazione in Psichiatria. Tra approccio epidemiologico e metodologia della scienza, Liguori, Napoli.
2002. Ricerca Progres – Progetto Nazionale di Ricerca-Intervento sulle Strutture Residenziali” coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Progetto Nazionale Salute Mentale.
2005a. Ricerca Progres Acuti – Progetto Nazionale di Ricerca-Intervento sulle Strutture Ospedaliere di diagnosi e cura e sulle cliniche psichiatriche” coordinata dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del Progetto Nazionale Salute Mentale.
2005b. Ricerca Progres CSM – Progetto Nazionale di Ricerca-Intervento sulle Strutture Territoriali, Centri di Salute Mentale” coordinata dalla Regione Piemonte e dall’Istituto Superiore di Sanità, nell’ambito del Progetto Nazionale Salute Mentale.
2009. TWINNING PROJECT – “Support for the development of community mental health services and the deinstitutionalization of persons with mental disorders” (RO/06/IB/OT/02), progetto di affiancamento della Comunità Europea per supportare la Romania nell’adeguamento degli standard sanitari a quelli comunitari.
2011. KATSCHNIG H., FREEMAN H., SARTORIUS N., DI MUNZIO W. (a cura di): Qualità della vita nei Disturbi Mentali, CIC Edizioni Internazionali, Roma.
2023. Angelini Farma Rapporto Headway. Relazione di presentazione della Angelini Farma al Parlamento Europeo. Bruxelles.
Foto: “Dal manicomio al Centro di Salute Mentale” di Wilma Di Napoli, immagine generata con A.I. 2026







