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Doppia Depressione. Uno studio di comunità a Cava dei Tirreni

La doppia depressione è una ricerca scientifica epidemiologica sugli effetti depressivi del Covid-19 sull’economia e sulle patologie psichiche della popolazione di una cittadina in provincia di Salerno per la riorganizzazione dei servizi territoriali, in clima di doppia depressione

La Doppia Depressione è forse il termine più abusato in questa fase post epidemica, perché risponde meglio allo stato d’animo delle persone. Esse si trovano a fronteggiare la ripresa delle normali attività lavorative, ludiche e sociali, i disagi economici e le difficoltà psichiche correlate.

La Doppia Depressione è chiamata in causa in due ambiti diversissimi e molto presenti in questo periodo pandemico. Il pandemico è usato in campo economico per indicare una fase di crisi di produzione e riduzione del PIL (Prodotto Interno Lordo). Il secondo significato è quello più noto, causa una forte riduzione dell’umore, pessimismo, calo degli interessi, scarse relazioni e un peggioramento della qualità della vita.

Studio di comunità di Depressione Doppia

Molti autori hanno pubblicato studi finalizzati a calcolare i danni psicologici prodotti sulla popolazione a seguito della pandemia. Un interessante studio di comunità è stato condotto sulla popolazione di Cava de’ Tirreni (SA). Sono stati ricercati dati epidemiologici di salute dei cittadini per orientare la programmazione territoriale.

Gli autori hanno condotto lo studio di comunità su tutti i residenti, con lo scopo di approfondire i loro danni psicologici e fisici, conseguenti all’infezione virale. È stata la prima volta che una città di medie dimensioni si è posta il problema di indagare gli esiti dell’epidemia sulla propria popolazione.

La ricerca ha focalizzato risultati da un punto di vista scientifico, sociologico e persino amministrativo. Si volevano acquisire informazioni utili ai clinici per capire il tipo di danni che si potevano produrre e, agli amministratori, per mettere in campo possibili e concrete soluzioni amministrative.

Azioni preventive

Per preservare la salute pubblica, e contenere la diffusione del contagio, molti comuni hanno adottato misure contenitive. Esse sono state il distanziamento sociale (ossia fisico) e le quarantene, fino al concreto isolamento delle persone infette e dei loro familiari.

La quarantena è stata un’esperienza dolorosa e stressante. Troppo spesso ha comportato anche una lesione delle libertà personali e dei contatti sociali, producendo sentimenti di aggressività, insicurezza e diffidenza. Queste esperienze hanno portato a un vistoso cambiamento nella qualità della vita delle persone, ben evidente nello studio comunità.

Quarantena e salute mentale

La quarantena ha avuto inoltre un forte impatto sulla salute mentale. In particolare ha pesato l’isolamento sociale, la solitudine, la diffidenza, l’angoscia e la paura di infettarsi. Ancora il timore di non avere beni di prima necessità e la scarsità di corrette informazioni sono risultate importanti.

Tutti questi fattori hanno determinato un aumento dei sintomi ansioso-depressivi, insonnia, irritabilità e sintomi ossessivo-compulsivi. Inoltre c’è stato un maggior consumo di farmaci psichiatrici (il 20% di aumento), di sostanze stupefacenti e, a volte, la comparsa di ideazione suicidaria e azioni aggressive (di Munzio et al, 2021).

Senza contare l’aumento di casi di violenza familiare, che trovano fondamento in comportamenti di esasperazione e di paura. Fino al diffondersi di convincimenti di tipo “politico”, come si legge nel Rapporto CENSIS 2021, quali idee che negano la realtà. Alcuni rifiutano l’esistenza della malattia virale, incentivando comportamenti a rischio (rifiuto delle mascherine e ricerca di assembramenti in generale).

Lo studio di comunità di depressione doppia a Cava dei Tirreni

I ricercatori hanno condotto lo studio di comunità sulla popolazione di una cittadina medio-grande (circa 50.000 abitanti), economicamente benestante, nel meridione d’Italia, utilizzando:

  1. la rete dei medici di base e dei pediatri di libera scelta;
  2. una Fondazione del territorio e un’associazione locale di operatori sanitari, che include anche tutti i MMG (medici di medicina generale);
  3. alcuni ambulatori specialistici di psicologi e psichiatri sia pubblici (Dipartimento di Salute Mentale) che privati.  

Sono state individuate le persone a rischio attraverso un questionario autosomministrato e sono state invitate poi, da uno specialista volontario e aderente alla ricerca. Il fine è stato quello di un inquadramento diagnostico e d’individuare una eventuale incidenza di disturbi psichici nella pandemia.

Obiettivi

Gli obiettivi che ci si è posti sono stati 5:

  1. Quantizzare l’impatto della pandemia e delle misure di limitazione della libertà sulla salute mentale della popolazione in termini di sintomi ansioso-depressivi;
  2. Valutare la percezione soggettiva di solitudine e di isolamento sociale;
  3. Valutare l’insorgenza di pensieri di morte e l’adattamento alla quarantena e alla pandemia;
  4. Individuare patologie psichiatriche gravi, valutando la comparsa di eventuali sintomi precoci di tipo psicotico;
  5. Approfondire il ruolo di Internet, della rete dei social e delle strutture sociali attive sul territorio in questo delicato momento.

La disponibilità di questi dati doveva consentire, all’Amministrazione Comunale ed all’Azienda Sanitaria Locale, di programmare azioni amministrative facilitanti una corretta programmazione di servizi e di attivare azioni capaci di opporsi ai danni sulla popolazione.  

I metodi scientifici utilizzati nello studio di comunità hanno selezionato 3 tipi di popolazione a rischio e hanno definito specifici percorsi per loro gestione sanitaria:

1. Disturbi di Ansia;

2. Depressioni;

3. Esordi Psicotici.

Lo studio, attuato da volontari, è stato finalizzato all’attivazione di nuovi servizi territoriali in ambito sociale e a fornire visite di consulenza psicologico/psichiatrica. È stata utilizzata la disponibilità del personale della ASL di riferimento.

Dati

I dati della ricerca evidenziano alcuni insegnamenti utili nel campo medico e della politica:

  1. La necessità di riorganizzare i servizi territoriali di prevenzione e di assistenza extra ospedaliera.
  2. La necessità di riformare profondamente l’organizzazione periferica amministrativa ed i meccanismi di distribuzione delle risorse disponibili.
  3. L’urgenza di ripensare l’assistenza agli anziani e la risposta alla cronicità (di Munzio, 2021).

I risultati dello studio di comunità ha infine dimostrato che sarebbe utile e possibile estendere il “Modello Psichiatria” anche agli anziani e alle fasce deboli della popolazione. Questo ambizioso obiettivo si persegue con un lavoro di cooperazione tra dipartimenti che includono sia momenti ospedalieri che territoriali, oltre a una rete di strutture ambulatoriali e residenziali.

La ricerca ha evidenziato che il ‘’Modello Psichiatria’’ è non solo più efficace, ma è anche capace di conservare affetti e relazioni. Esso costa molto meno del modello ospedaliero e di lungodegenza e potrebbe persino contribuire allo sviluppo di un’economia diffusa dei territori (di Munzio, 2019).

Walter di Munzio

Bibliografia

  • Di Munzio W. (a cura di): Lineamenti di Management in Psichiatria. Riorganizzazione e rilancio dei servizi di salute mentale. Idelson-Gnocchi Editore, Napoli, 2019.
  • Di Munzio W., BENINCASA V., GALDI G.: Effetto Lockdown, storia di una pandemia tra cronaca ed esiti psicologici, Marlin Editore, Cava de’ Tirreni, 2021.
  • Di Munzio W.: Report Finale della ricerca di comunità sugli esiti della pandemia condotta sul territorio, Report Finale, Cava de’ Tirreni, 2021.
  • 55° Rapporto sulla situazione sociale del paese 2021, Ed. CENSIS, Roma 2021
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