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Cybersex ed erotismo

Il piacere “meccanico” del cybersex: una nuova minaccia per i giovanissimi. È un fenomeno in costante crescita che coinvolge non solo adulti e adolescenti.

Un tempo era solo amore a distanza. Prima con le lettere scritte a mano, per i romantici con i messaggi nella bottiglia o i piccioni viaggiatori. Via via, con l’esplosione del web attraverso canali sempre più innovativi. Oggi, invece, non solo spopolano la didattica, la formazione, la cultura a distanza, l’e-commerce, l’e-learning e lo smart working, ma anche il cybersex, sesso a distanza è sempre più praticato. E diventa un fenomeno preoccupante.

La pandemia di coronavirus, infatti, costringendo in casa milioni di persone ha incrementato i fenomeni di “cybersex” e “sexting” (sesso virtuale, messaggistica sessuale).  Coinvolti non solo negli adulti ma anche preadolescenti adolescenti sempre più colpiti da questi fenomeni.

Basta poco per conoscere coetanei con un semplice click!  Così da esprimere il proprio approccio alla sessualità tramite gli strumenti offerti dai dispositivi digitali come chat, sms, videochat, forum, blog etc. Ma in cosa consistono questi nuovi fenomeni che coinvolgono soprattutto i nativi digitali? E quali sono i rischi per le nuove generazioni?

Cos’è il Cybersex?

Il Cybersex, termine inglese che in italiano si traduce con “sesso virtuale”, è quel fenomeno che indica un’attività sessuale che si svolge attraverso l’uso di internet tra due o più persone. L’attività può essere simulata o praticata e produce gratificazione sessuale attraverso il mezzo informatico. Si può praticare attraverso videochat e collegamenti diretti sui social.

Cos’è il sexting?

Neologismo inglese nato dalla fusione delle parole “sex” (sesso) e “texting” (messaggiare) che significa inviare messaggi o immagini con contenuti sessuali espliciti attraverso i devices. La dinamica consiste nel filmarsi o fotografarsi con smartphone, tablet o webcam mentre ci si spoglia o si assumono pose sensuali e di autoerotismo, per poi inviare le immagini ad una o più persone.

Può capitare anche che tali immagini possano essere pubblicate sui social (oltre Facebook o Instagram, quelli di nuova generazione come Tik Tok abusato soprattutto dai giovanissimi) ed essere guardate da persone di ogni tipo.

Cosa spinge i giovani alla ricerca del cybersex?

Secondo gli esperti gli adolescenti, in mancanza di confronti sul tema con gli adulti, cercano in questo modo informazioni sulla sessualità. Internet permette l’accesso immediato a una vastissima quantità di informazioni che vanno dal funzionamento, all’anatomia, alle pratiche sessuali.

Inoltre, lo scopo è di accrescere il proprio soddisfacimento personale sia da soli che in compagnia di altri. In entrambi i casi il cybersexsi accompagna alla masturbazione, quindi può essere usata sia come sostituto di relazioni sessuali reali che in associazione a esperienze vissute.

La diffusione del cybersex

Il sexting e il cybersesso, secondo gli studiosi, sono particolarmente diffusi nella popolazione tra i 12 e i 16 anni, periodo in cui oltre al desiderio di esplorare la sessualità possono nascondersi problemi di tipo relazionale.  Lo schermo del Pc, del tablet o dello smartphone funge da filtro che aiuta il piacere di mettersi in mostra, ma ripara dalla relazione reale e dalla paura dell’ipotetico rifiuto. 

Gli adolescenti rispetto agli adulti sono più fragili e più facilmente condizionabili dagli stimoli visivi proposti dal web. Tuttavia è un rischio delegare l’educazione sessuale dei giovani a questi canali perché c’è il rischio di identificare la sessualità in atti meccanici.

I rischi di queste pratiche online

Tra i rischi di queste pratiche online attuate senza alcun controllo in c’è la perdita della privacy.  Una volta che il contenuto è online o viene inviato a qualcuno di fatto perdiamo il controllo su di esso. Un altro pericoloso rischio che è quello legato ai traumi psicologici: mostrando la nostra intimità possiamo portare un danno alla reputazione e immagine con relative conseguenze emotive.

Vergogna, isolamento, depressione sono le conseguenze: basti pensare agli eventi di cronaca non troppo distanti nel tempo. Poi c’è il rischio di reati penali, infatti anche un minore può essere perseguito penalmente comportando l’accusa di diffusione di materiale pornografico minorile.

Cyberbullismo e Revenge Porn

Le più allarmanti degenerazione del Cybersex sono il Cyberbullismo e il Revenge porn, fenomeni che purtroppo sono sempre più diffusi e riempiono negativamente le cronache quotidiane. Il Cyberbullismo è la trasposizione online del classico bullismo e prevede azioni di molestie, umiliazioni e ricatti nei confronti dei soggetti più fragili. Ovviamente, i cyberbulli essendo in possesso di immagini compromettenti, possono minacciare le persone e persino arrivare ad estorcergli danaro.

Molto grave perché talvolta conduce persino al suicidio delle vittime, come nel caso della napoletana Tiziana Cantone, è il Revenge Porn. Si tratta della condivisione pubblica tramite Internet di immagini o video intimi senza il consenso dei protagonisti degli stessi. Purtroppo, non solo tra gli adulti ma anche tra i giovani è diventato un modo per minacciare i partner o vendicarsi di relazioni finite. Ma le vittime, spesso, non riescono a reggere alle umiliazioni, cadono in profondi stati depressivi che possono indurre anche al suicidio.

Cybersex: un fenomeno allarmante

La Sia (Società Italiana di Andrologia) ha effettuato una ricerca sul crescente fenomeno del sesso online tra gli adolescenti; i dati della ricerca hanno prospettato scenari preoccupanti.

Il sesso per gli adolescenti è quasi esclusivamente sul web: sia i ragazzi che le ragazze si affidano più al cybersex e al texting nella ricerca del piacere, tanto che queste pratiche sono raddoppiate nell’ultimo anno (sono rispettivamente al 34% e 6%).

Ciò ha aumentato i fenomeni di cyberbullismo. In quest’ultimo anno, più del 40% delle ragazze e il 25% dei ragazzi è stato vittima dei bulli su Internet. Più del doppio dei giovani fa riferimento ai siti di incontri (10% nel 2020-2021 rispetto al 5% di due anni prima) per conoscere nuove persone.

La pornografia diventa un’abitudine per le ragazze: più del 30% ha dichiarato di collegarsi abitualmente a siti pornografici, rispetto a solo il 15% del biennio 2018-2019, con un parallelo aumento dell’autoerotismo.

Cosa possono fare i genitori?

Vietare l’uso dei pc, smartphone e tablet non sembrerebbe una via praticabile e consigliata. Quello che invece, secondo gli specialisti, i genitori possono fare è imparare ad usare il cellulare e la rete, farlo insieme ai ragazzi, parlare con loro dei rischi che si corrono.

I genitori devono mantenere il dialogo con i propri figli ascoltandoli, cercando di cogliere segnali di disagio e raccontando loro quali possono essere i rischi. Fare attenzione all’uso che fanno della rete, mettendo anche regole di utilizzo e chiarendo che ci saranno controlli.

È chiaro che se la situazione diventa preoccupante e i ragazzi appaiono troppo chiusi nel loro mondo e talvolta assenti, è sempre opportuno consultare specialisti.

L’importanza dell’educazione sessuale

Secondo gli specialisti Sia, l’educazione sessuale nelle scuole gioca un ruolo primario nello sviluppo di una sana sessualità negli adolescenti. E’ opportuno introdurre programmi scolastici in cui si spiegano gli aspetti scientifici del sesso uniti a quelli che sono i rischi.

Francesca Mari

Bibliografia

  • Ricerca a cura del Congresso nazionale della Sia, Società italiana di Andrologia, 2021
    Riemersma, J., & Sytsma, M. (2013). A new generation of sexual addiction. Sexual Addiction & Compulsivity, 20, 306-322.
  • Young, K. S. (2001). Tangled in the Web: Understanding cybersex from fantasy to addiction. Bloomington, IN: Authorhouse.
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