Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Scuola, adolescenti e salute mentale

Quando il disagio non si vede a scuola. Negli ultimi anni, il tema della salute mentale in età adolescenziale ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico, educativo e sanitario.

Introduzione

Nonostante una crescente attenzione mediatica e istituzionale, il disagio psicologico dei giovani continua spesso a rimanere invisibile, silenzioso e difficilmente intercettabile, anche a scuola. Questo accade perché la sofferenza emotiva non sempre si manifesta attraverso segnali evidenti o comportamenti di rottura, ma può assumere forme socialmente accettabili, mimetizzate nella quotidianità. La scuola rappresenta uno degli spazi privilegiati per osservare tali dinamiche. Non è soltanto un luogo di trasmissione di saperi, ma una comunità educativa in cui si intrecciano dimensioni cognitive, emotive e relazionali.

Gli studenti trascorrono a scuola una parte significativa della loro vita, costruendo relazioni, confrontandosi con aspettative e sperimentando successi e fallimenti. In questo contesto, il benessere psicologico diventa una condizione essenziale per l’apprendimento e per lo sviluppo armonico della persona (MIUR, 2017).

Adolescenti e salute mentale

Viviamo in una società caratterizzata da un’accelerazione costante dei ritmi di vita e da una crescente enfasi sulla prestazione. Come osserva Bauman, la modernità liquida è segnata dall’incertezza, dalla precarietà e dalla richiesta continua di adattamento, lasciando poco spazio alla riflessione e all’elaborazione dell’esperienza (Bauman, 2000).

Gli adolescenti si trovano così a dover affrontare precocemente scelte complesse, legate all’identità, al futuro e al riconoscimento sociale. Le aspettative che gravano sui giovani sono molteplici. Riguardano il rendimento scolastico, la capacità di essere competitivi, l’immagine corporea, la popolarità e la definizione di un progetto di vita coerente. In questo quadro, l’errore e il fallimento tendono a essere vissuti come segni di inadeguatezza personale, piuttosto che come passaggi fisiologici del processo di crescita. Tale clima può generare un carico emotivo significativo, che molti adolescenti faticano a riconoscere e a verbalizzare (OMS, 2022) e che incide negativamente sulla loro salute mentale.

I social network contribuiscono ad amplificare ulteriormente questa pressione. Le piattaforme digitali offrono una rappresentazione selettiva della realtà, in cui felicità, successo e benessere appaiono come standard permanenti. Il confronto continuo con immagini idealizzate può alimentare sentimenti di esclusione, vergogna e autosvalutazione. In una fase evolutiva in cui l’identità è ancora fragile, questo confronto può incidere profondamente sull’autostima e sulla percezione di sé.

L’adolescenza è una fase di particolare vulnerabilità dal punto di vista neuropsicologico. Durante questo periodo, lo sviluppo delle aree cerebrali deputate alla regolazione emotiva e al controllo degli impulsi non è ancora completo. Al contrario, i sistemi legati alla ricerca di gratificazione e al riconoscimento sociale risultano particolarmente attivi. Questa asimmetria può rendere gli adolescenti più esposti allo stress, alle fluttuazioni emotive e alla difficoltà di gestire pressioni esterne prolungate (Sawyer et al., 2012).

Quando il disagio non si vede a scuola

Il disagio psicologico assume spesso una forma silenziosa. Non sempre si manifesta attraverso comportamenti problematici o cali evidenti del rendimento. Al contrario, a scuola può nascondersi dietro buone prestazioni scolastiche, iper-adattamento, conformismo o apparente serenità. Secondo il DSM-5-TR, la depressione in età adolescenziale può presentarsi con sintomi meno riconoscibili rispetto all’età adulta, come irritabilità, ritiro sociale, apatia o stanchezza persistente (APA, 2022). Questa invisibilità contribuisce a ritardare il riconoscimento del disagio e l’accesso a un supporto adeguato. Inoltre, alimenta lo stigma che ancora circonda i disturbi mentali.

Parlare di depressione viene spesso percepito come segno di debolezza o mancanza di volontà. È invece fondamentale ribadire che la depressione è una condizione complessa e multifattoriale, che nasce dall’interazione di fattori biologici, psicologici e sociali, e non da una fragilità individuale (APA, 2022).

La salute mentale non riguarda esclusivamente situazioni patologiche o estreme. Essa influisce sul modo in cui le persone affrontano le difficoltà quotidiane, costruiscono relazioni significative e attribuiscono senso alla propria esperienza. In adolescenza, fase di profonda trasformazione fisica, emotiva e sociale, il benessere psicologico rappresenta un fattore determinante per uno sviluppo equilibrato. Esso è necessario per la prevenzione di forme di sofferenza più gravi in età adulta. In questo quadro, la prevenzione assume un ruolo centrale. Prevenire significa creare contesti capaci di favorire l’ascolto, la consapevolezza emotiva e la possibilità di chiedere aiuto prima che il disagio diventi cronico o invalidante (OMS, 2022).

La scuola e gli adolescenti

La scuola, grazie alla continuità del contatto con gli studenti, può svolgere una funzione decisiva nella prevenzione primaria del disagio psicologico. Educare al benessere significa insegnare a riconoscere le emozioni, a legittimarle e a comunicarle. Significa anche sviluppare competenze relazionali come l’empatia, l’ascolto e il rispetto reciproco.

Molti segnali di disagio emergono infatti nelle relazioni quotidiane: isolamento, chiusura, irritabilità o cambiamenti improvvisi di comportamento possono rappresentare richieste di aiuto non esplicite. Il ruolo degli adulti (docenti, genitori, educatori) è fondamentale. Non si tratta di sostituirsi agli specialisti, ma di saper osservare, ascoltare e orientare.

Una cultura educativa attenta alla salute mentale non medicalizza il disagio, ma lo riconosce e lo accoglie, favorendo l’accesso a risorse adeguate quando necessario. Alcuni segnali, se persistenti, possono indicare una condizione di sofferenza emotiva. Essi sono: il ritiro sociale, la perdita di interesse, l’irritabilità costante, i disturbi del sonno, le frequenti somatizzazioni, il calo motivazionale o i cambiamenti improvvisi nel comportamento. Riconoscerli precocemente consente di intervenire prima che il disagio si strutturi.

Riflessioni

Chiedere aiuto non dovrebbe essere considerato un segno di fragilità, ma una risorsa fondamentale per la salute psicologica. Allo stesso modo, offrire ascolto può rappresentare un potente fattore protettivo. Creare spazi di parola, dentro e fuori la scuola, contribuisce a ridurre il silenzio che spesso circonda il disagio emotivo e a contrastare la solitudine. Promuovere salute mentale significa, in ultima analisi, prendersi cura dell’umanità delle persone. Significa riconoscere che dietro ogni comportamento, ogni rendimento e ogni difficoltà esiste una dimensione emotiva che merita attenzione. In una società che tende a correre, fermarsi ad ascoltare diventa un atto educativo, culturale e profondamente civile.

Prof.ssa Telma Crugliano

Ospite di redazione

Bibliografia

  1. American Psychiatric Association. DSM-5-TR. Washington, 2022.
  2. Bauman, Z. Modernità liquida. Laterza, 2000.
  3. Erikson, E. Identity: Youth and Crisis. Norton, 1968.
  4. MIUR. Linee guida per il benessere a scuola. 2017.
  5. OECD. Students’ Well-Being. 2021.
  6. Sawyer S. et al. The age of adolescence. The Lancet, 2012.
  7. Twenge, J. IGen. Atria Books, 2017.
  8. World Health Organization. Mental health of adolescents. 2022.

Foto: Envato Elements

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