Introduzione
Il mito dell’eterna giovinezza ha caratterizzato la storia umana da sempre. Gli dei ed i semidei hanno rappresentato questo mito nella storia dell’umanità sin dai suoi albori. Molte ricerche hanno indagato i processi di invecchiamento. Il punto di partenza è l’osservazione che l’uomo è un sistema aperto, pertanto, potenzialmente dalla vita infinita, in quanto molte sue parti se usurate possono essere sostituite.
Il mito
Il mito dell’eterna giovinezza è sostanzialmente un insieme di aspirazioni, desideri e sentimenti tipici di chi ambisce a vivere sempre. Ma vivere in quell’età della vita in cui la forza fisica e la bellezza umana sono esaltate e all’apice. Essere sempre caratterizzati da orgoglio e da una percezione di onnipotenza.
Si fa riferimento a un concetto filosofico e mitologico di vita eterna. Una condizione che mira a impedire di invecchiare per stabilizzare le trasformazioni della maturazione fisica e psicologica. Quelle condizioni che segnano la fine della adolescenza e precedono l’età adulta.
Rendere immortale la giovinezza è anche l’aspirazione che si riscontra nei miti di tutte le culture arcaiche. Ma appartiene esclusivamente agli dei o, al massimo, ai più umani semidei.
Invecchiare
Invecchiare, si sa, è sempre stato lo spettro che incombe su ogni uomo. Ciò accade almeno fino a un certo punto della vita, quando si realizza che la parte migliore della propria vita è ormai alle spalle. E allora, forse, si comincia a percepire che è cominciata la vecchiaia. Una fase della vita triste, depressa, escludente, una fase in cui si cominciano a fare i bilanci (che puntualmente risultano negativi) ed a trarre le conclusioni sulle scelte compiute.
Ma, oltre ad essere inevitabile, l’invecchiamento umano è da sempre stato oggetto di numerosi studi scientifici allo scopo di tentare di contenerne gli effetti negativi. O anche solo per capire fino a che punto possiamo intervenire per rendere questo processo più accettabile. Ci chiediamo, allora, quando inizia esattamente questo declino?
Gli studi di Xiaotao Shen
Molti studi hanno tentato di rispondere a questo quesito. Uno di questi, coordinato dal prof. Xiaotao Shen, della Nanyang Technological University di Singapore, ha approfondito i percorsi dell’invecchiamento umano individuando due tappe fondamentali di questo processo. La prima intorno ai 44 anni e la seconda intorno ai 60. Il dato è confermato anche da molti dati epidemiologici.
Nella ricerca si dimostra che, proprio intorno a queste due età, si verificano le principali crisi letali delle funzioni vitali umane. Esse riguardano le morti per malattie cardiache, la prima, e quelle per patologie oncologico degenerative, la seconda. La ricerca ha esaminato i dati di oltre 108 volontari di età compresa tra i 25 e i 75 anni e li ha monitorati per diversi decenni. Lo scopo era quello di comprendere la biologia del loro invecchiamento.
In questo modo i ricercatori hanno studiato a fondo i cambiamenti connessi all’età in più di 135 mila molecole e microrganismi. Intorno ai 44 anni, le molecole più coinvolte nei processi di invecchiamento sono state quelle legate al metabolismo dell’alcol, della caffeina, dei grassi e, soprattutto, quelle associate ai disturbi cardiovascolari.
Intorno ai 60 anni, invece, le molecole più coinvolte sono state quelle che ne determinavano un’accelerata trasformazione. Esattamente le molecole legate al metabolismo dei carboidrati, alle funzioni renali e alla regolazione del sistema immunitario (Zhou et al., 2024; Shen et al. 2023).
Valutazioni dell’invecchiare
Dalla ricerca risulta che l’invecchiamento non è un processo lineare, ma complesso e multifattoriale, che causa molti cambiamenti fisiologici. Essi sono tra loro fortemente associati e sono condizionati da altre specifiche patologie, come quelle cardiovascolari, il diabete, le malattie neurodegenerative e quelle dell’evoluzione oncologica.
Da questa ricerca si può ricavare che le alterazioni che subiscono le nostre molecole nelle varie età sono di fondamentale importanza per comprendere il meccanismo dell’invecchiamento. Esse sono molto importanti per identificare possibili ulteriori ambiti di approfondimento.
L’invecchiare può considerarsi come la risultante di un progressivo accumulo di danni che si sono sviluppati nel tempo, fino al punto da compromettere almeno una funzione vitale. Questo processo non è evitabile, l’unico antidoto possibile sarebbe semmai solo una morte precoce.
Il processo di invecchiamento è governabile. Ma come? Forse sostituendo qualche pezzo del nostro organismo irrimediabilmente deteriorato (una valvola, un pezzo di vena, un’arteria o un organo intero grazie ai progressi dell’ingegneria medica). Tutto ciò considerando anche che ogni essere vivente è da considerarsi quale un sistema aperto, quindi per questo potenzialmente capace di sostituire persino i suoi componenti danneggiati.
Ma l’azione più importante ed efficace, riteniamo, è quella di fare attenzione alla solitudine e al conseguente avanzare della depressione. Entrambi questi eventi rischiano di diventare col tempo le vere cause di gran parte dei problemi connessi all’età avanzata fino alla morte.
Riflessioni
L’invecchiamento è gestibile, forse persino contenibile … e senza chirurgia estetica, senza illusorie diete, senza caracollare su alti tacchi di 12 cm, senza improbabili sforzi ginnici. Basta riorganizzare la propria vita tenendo conto delle proprie condizioni psicofisiche e ricordarsi che l’invecchiare è un percorso naturale e fisiologico: non una patologia.
Walter di Munzio
Bibliografia
- Zhou X., Shen X., Johnson J. et al. Longitudinal Profiling of the Microbiome at Four Body Sites Reveals Core Stability and Individualized Dynamics During Health and Disease. Cell Host&Microbe. 2024. https://www.cell.com/cell-host-microbe/fulltext/S1931-3128(24)00056-8
- Shen X., Kellogg R., Panyard D. et al. Multi-omic Microsampling Captures Health Perturbations in A Lifestyle Context. Nature Biomedical Engineering, 2023, 10.1038/s41551-022-00999-8.
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