Introduzione
Lucio Anneo Seneca, nato nel 4 a.C. a Corduba, l’odierna Cordova, situata nella regione dell’Andalusia, nel sud della Spagna e morto a Roma, nel 65 d.C. Fu un filosofo stoico, scrittore, drammaturgo, politico, precettore, pedagogo, tutore e consigliere di Nerone. Un rapporto che nel tempo si deteriorò fino a quando l’imperatore gli ordinò di suicidarsi. Fu un filosofo che predicò la virtù e il dominio interiore dei sentimenti e delle emozioni, in particolare è necessario vincere l’ira.
Tra i suoi testi ricordiamo il De Ira; è un’opera scritta probabilmente sotto il principato di Caligola, dedicata a suo fratello maggiore Anneo Novato. Questo scritto è diviso in tre libri ed appartiene ai Dialogi dello stoico filosofo. Seneca si esprime in prima persona e si rivolge direttamente al suo unico interlocutore.

“Busto in marmo di Seneca”, scultura anonima del XVII secolo, Museo del Prado, Madrid”. Wikipedia. Immagine di Jean-Pol Grandmont.
L’ira distrugge te stesso
Seneca descrive l’ira come una passione che offusca la mente e la ragione. Una passione estrema che rasenta la follia “Ira brevis insania est” (l’ira è una breve follia), capace di far fare qualsiasi cosa in modo incontrollato ed impetuoso. L’autore descrive le deleterie manifestazioni dell’ira, e ne indica i rimedi per prevenirla e placarla. Seneca utilizza una metafora architettonica di grande potenza emotiva per rappresentarla. [Ira]” ruinis simillima quae super id quod oppressere fragantur” (L’ira è molto simile a quelle rovine che si frantumano sopra quello che esse stesse hanno schiacciato) (De Ira, I,1,2).
Chi cerca di sfogare la propria rabbia sull’altro finisce per essere vittima della stessa. Quando strilliamo contro qualcuno urliamo innanzitutto alle nostre orecchie. Non è uno sfogo liberatorio, o una giusta punizione da infierire verso chi ha sbagliato. L’ira, con la sua veemenza, fa aumentare la nostra irritazione e ci ricarica negativamente, oltre a infierire sull’altro.
La rabbia non è inevitabile, essa presuppone una scelta interiore della mente a voler reagire al turbamento subito. Seneca afferma nel secondo libro di De Ira: “non est enim sine voluntate”. L’uomo decide di non trattenere la rabbiosa reattività, l’alimenta e la esprime come giusta punizione per l’offesa subita, ritenendo di essere nel giusto. Però chi è preso dal furore insano non distingue più tra ciò che è giusto da ciò che non lo è. Egli agisce senza controllo, senza gradualità, né prudenza.
La prima vittima è chi dà libero sfogo a questa negativa passione, arrabbiandosi maggiormente nel farlo e rimproverandosi poi di non aver controllato il suo comportamento. Seneca considera l’ira incompatibile con la vita di relazione e la normale convivenza.
Cosa causa l’ira
Per Seneca l’ira non è soltanto una forte emozione negativa, né una reazione all’oltraggio subito. È una passione che si manifesta solo in merito alla volontà di chi ritiene di aver subito un danno o un comportamento ostile.
“Ira quin species oblata iniuriae moveat non est dubium” (Non vi è dubbio che l’ira muova dalla percezione di un’offesa ricevuta). Sono queste le parole pronunciate da Seneca all’inizio del suo secondo libro De Ira. Esse ci permettono di comprendere come l’ira immerga le sue radici velenose nell’indignazione per l’affronto subito. Essa non nasce all’improvviso e reattivamente, trova spazio e falsa giustificazione nell’animo di chi la subisce e si fa da essa trascinare all’impeto rabbioso. L’ira è una forza che si nutre e cresce dal suo sfogo: è necessario domarla e non essere una sua preda.
L’orgoglio eccessivo è un altro elemento che può nutrire l’ira. Avere un Io ipertrofico porta ad ingigantire le situazioni e a rispondere duramente.
Le nostre aspettative irrealistiche spesso possono essere causa di rabbia nel momento in cui non sono soddisfatte nei fatti, generando frustrazioni e rabbia. Seneca evidenzia come questa emozione derivi frequentemente da un errore di valutazione che finisce per amplificare le offese ricevute.
Combattere l’ira
Nel De Ira Seneca descrive la passione umana quasi con un aspetto fenomenologico: descrive le manifestazioni fisiche, esamina le cause dell’ira e indica come controllarla ed inibirla. “Pugna tecum ipse; si tu vis vincere iram, non potest te illa (Combatti con te stesso, se vuoi vincere l’ira, quella non può vincerti). Questo è il concetto stoico essenziale.
L’ira non può essere vinta quando ha già preso il sopravvento su di noi. Nel momento in cui esplode la ragione soccombe e non ha alcuna autorità o forza sulle azioni umane. Seneca, pertanto, esorta ad agire prima, proprio quando l’impulso iracondo nasce, quando è ancora possibile impedirle di crescere e rafforzarsi, diventando incontrollabile. Lo stoico afferma nel De Ira (libro III, 12, 4): “Atqui maximum remedium irae dilatio est, ut primus eius fervor relanguescat et caligo quae premit mentem aut residat aut minus densa sit.”. (Il rimedio più grande contro l’ira è il rinviare, affinché il suo primo fervore si affievolisca e che la nebbia che opprime la mente si dissolva o almeno diventi meno fitta).
Seneca invita a rinviare nel tempo la risposta emotiva, non come fuga né per una forma di debolezza, ma uno strumento di lucidità di pensiero. Nel rinvio l’impulso iroso perde d’intensità, la valutazione dell’offesa si ridimensiona e la mente può ragionare in merito. A mente fredda l’offesa può apparire meno grave e comunque governabile.
Per Seneca la vera forza d’animo dell’uomo razionale è il controllo della sua emotività, senza cedere alla risposta repentina e perdere il governo delle nostre azioni. L’uomo deve essere stoico e resistere alla forza dell’ira. Solo così si può nobilitare il suo animo.
L’Ira non è incontrollabile e per essere espressa è necessario dell’assenso dell’uomo a farsi trascinare da essa. Pertanto, essendo un giudizio mentale può essere educata e corretta.
Rimedi per il controllo dell’ira
Seneca per gestire e superare l’ira suggerisce, in sintesi, specifiche strategie operative basate sulla filosofia stoica:
- Ritardo della reazione all’offesa e riflessione: prendere del tempo prima di rispondere all’oltraggio, permettendo alla ragione di prevalere sull’impulsività.
- Autoconsapevolezza. Riconoscere i primi segnali di cedimento all’ira e analizzare le cause profonde.
- Modificazione delle false aspettative: accettare che gli altri possano avere aspettative non conformi ai nostri desideri. Pertanto, le persone potrebbero agire diversamente da quanto ci aspettiamo.
- Educazione e pratica della virtù: coltivare pazienza, tolleranza, empatia con la conoscenza e l’esercizio quotidiano per rafforzare la capacità di resistere alle passioni irrazionali.
Bisogna trascinarla dentro, affinché non sia lei a trascinarci; è opportuno tenere nascoste le sue manifestazioni “obruamus signa illius” (Libro III, 13). Invece di reprimerla bruscamente o sfogarla bisogna nasconderne i sintomi.
Il metodo di Seneca si articola in questi punti:
- Neutralizzare l’espressione. Rilassare i muscoli facciali, rallentare il passo e moderare il tono della voce. Fingendo la calma all’esterno, la mente si abitua a trovarla all’interno.
- Controllare lo sguardo. Bisogna impedire agli occhi di manifestare odio o agitazione.
- Il modello di Socrate: Seneca cita Socrate, che, quando si sentiva montare la rabbia abbassava il tono della voce e parlava lentamente, calmandosi di conseguenza (Progetto Ovidio, 1997).
L’ira, il governo politico e sociale
Le società segnate dall’ira sono instabili e incapaci di equilibrio. Seneca evidenzia come questa passione se non è politicamente e personalmente arginata può propagarsi come un incendio, infiammando l’intera comunità. Un governo che sostiene l’ira giustifica la violenza e la ribellione, provocando disordini civili e conflitti (libro II, 1, 3).
Pertanto, Seneca insiste sulla necessità di controllare l’ira, per evitare che si trasformi in una vera forza distruttiva personale e sociale. Ci esorta a tenere nascoste le sue manifestazioni fisiche. I leader politici dovrebbero essere, per Seneca, esempio di moderazione, razionalità e virtù, promuovendo autoconsapevolezza, crescita personale e buon governo.
Riflessioni
Il De ira è sorprendentemente attuale, specialmente in un’epoca come la nostra, dove la rabbia e la reazione impulsiva sono spesso normalizzate o persino incentivate. Il messaggio lasciatoci da Seneca risuona ancora oggi potente ed attuale per avere una vita sociale e personale equilibrata e armoniosa.
Ovviamente il controllo dell’impulso all’azione dell’uomo stimolato dall’ira non può essere finalizzato all’assenza di reazione. Non possiamo soltanto limitarci a sopportarla e a reprimerla. L’ostinato e protratto controllo oppressivo della rabbia alla lunga ci farà perdere l’equilibrio e potremmo sfogarla come un fiume in piena.
Non serve alzare gli argini sulle rive del fiume, bisogna incanalare l’acqua in tanti rivoli per averne i benefici. Così come dice un vecchio adagio della millenaria saggezza cinese taoista (Sun Tzu). Bisogna imparare a gestire l’ira con flessibilità e tolleranza, utilizzando al meglio la sua forza dirompente per agire correttamente governati dal raziocinio.
Maurilio Tavormina
Bibliografia
- Progetto Ovidio. Se vuoi vincere l’ira soffoca le sue manifestazioni. 1997 https://www.progettovidio.it/matura_classico/maturaview.asp?key=32
- Reynolds, L. D. (ed.) (1977). L. Annaei Senecae Dialogorum libri duodecim. Oxford: Oxford University Press.
- Rossano G. Ira funesta: Metafore e personificazione nel De Ira di Seneca. https://rosa.uniroma1.it/rosa01/lucius_annaeus_seneca/article/download/3155/2850.
- Seneca Lucio Anneo, De Ira (libro 1), Achilli M. (cur.) edito da Cerebro, 20211
- Seneca De Ira – Traduzione e Analisi del Testo filosofico https://www.studocu.com/it/document/scuola-superiore-italia/lingua-e-cultura-latina-classico/seneca-de-ira-trad-it-testo-in-traduzione/80632363
- Sun Tzu. L’arte della Guerra. https://it.wikipedia.org/wiki/L%27arte_della_guerra
Foto: Envato Elements
Foto: di Jean-Pol Grandmont “Busto di Seneca”, scultura anonima del XVII secolo, Museo del Prado, Madrid”. Fonte Wikipedia.







