Nel corso della storia, molti fotografi hanno utilizzato il paesaggio per esplorare e rappresentare stati emotivi complessi come la depressione. Attraverso l’uso di luce, composizione, colori e soggetti specifici, questi artisti hanno creato immagini che risuonano con chi sperimenta il disagio mentale. La depressione può essere raccontata attraverso immagini di paesaggi desolati, cieli cupi e ambienti abbandonati. La fotografia di paesaggio diventa un mezzo per esprimere visivamente la depressione, trasformandola in un racconto palpabile e in cui potersi immedesimare. In particolare si concentra sui paesaggi che evocano solitudine, isolamento e desolazione, temi frequentemente legati alla depressione.
In questo articolo analizzeremo come i fotografi abbiano usato il paesaggio per rappresentare la depressione e il disagio interiore.
La fotografia è un modo per comprendere la realtà
La fotografia di paesaggio, insieme al ritratto è storicamente fra i primi generi di uso. Essa ha sempre cercato di raccontare la relazione tra l’individuo e il mondo circostante da diverse prospettive. Come osserva Susan Sontag (2003) nel suo libro “Sulla Fotografia” «la fotografia non è soltanto un modo di rappresentare la realtà, ma anche un modo di comprenderla e di trasmettere un certo stato d’animo». Sontag descrive quindi la fotografia come un potente strumento per comunicare emozioni e stati d’animo complessi, anche medicalizzati.
I fotografi che utilizzano il paesaggio come mezzo per esplorare la depressione spesso catturano scene che rivelano la fragilità dell’individuo e la sua lotta con il vuoto emotivo. In questo contesto, la natura diventa un riflesso delle battaglie interiori, e il paesaggio offre uno spazio per esplorare la solitudine, l’alienazione e la perdita di sé. Il paesaggio fotografato può, così, diventare la metafora visiva di una mente che si sente vuota e disconnessa. La figura umana si riflette, assorbe e restituisce il paesaggio ritratto che essa abita. Gli elementi paesaggistici dello spoglio, del desolato, della location estraniante diventano luoghi della psiche.
La fotografia di paesaggio e la depressione: un linguaggio visivo
La fotografia di paesaggio non è solo una finestra sul mondo esterno, ma spesso diventa uno specchio dell’interiorità del fotografo. Attraverso l’uso di determinati elementi visivi, è possibile evocare sentimenti di tristezza, isolamento e malinconia. L’assenza di figure umane, l’uso di atmosfere cupe, la scelta di ambienti abbandonati o desolati sono alcune delle strategie utilizzate per trasmettere il senso di vuoto e perdita tipico della depressione.
L’uso della luce e del colore nella fotografia di paesaggio possono comunicare la sofferenza psichica e trasmettere le emozioni recondite, a volte indicibili. Ad esempio le tonalità fredde, come il blu e il grigio, sono spesso associate alla malinconia e alla tristezza. La luce diffusa o fioca può evocare un senso di oppressione o nostalgia. Le fotografie di paesaggi immersi nella nebbia, all’alba o al tramonto, accentuano il senso di transitorietà e vulnerabilità, elementi chiave della depressione.
“Spiaggiato” foto di Luigi Starace, 2010
La fotografia di paesaggio come racconto della depressione
Attraverso l’uso del paesaggio, molti fotografi hanno saputo raccontare la depressione in modo visivamente potente e universale. La solitudine degli spazi, il gioco di luci e ombre, l’assenza di figure umane e la scelta di ambientazioni desolate sono solo alcuni degli strumenti con cui questi artisti hanno dato forma all’invisibile. Osservando le loro immagini, possiamo riconoscere e comprendere meglio il peso emotivo della depressione, trasformando il paesaggio in una narrazione intima e universale al tempo stesso. Ve ne proponiamo di seguito alcuni esempi.
Luigi Ghirri e la depressione nell’assenza
Luigi Ghirri è uno dei pochi fotografi italiani esposto permanentemente al MOMA di New York. Egli ha trasformato il paesaggio italiano in una narrazione poetica, dove l’assenza e la memoria si fondono. Le sue fotografie sono caratterizzate da colori pastello e prospettive sospese, che evocano una sensazione di assenza antropica mista a nostalgia. Le immagini mostrano spazi apparentemente familiari ma al tempo stesso distanti, suggerendo un senso di vuoto e inaccessibilità tipico della depressione. Un qualcosa che c’era e ora non c’e più.
Michael Kenna e la solitudine eterea come metafora della depressione
L’artista è noto per le sue fotografie in bianco e nero di paesaggi minimalisti e avvolti dalla nebbia. Le sue immagini trasmettono una profonda solitudine, con elementi naturali immersi in un silenzio quasi irreale. Le lunghe esposizioni fotografiche contribuiscono a creare un senso di sospensione nel tempo. Esse evocano la sensazione di essere intrappolati in uno stato di introspezione senza fine, che è una caratteristica tipica della depressione.
La malinconia della fotografia di periferia nella depressione
Todd Hido fotografa paesaggi urbani e periferie americane deserte, spesso di notte. Le case illuminate da una luce fioca emergono dal buio, suggerendo storie di solitudine e isolamento. Le immagini sembrano fermi immagine di vite invisibili: la presenza umana è suggerita ma mai mostrata direttamente, rafforzando la sensazione di abbandono tipica della depressione.
L’alienazione dell’esilio nella fotografia di paesaggio
Il progetto Exiles di Josef Koudelka esplora il tema dell’alienazione attraverso paesaggi spogli e desolati. Le sue fotografie catturano il senso di smarrimento e distanza, riflettendo l’esperienza dell’essere straniero non solo in un luogo fisico, ma anche nella propria esistenza interiore. Questo senso di disconnessione è spesso associato alla depressione.
Il deserto come metafora del vuoto nella depressione
Richard Misrach ha dedicato anni a fotografare il deserto americano, un luogo di vastità e silenzio. Il deserto diventa simbolo dell’abbandono e della solitudine, un paesaggio in cui l’assenza diventa il protagonista assoluto. Le sue immagini trasmettono un senso di disorientamento e perdita, evocando l’esperienza di chi affronta la depressione.
Sally Mann e il paesaggio della memoria e della depressione
L’artista utilizza il paesaggio per esplorare il tema della memoria e della perdita. I suoi scatti in bianco e nero, spesso caratterizzati da un’estetica onirica (arte che richiama l’irrealtà del sogno) e sfocata, evocano un senso di malinconia e nostalgia. Il paesaggio diventa il teatro di emozioni interiori, dove la bellezza e il dolore coesistono, riflettendo la depressione.
La contemplazione dell’infinito nella depressione
Hiroshi Sugimoto ha creato una serie di fotografie di orizzonti marini in cui il cielo e l’acqua si fondono in un’unica linea sottile. Questa ripetizione ossessiva del paesaggio suggerisce l’infinito e il tempo che scorre, evocando un senso di incertezza e sospensione che riflette lo stato mentale della depressione.
La fotografia come strumento di consapevolezza sulla depressione e la salute mentale
Le immagini di questi fotografi non solo raccontano l’esperienza della depressione, ma offrono anche uno spazio di riflessione per chi osserva. Il riconoscimento del dolore attraverso l’arte può essere un primo passo verso la consapevolezza e il dialogo sulla salute mentale. La fotografia, quindi, non è solo un mezzo di espressione individuale, ma un ponte per la comprensione collettiva della depressione.
Luigi Starace
Bibliografia
- Cvetkovich A. La depressione: un sentimento pubblico. 2012
- Koudelka J. La vita fotografica. 2009
- Sontag S. Sulla fotografia. 2003
- Shore S. La natura delle fotografie .2008
- Ulrich D. Il fotografo consapevole. 2015
Foto: “Fotografia di paesaggio e depressione, di Luigi Starace, 2010
Foto: “Spiaggiato” foto di Luigi Starace, 2010