La paura e il mito

Oggi l’astronomia, l’astrofisica e le scienze ci offrono una consapevolezza rigorosa e profonda del ciclo degli astri. Siamo in grado di prevedere con precisione millimetrica fenomeni come il sorgere del sole, il tramontare della luna, le eclissi e le maree. Ma ciò non avveniva per l’uomo preistorico. Il nostro antenato viveva il calare della notte come il piombare in una paura ancestrale e terrificante: l’incertezza assoluta che il sole potesse non sorgere mai più. Proprio per questo motivo tra gli antichi popoli, nacquero spiegazioni trascendentali e mitologiche volte a esorcizzare l’impotenza e il terrore.
Fra gli antichi Egizi, ad esempio, fiorì il mito del dio Ra (il sole) e del serpente Apopi, personificazione delle tenebre e della distruzione dell’universo. Ogni notte Ra viaggia nel cielo a bordo della sua barca solare, attraversando il Duat (il mondo sotterraneo e tenebroso) per garantire una nuova alba. Tuttavia, Apopi attenta costantemente all’imbarcazione per divorarla e gettare l’umanità in una notte eterna. In questo mito straordinario, la vittoria non è mai definitiva e la lotta si ripete ogni singola notte: una metafora perfetta della vulnerabilità umana di fronte all’ignoto.
“Il mito egizio dell’anima”, disegno di Gianluca Lisa, 2026
L’evoluzione della paura: dalla sopravvivenza al futuro
Nel corso dei secoli, la paura ha cambiato volto ma non intensità, condizionando inesorabilmente l’esistenza e la psicologia umana. Dalla paura atavica della morte e delle pestilenze, si è passati ai timori legati alla guerra e alla devastazione. La storia recente e meno recente ci ha insegnato come la paura sia stata dominata dal terrore del conflitto nucleare, per poi evolversi nelle angosce contemporanee. Esse sono legate all’attuale globalizzazione, all’inquinamento e alla depredazione del pianeta, minacce che alimentano il fondato timore di una scomparsa del genere umano.
Anche nella dimensione più intima assistiamo a questo paradosso: la stessa gioia della paternità e della maternità, che brilla intensa per pochi istanti, viene spesso rapidamente offuscata. Incombe la preoccupazione per la salute dei figli, per il loro futuro e per l’intrinseca incertezza del domani.
Paura e ansia: la percezione senza oggetto
Da un punto di vista psicologico e clinico, la paura primordiale si configura spesso come una percezione senza oggetto, avvicinandosi molto al concetto di ansia. Se ci troviamo di fronte a un animale feroce che ci aggredisce, il nostro organismo attiva una risposta immediata di sopravvivenza tramite l’adrenalina. La paura profonda e cronica è invece la sensazione viscerale di essere costantemente minacciati, senza tuttavia riuscire a vedere chiaramente il pericolo o l’oggetto aggressore.
Vivere in questo stato di allerta permanente è stato certamente più marcato nei secoli passati, dominati dall’ignoranza e dalla superstizione, come dimostrano fenomeni storici drammatici quali la caccia alle streghe o la ricerca spasmodica dell’untore.
Il ponte invisibile tra ansia cronica e stati depressivi
Se da un lato la scienza, la conoscenza e la ragione hanno ridimensionato molte delle nostre paure oggettivizzandole, dall’altro permangono timori profondamente radicati nell’esistenza umana. Primi fra tutti la paura della malattia e il terrore dell’ammalarsi.
Quando la paura perde i confini di segnale d’allarme utile alla sopravvivenza e cronicizza, diventa un terreno fertile per lo sviluppo dei fenomeni depressivi. Vivere nell’attesa costante di una catastrofe imminente o nell’impotenza di fronte all’incertezza logora le risorse psichiche dell’individuo. La depressione, in questo senso, si affaccia spesso come il bilancio energetico ed emotivo fallimentare di un organismo che ha combattuto troppo a lungo contro ombre invisibili, proprio come il sole di Ra che ogni notte rischia di non trovare la via del ritorno.
Quando il panico incontra il buio: a chi rivolgersi
Riconoscere il confine in cui la paura smette di essere un compagno di viaggio evolutivo e si trasforma in un blocco depressivo è il primo atto di cura. Quando l’ansia e il timore paralizzante compromettono la qualità della vita, il lavoro, le relazioni e il sonno, è fondamentale non rimanere soli nel proprio Duat interiore.
Il punto di riferimento ideale è lo specialista della salute mentale: lo psichiatra e lo psicoterapeuta. Attraverso un percorso integrato, che può unire l’ascolto clinico profondo, la psicoterapia e, ove necessario, un supporto farmacologico mirato, è possibile riannodare i fili della speranza. È possibile ridare un nome e un perimetro alle paure e riaccendere, un passo alla volta, la luce del domani.
Conclusioni
Ritrovare l’alba. L’essere umano non ha mai smesso di temere il buio, che si tratti della notte cosmica o dei silenzi della propria mente. Ma così come i miti antichi insegnavano che la barca del sole sa sempre risalire dagli abissi, allo stesso modo la mente umana possiede straordinarie risorse di resilienza.
Accogliere la paura anziché fuggirla, e chiedere aiuto quando il peso si fa insostenibile, è il modo più autentico per ricordarci che, dopo ogni notte interiore, il sole è destinato a sorgere di nuovo.
Gianluca Lisa
Bibliografia
- Freud, S. (1925). Inibizione, sintomo e angoscia. Boringhieri, Torino.
- Galimberti, U. (1999). Enciclopedia delle Scienze Psicologiche. Feltrinelli, Milano.
- Kandinsky, V. (Edizioni successive). Il dolore psichico e le sue forme.
- Lisa,G.. (2013). Riflessioni sulla situazione sanitaria in Italia. Grafiche Amadeo Imperia
Minkowski, E. (1999). Il tempo vissuto. Fenomenologia e psicopatologia. Einaudi, Torino.
Immagine: “La paura e l’alba dell’uomo”, “Il mito egizio dell’anima“, disegni di Gianluca Lisa, 2026







