Introduzione
Negli ultimi anni il dibattito pubblico sulla violenza di genere si è intensificato. Le polemiche si moltiplicano, concentrandosi in base a prospettive diverse. L’attenzione spesso è orientata alle responsabilità individuali, agli aspetti giuridici e alla dimensione socioculturale della violenza di genere. Tuttavia, se vogliamo comprendere davvero le radici profonde di questi fenomeni e lavorare sulla prevenzione, è necessario allargare lo sguardo anche alla dimensione psicologica/relazionale e alla maturità affettiva (Mohamed et al, 2022).
Accanto ai femminicidi osserviamo, infatti, altri fenomeni che sembrano appartenere a registri diversi ma che, sul piano clinico, talvolta condividono alcune dinamiche. La depressione nei giovani, il suicidio giovanile in seguito a rotture sentimentali, la difficoltà crescente a gestire il rifiuto e la frustrazione nelle relazioni (Domiguez et al, 2018).
Il filo che li attraversa riguarda in gran parte la maturità affettiva e la capacità di tollerare le ferite narcisistiche nelle relazioni. Questo è un terreno dove ci si misura fin dalla prima adolescenza, e spesso diventa un campo minato per il percorso evolutivo dei ragazzi di ogni età.
Amore e sentimenti. Quando la relazione manca di maturità affettiva
L’adolescenza e la prima età adulta sono fasi in cui l’identità si costruisce ogni giorno, anche attraverso le relazioni sentimentali. L’esperienza amorosa rappresenta uno spazio fondamentale di crescita. Permette di confrontarsi con l’intimità, con la differenza dell’altro, con il limite e con la perdita.
Negli ultimi anni molti psicologi ed educatori segnalano una crescente difficoltà dei giovani nella gestione delle relazioni affettive. Non si tratta di una generazione più debole, ma di giovani che faticano a trovare una loro maturità affettiva. Di fatto crescono in un contesto culturale caratterizzato da forti contraddizioni. Da un lato vivono l’esaltazione dell’autonomia, della individualità e della competizione, dall’altro sono presenti modelli relazionali ancora segnati da idealizzazione romantica e aspettative di fusione.
In questo scenario l’amore rischia di essere vissuto non come incontro tra due soggetti autonomi, ma come strumento di regolazione della propria identità, fragile. La relazione diventa il luogo in cui si cerca conferma del proprio valore, della propria desiderabilità, della propria esistenza, agli occhi dell’altro.
Quando la relazione funziona, questo meccanismo può rimanere invisibile. Ma quando arriva la separazione o il rifiuto, ciò che viene colpito non è solo il legame con l’altro: può essere messo in discussione l’intero senso di sé.
La ferita narcisistica e la depressione
In psicologia si parla di ferita narcisistica quando un evento relazionale, come una rottura o un rifiuto, intacca profondamente l’immagine che una persona ha di sé.
Nelle personalità più fragili, il partner non rappresenta solo una figura affettiva ma anche uno specchio indispensabile per mantenere una certa stabilità del proprio io. Quando questo specchio si rompe può emergere una forma di disperazione narcisistica. Si sperimenta un vissuto di umiliazione, annientamento e perdita di valore personale che diventa difficile da mentalizzare e da tollerare (Mohamed et al, 2022).
In queste condizioni il dolore della separazione non viene elaborato come una perdita, esperienza inevitabile nella vita affettiva, ma come un collasso dell’identità. La mente può allora cercare soluzioni drastiche per uscire da una condizione percepita come intollerabile.
Talvolta questa disperazione prende una direzione auto‑distruttiva, come nei suicidi che avvengono dopo la fine di una relazione. In altri casi può assumere una direzione etero‑distruttiva, come nella violenza contro il partner o nell’omicidio seguito dal suicidio.
Naturalmente non tutti i femminicidi hanno questa dinamica. La violenza di genere è un fenomeno complesso che include fattori culturali, sociali e di potere. Tuttavia, ignorare la dimensione della fragilità narcisistica e della disregolazione emotiva rischia di farci perdere un pezzo importante del problema. Ciò che pare mancare alla base è una maturità affettiva adeguata a sostenere questo tipo di esperienze, basilari nella vita (Korkmaz et al, 2020).
Maturità affettiva per riconoscere l’altro come soggetto
Una delle sfide centrali della maturità affettiva riguarda la capacità di riconoscere l’altro come persona autonoma.
Crescere affettivamente significa compiere un passaggio delicato. È necessario trasformare un amore centrato sul bisogno, “ho bisogno di te per stare bene”, in una relazione capace di riconoscere l’esistenza e la libertà dell’altro.
Questo richiede alcune capacità psicologiche fondamentali: tollerare frustrazione e incertezza nelle relazioni, distinguere tra attaccamento e controllo. Bisogna riconoscere i confini tra sé e l’altro, interpretare e comprendere le emozioni proprie e altrui. Tutte competenze fondamentali per accettare che l’altro possa cambiare, o allontanarsi, rompendo il patto di coppia.
Quando queste competenze, che fanno capo alla maturità affettiva, non si sviluppano pienamente, il rischio è che l’amore venga confuso con il possesso. La perdita della relazione viene quindi vissuta come qualcosa di intollerabile o ingiusto (Garaigordobil et al, 2015).
Educazione affettiva: una prevenzione possibile
Per questo motivo il tema dell’educazione affettiva non riguarda solo la sfera educativa o morale, ma rappresenta anche un intervento di prevenzione in salute mentale.
Promuovere lo sviluppo di un’adeguata maturità affettiva significa insegnare fin dall’infanzia e dall’adolescenza che le relazioni includono inevitabilmente conflitti, separazioni, frustrazioni e cambiamenti. Significa offrire strumenti per riconoscere le proprie emozioni, per regolarle e per dare loro un significato (Garaigordobil et al, 2015).
Significa anche aiutare i giovani a sviluppare un’identità meno dipendente dallo sguardo dell’altro, capace di attraversare le ferite senza trasformarle in azioni distruttive (Korkmaz et al, 2020).
Conclusioni
In una società in cui le relazioni occupano uno spazio centrale nella costruzione dell’identità, parlare di maturità affettiva è una questione cruciale. Essa lo è non solo per la qualità dei legami, ma anche per la prevenzione della violenza, auto e/o eterodiretta e della depressione.
Perché imparare ad amare, in fondo, significa anche imparare a tollerare la perdita senza perdere sé stessi. In questo modo è possibile attraversare esperienze emotive e sentimentali con maturità affettiva e senza perdere la bussola della propria vita.
Wilma Di Napoli
Bibliografia
- Domínguez-García E, Fernández-Berrocal P. The Association Between Emotional Intelligence and Suicidal Behavior: A Systematic Review. Front Psychol. 2018 Nov 30;9:2380.
- Garaigordobil M, Peña-Sarrionandia A. Effects of an emotional intelligence program in variables related to the prevention of violence. Front Psychol. 2015 Jun 1;6:743.
- Korkmaz S, Danacı Keleş D, Kazgan A, Baykara S, Gürkan Gürok M, Feyzi Demir C, Atmaca M. Emotional intelligence and problem solving skills in individuals who attempted suicide. J Clin Neurosci. 2020 Apr;74:120-123.
- Mohamed BES, Ahmed MGAE. Emotional intelligence, alexithymia and suicidal ideation among depressive patients. Arch Psychiatr Nurs. 2022 Apr;37:33-38.
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