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Salute mentale e violenza di genere. Una sfida sociale in tempi di incertezza

La tragica morte di Giulia Cecchettin ha portato nuovamente sotto i riflettori il dramma dei femminicidi e della violenza di genere, scuotendo profondamente la coscienza collettiva. Dal dibattito ancora in corso auspichiamo le premesse per un reale cambiamento nella società.

Violenza di genere in tempi di incertezza

Nei giorni convulsi che hanno visto rincorrersi notizie inquietanti sulla scomparsa dei due giovani veneti l’attenzione mediatica si è concentrata sulla triste vicenda di Giulia Cecchettin. L’immaginario collettivo è stato profondamente colpito da questa tragica violenza di genere, probabilmente per svariati motivi. Sicuramente hanno commosso le immagini di una ragazza giovanissima dalla faccia pulita e gli occhi dolci. O forse hanno scosso le parole ruvide, dolenti, affilate, della sorella Elena. O le parole misurate, composte e di grande sensibilità e coerenza del padre Gino. E magari hanno turbato anche le immagini di Filippo, un ragazzo che non appariva diverso da molti bravi ragazzi delle famiglie italiane medie.

Sicuramente su questo caso siamo stati inondati da un profluvio di informazioni come solo i mass media possono fare quando si tratta di aumentare l’audience su un argomento che tira. Ma cosa rimane dopo le prima settimane? Cosa ci resta di tutti i talk show, approfondimenti, manifestazioni, dibattiti comparsi ovunque e che possa incidere positivamente sulla salute fisica e mentale della società?

L’auspicio è che questa reazione, di pancia e di testa, sia l’avvio di un impegno collettivo a percorrere un cammino di reale cambiamento sociale.

Epidemiologia della violenza di genere

Il 25 novembre è stata istituita nel mondo la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza di genere dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si tratta di una ricorrenza intesa a sensibilizzare l’opinione pubblica su quello che l’OMS ha recentemente definito «un problema di salute di enormi proporzioni». Essa mira a stimolare governi, istituzioni nazionali e internazionali, e società a riflettere sul tema e affrontarlo con tutti i mezzi a disposizione per contrastarlo efficacemente. In questi ultimi anni questa sfida è diventata sempre più imperativa.

Il Rapporto Mondiale sulla violenza e salute dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2002 riconosce difatti la violenza di genere come uno dei principali problemi di salute pubblica globale.

Sebbene uomini, donne e bambini siano tutti potenzialmente vittime di violenza, gli autori e le conseguenze risultano molto diversi tra i due generi.

I dati statistici

I dati ci mostrano che nel mondo la violenza, intesa come abuso fisico o sessuale contro le donne, interessa 1 donna su 3. Gli uomini sono più frequentemente colpiti da estranei (per reati o guerre), mentre le donne sono nel 30% dei casi aggredite dal partner o da un familiare. E sono uccise più frequentemente dai loro partner piuttosto che da estranei. Dalle statistiche comunitarie in Europa la violenza rappresenta le prima causa di morte delle donne nella fascia di età trai 16 e i 50 anni (Sabbadini, 2007).

Una indagine ISTAT pubblicata nel 2007 dimostra che le donne tra i 16 e i 70 anni in Italia vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita sono stimate in 6.743.000. Circa un milione di donne ha subìto stupri o tentati stupri. Il 14,3% delle donne, che abbiano o abbiano avuto un rapporto di coppia, ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale dal partner. Solo il 7% delle donne che ha subìto violenza da parte di un partner, lo denuncia. Ancora più grave risulta che circa un terzo delle donne che subiscono violenza non ne parla con nessuno.

Impatto sulla salute fisica e mentale della violenza di genere

Ricerche a livello internazionale hanno confermato che le donne vittime di violenza subiscono ripercussioni gravi sul piano fisico, psichico e sociale. La violenza oltre al trauma in sé comporta difatti conseguenze a medio e lungo termine di varia natura. Spesso sono descritti disturbi depressivi e ansiosi, Disturbi Post Traumatici, abuso di sostanze e disturbi psicosomatici. Fra le donne che hanno subito violenza si riscontra anche un tasso di suicidio superiore alla media. Vengono inoltre rilevati disturbi fisici acuti e cronici, quali lesioni traumatiche, patologie ginecologiche, gastro-enterologiche, disturbi alimentari, asma, tachicardia, emicrania, malattie trasmesse sessualmente. Tali disturbi psicofisici influiscono negativamente sulle capacità della donna di prendersi cura di sé e della sua famiglia, dei figli (Aguglia, 2011).

Offrire sostegno psicologico sia agli aggressori sia alle vittime di violenza di genere è fondamentale. Le donne hanno bisogno di sostegno medico e psicologico, con trattamenti volti a curare le ferite del corpo e dell’anima. Gli uomini violenti possono avere accesso a programmi complessi di riabilitazione, utili a chiarificare le radici profonde dei loro comportamenti e a modificarli.

Violenza di genere, cultura e società

La violenza di genere è un fenomeno persistente in tutto il mondo. Ha origine in una molteplicità di fattori, sicuramente in gran parte culturali e sociali.
Gli stereotipi di genere, lo storico sbilanciamento di potere tra mondo maschile e femminile, lo svilimento del corpo, sono tutti elementi coinvolti. La fluidità dei generi che diventa profonda incertezza dei ruoli e dei rispettivi riconoscimenti contribuisce ad alimentare la violenza di genere come ultima forma di prevaricazione del cosiddetto sesso forte (Kranz, 2005).

Aspetti psicologici della violenza di genere

Gli uomini che commettono violenze o uccidono le donne spesso non hanno un disturbo mentale. Questo dato è confermato dalla letteratura scientifica, sebbene oggigiorno ogni qual volta si profili un procedimento penale, si scatena la corsa alla ricerca della impunità per vizio di mente. Nemmeno è scontato che chi ha un disturbo mentale commette violenze sulle donne, anzi. Sono decisamente più rilevanti fattori culturali, l’educazione ricevuta, aspetti psicologici come l’impulsività, la scarsa tolleranza alla frustrazione, la difficolta a gestire la rabbia. Spesso sono uomini caratterizzati da una doppia fragilità, quello dell’ego narcisistico, che non tollera un abbandono o un rifiuto, e quello della dipendenza depressiva, del «senza di te non esisto» (Di Napoli, 2023). La violenza, o l’omicidio, sono l’ultima forma di esercizio della propria forza, una estrema difesa all’attacco percepito alla propria identità come maschi.

Prevenzione della violenza di genere

Contrastare la violenza di genere richiede  sicuramente un approccio a svariati livelli che coinvolgano governi, istituzioni, servizi sanitari e sociali, scuola, famiglie, terzo settore e la comunità intera. Alcuni invocano un maggior rigore repressivo, con leggi chiare e severe che proteggano le vittime punendo gli aggressori. E chiedono interventi di supporto veloci e efficaci, con forme di sostegno concreto alle vittime e alle loro famiglie. D’altra parte molti sono convinti della opportunità di promuovere in modo sistematico campagne di informazione e sensibilizzazione sul tema. Perché sia sancito che la violenza non è mai giustificabile, che essere vittime di violenza non è una colpa e che parlarne può aiutare a prevenire i comportamenti violenti.

Nel nostro paese è del 2009 l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto che prevede l’inasprimento delle pene per gli autori di violenza sessuale ed il patrocinio gratuito a spese dello Stato per le vittime di violenza sessuale. Contempla inoltre l’inserimento nell’ordinamento del reato di stalking, con sanzioni previste per gli episodi di molestie e minacce reiterate. Prevede inoltre l’incremento del fondo anti-violenza, per sostenere i centri anti-violenza che svolgono un ruolo fondamentale di sostegno fisico e psicologico per le vittime.

E’ chiaro comunque che solo un cambiamento strutturale e culturale può estirpare il problema dalle sue radici. E ciò può essere ottenuto solo se tutti i componenti della società riusciranno a lavorare insieme per questo obiettivo.

Conclusioni

Prevenire la violenza di genere richiede un’azione trasversale e sinergica da parte delle istituzioni e della società in toto. Servono scelte politiche consapevoli,  una legislazione efficace, programmi di sensibilizzazione e informazione, attività di educazione nelle scuole. E sono altresì utili servizi di supporto creati per gestire le emergenze, operatori sanitari formati, ed un lavoro di rete tra enti e servizi sanitari e sociali. 

Prevenire la violenza di genere è una scelta etica, ma anche un vantaggio in termini economici e di salute mentale e benessere sociale della collettività.

Serve uno sforzo condiviso e prolungato per poter creare una realtà dove la violenza di genere non sia più all’ordine del giorno.

Wilma Angela Renata di Napoli

Bibliografia

  1. Aguglia E, Botter A, Riolo A. La violenza di genere: un problema di salute pubblica. Riv Psichiatria. 2011;46(2):89-96.
  2. Di Napoli W. Narcisista patologico e suicidio. Rivista Depressione Stop Narcisista patologico e suicidio – Depressione Stop (deprestop.it)
  3. Krantz G., Garcia Moreno C. Violence against women.  J Epidemiol Community Health 2005;59:818– 821.
  4. Sabbadini L e Muratore M (a cura di). La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia – anno 2006. Dati ISTAT. 21 feb 2007
  5. Stewart D. The International Consensus Statement on Women’s Mental Health and the WPA Consensus Statement on Interpersonal Violence against Women. World Psychiatry. 2006 Feb; 5(1): 61–64.

Foto: Envato Elements

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