Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

La fragilità psicologica post-pandemia. La ricerca OraComeSto

La fragilità psicologica post-pandemia emerge come fenomeno sociale diffuso. La ricerca OraComeSto analizza la salute mentale, pandemic fatigue, la fiducia nella medicina e i cambiamenti psicologici durante il Covid-19.

Introduzione

Durante il COVID-19 la salute mentale è diventata una delle principali preoccupazioni sociali. L’isolamento, la paura del contagio e l’incertezza economica hanno prodotto una diffusa fragilità psicologica post-pandemia, rendendo più visibili sintomi di depressione, ansia e stress.

La pandemia per molti cittadini non si è trattato solo di una difficoltà temporanea. Ha rappresentato una vera esperienza collettiva di fragilità psicologica. Ecco cosa rivela la ricerca longitudinale di Stigmamente OraComeSto sulla salute mentale degli italiani.

Fragilità psicologica post-pandemia: un nuovo scenario per la salute mentale

La fragilità psicologica post-pandemia rappresenta uno degli effetti più significativi lasciati dalla crisi sanitaria globale del COVID-19. Non si tratta semplicemente di un aumento dei disturbi psicologici individuali, ma di una trasformazione più ampia del clima emotivo e sociale.

La pandemia ha agito come uno stress-test collettivo che ha reso visibili vulnerabilità già presenti nella società contemporanea. Ansia, incertezza, perdita di motivazione e stanchezza emotiva hanno progressivamente modificato la percezione del benessere psicologico nella popolazione. Comprendere la fragilità psicologica post-pandemia significa analizzare non solo i sintomi individuali ma anche i fattori sociali, economici e culturali che hanno contribuito alla diffusione di questo disagio.

La ricerca OraComeSto sulla fragilità psicologica post-pandemia

Per comprendere meglio questi cambiamenti è stata realizzata la ricerca #OraComeSto, pubblicata in open access Inclusion in the Cities of Education. Challenges, Cultures and Resources. Franco Angeli. Lo studio ha analizzato l’impatto della pandemia sulla salute mentale della popolazione italiana, osservando come la fragilità psicologica sia cambiata durante le diverse fasi dell’emergenza sanitaria.

Il campione dello studio

L’indagine longitudinale ha coinvolto oltre 1600 partecipanti in tre diverse fasi della pandemia tra il 2020 e il 2021. Essa ha consentito di osservare l’evoluzione della salute mentale durante momenti differenti della crisi sanitaria. Sono stati raccolti 1.665 questionari online:

  • 424 durante il primo lockdown
  • 635 nella fase di riapertura
  • 606 durante il secondo lockdown.

Questo tipo di campionamento ha permesso di capire non solo la presenza della fragilità psicologica, ma anche come essa si è evoluta nel tempo. Per valutare la salute mentale sono stati utilizzati strumenti psicometrici riconosciuti a livello internazionale per indagare sintomi di depressione, il benessere psicologico, il consumo di alcol, la resilienza.

Cinque risultati chiave sulla fragilità psicologica post-pandemia

Lo studio si basa su un approccio bio-psico-sociale, che considera la salute mentale come il risultato dell’interazione tra: fattori biologici, fattori psicologici e fattori sociali. L’analisi dei dati ha permesso di individuare cinque risultati principali che descrivono la trasformazione del disagio psicologico durante la pandemia.

  1. Aumento del rischio suicidario
  2. Forte preoccupazione economica
  3. Peggioramento della percezione fisica
  4. Pandemic fatigue confermata
  5. Fiducia nella medicina
  6. Abitudini domestiche al consumo di alcolici

Il dato più preoccupante è il rischio suicidario

Uno dei risultati più rilevanti riguarda il rischio suicidario. Durante la pandemia questo indicatore ha raggiunto il 12% dei partecipanti. Mentre prima della pandemia in Italia la media era intorno all’8%. In termini semplici, questo significa che il disagio psicologico grave è aumentato in modo significativo. Non si tratta necessariamente di tentativi di suicidio, ma di pensieri o segnali di sofferenza intensa che rappresentano un importante indicatore di fragilità psicologica.

L’impatto dell’insicurezza economica

La pandemia ha colpito anche la percezione di stabilità economica. Nel primo lockdown il 26,1% degli intervistati temeva conseguenze sul lavoro. Nella fase successiva la percentuale scende al 19,8%, ma nel secondo lockdown sale al 32,8%. Nel complesso tra il 63% e il 73% degli intervistati ha espresso timori per il futuro economico. Questo dato è importante perché l’insicurezza economica è uno dei fattori che più influenzano la salute mentale e la depressione.

Peggioramento della percezione fisica e del benessere psicologico

Un indicatore di benessere riguarda la percezione del proprio stato fisico. Nel primo lockdown il 44,3% degli intervistati dichiarava di sentirsi in buona forma fisica. Nella fase successiva questa percentuale scende al 38,7%. Può sembrare un dato secondario, ma in realtà è molto significativo: la percezione del corpo è spesso collegata alla salute mentale. Quando diminuiscono attività fisica, socialità e movimento, aumentano anche i segnali di depressione e stanchezza emotiva.

Pandemic fatigue confermata: il modello internazionale applicabile anche all’Italia

La ricerca ha confermato anche nel contesto italiano il modello della pandemic fatigue per cui dopo una prima fase di solidarietà sociale emerge una fase di stanchezza emotiva. Questo modello è stato sviluppato da ricercatori della Harvard School of Public Health e utilizzato successivamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per descrivere l’evoluzione psicologica delle popolazioni durante la pandemia. Secondo questo modello, le persone attraversano diverse fasi psicologiche ben definite durante una crisi sanitaria.

Dalla solidarietà alla stanchezza emotiva

Stando ai dati di #OraComeSto, all’inizio della pandemia molte società hanno mostrato una forte coesione sociale. Con il passare dei mesi è emersa però una fase di stanchezza emotiva, caratterizzata da:

  • irritabilità
  • perdita di motivazione
  • senso di frustrazione
  • aumento della fragilità psicologica.

I dati mostrano scetticismo verso la gestione politica della pandemia, ma non verso la classe medica. La diffidenza riguarda soprattutto le decisioni politiche e comunicative, non le pratiche mediche.

Fragilità psicologica post-pandemia e crisi di fiducia istituzionale

Uno dei risultati più interessanti riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni. Il questionario mostra scetticismo verso la gestione politica della pandemia, ma non verso la classe medica. Questo dato è particolarmente rilevante perché nel dibattito pubblico i movimenti No Vax sono stati spesso interpretati come una sfiducia generalizzata nella medicina.

Il ruolo della comunicazione mediatica

La ricerca suggerisce che il clima mediatico durante la pandemia ha contribuito a creare confusione tra diversi tipi di scetticismo. I dati mostrano invece una distinzione chiara:
scetticismo politico e non medico. La diffidenza riguarda soprattutto:

  • decisioni politiche
  • comunicazione istituzionale
  • gestione delle misure sanitarie.

La fiducia nelle pratiche mediche è rimasta invece relativamente stabile e costante. Questo suggerisce che il dibattito mediatico abbia talvolta semplificato eccessivamente il fenomeno.

Maggiore consumo di alcol durante la pandemia in persone con fragilità psicologica

La ricerca ha analizzato anche il consumo di alcol, utilizzando il test AUDIT. I risultati non mostrano un aumento generalizzato del consumo problematico durante la pandemia. Tuttavia, in alcuni gruppi con maggiore fragilità psicologica si osserva un uso più frequente dell’alcol come strategia di coping.

Un elemento interessante riguarda il cambiamento dei contesti di consumo. Con la chiusura dei luoghi sociali, il consumo di alcol si è spostato più spesso in ambito domestico. Questo suggerisce che la salute mentale e le condizioni sociali influenzano non solo quanto si beve, ma anche come e dove avviene il consumo.

Una società più fragile su cui ripensare la salute mentale

Nel complesso, i risultati della ricerca indicano un aumento della fragilità psicologica nella popolazione. La pandemia ha reso visibili difficoltà emotive che spesso restavano nascoste: stanchezza mentale, perdita di motivazione e sintomi di depressione. Per molti cittadini la crisi sanitaria ha funzionato come uno stress test psicologico per la società.

La pandemia ha dimostrato quanto la salute mentale sia fragile nei momenti di crisi collettiva. Comprendere la fragilità psicologica e prevenire la depressione richiede politiche sociali, educative e sanitarie capaci di affrontare la complessità del disagio contemporaneo.

La società idiopatica: una nuova interpretazione del disagio contemporaneo

Gli autori interpretano questi risultati attraverso il concetto di società idiopatica. Con questa espressione si descrive una società in cui molte forme di disagio psicologico non hanno una causa unica e identificabile. La fragilità psicologica emerge invece dall’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali.

Per interpretare questi risultati gli autori propongono il concetto di società idiopatica. In medicina il termine “idiopatico” indica una condizione senza una causa unica identificabile. Applicato al contesto sociale, questo concetto descrive una situazione in cui il disagio collettivo nasce dall’interazione di molteplici fattori.

La fragilità psicologica post-pandemia può quindi essere interpretata come il risultato di una combinazione complessa di:

  • stress sanitario
  • instabilità economica
  • trasformazioni sociali
  • cambiamenti culturali

In questo senso la pandemia non avrebbe creato un nuovo disagio, ma avrebbe piuttosto reso visibili fragilità psicologiche già presenti nella società contemporanea.

Luigi Starace

Bibliografia

  1. Starace L., La Forgia M. (2024). OraComeSto: mental health and social perception during the COVID-19 pandemic. In Inclusion in the Cities of Education. Challenges, Cultures and Resources. FrancoAngeli.
  2. WHO (2020). Pandemic fatigue: reinvigorating the public to prevent COVID-19.
  3. Brooks S. et al. (2020). The psychological impact of quarantine. The Lancet.
  4. Vindegaard N., Benros M. (2020). COVID-19 pandemic and mental health consequences. Brain, Behavior, and Immunity.
  5. Pfefferbaum B., North C. (2020). Mental health and the COVID-19 pandemic. New England Journal of Medicine.

Foto: di Luigi Starace “Fragilità psicologica”, 2026

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