Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

L’umore e l’ansia del partner affettivo dei pazienti depressi

Chi soffre di disturbi dell’umore o dell’ansia molto spesso convive con un partner affettivo con un simile quadro clinico. Uno studio multicentrico lo aveva messo in evidenza.

Ricerca clinica sui partner affettivi dei pazienti

Uno studio scientifico multicentrico osservazionale di Tavormina G. e colleghi (2005) ha raccolto informazioni cliniche sui partner affettivi (di età tra 18 e 70 anni) di 530 pazienti ambulatoriali.

I pazienti avevano disturbi dell’umore e dell’ansia. Il fine della ricerca era quello di conoscere la presenza di una eventuale patologia simile nei partner affettivi degli stessi pazienti (Tavormina et al., 2005).

Il periodo di osservazione è stato di sette anni (da gennaio 1995 a maggio 2003). I pazienti vivevano in 16 diverse province italiane, ma in prevalenza provenivano da Lombardia e Veneto. I disturbi dell’umore, nonché l’abuso di sostanze, erano presenti nel 72% dei pazienti e i disturbi ansiosi erano presenti nel 28% (diagnosi come da DSM-IV, basate su interviste cliniche).

Il partner affettivo (di relazioni a lungo termine) di ciascun paziente è stato intervistato per questo studio per stabilire una diagnosi come da DSM-IV di qualsiasi malattia psichiatrica presente. Sono stati raccolti anche i dati riferiti ai casi in cui il paziente non avesse alcun partner, o con informazioni su di esso non disponibili. Una volta raccolti i dati, è stato proposto e compilato un breve questionario a ciascun paziente e al rispettivo partner.

Risultati dello studio

Nei risultati è emerso che i pazienti che avevano un partner affettivo con una malattia mentale simile alla loro erano il 41% dei casi. Solo il 16% dei pazienti aveva il proprio partner senza malattie mentali. Il 18% dei pazienti non aveva alcun partner e nel 26% dei casi la salute del partner era sconosciuta.

Tabella

I dati emersi dallo studio
1 – Diagnosi del paziente: disturbo dell’umore:383 pazienti (72%)
2 – Diagnosi del paziente: disturbo d’ansia: 147 pazienti (28%)
3 – Diagnosi certa di disturbo dell’umore del partner: 80 (16%)
4 – Diagnosi certa di disturbo d’ansia del partner: 35 (6%)
5 – Diagnosi probabile di disturbo dell’umore del partner: 62 (12%)
6 – Diagnosi probabile di disturbo d’ansia del partner.: 39 (7%)
7 – Totale diagnosi del partner(certa + probabile): 216 (40%)
8 – Partner senza problemi di salute mentale: 83 (16%)
9 – Salute del partner sconosciuta: 138 (26%)
10 – Assenza di partner nei pazienti: 93 pazienti (18%)  

La somma dei pazienti degli item 9 e 10 insieme (44%) ci ha portato a fare un’altra riflessione. Se considerassimo solo tutti i pazienti con salute nota del partner affettivo, abbiamo riscontrato che il 72% dei pazienti aveva un partner che presentava una patologia simile alla loro.

Considerazioni sullo studio dei partner affettivi

In questo studio clinico multicentrico, retrospettivo, i corrispondenti partner affettivi dei 530 pazienti con disturbi dell’umore e dell’ansia presentavano un’alta percentuale di malattie simili ai pazienti. Questi risultati suggeriscono che potrebbe essere appropriato consigliare i nostri pazienti affetti da queste malattie ad incoraggiare i rispettivi partner a sottoporsi ad una valutazione psichiatrica. Il primo obiettivo è quello della cura preventiva, in secondo luogo il benessere della coppia, oltre che migliorare i risultati del trattamento per il paziente stesso. Inoltre, i risultati sopra menzionati possono anche essere evidenziati per una possibile nuova direzione per la valutazione psicodinamica di coppia.

Eventuali studi potrebbero dimostrare se la malattia del partner affettivo del paziente precede la vita di coppia (e ha un funzionamento cognitivo preesistente, predisposto per la scelta del partner). O se la patologia possa derivare da un rapporto interpersonale difficile, o da una reazione di stress cronico ad un evento della vita (Tavormina et al, 2005).

La presenza di uno psichiatra di riferimento nella quotidianità dovrebbe essere equiparata alla presenza del medico di base: fondamentali per la qualità della vita della popolazione generale. Sappiamo che i disturbi dell’umore nelle loro differenti manifestazioni coinvolgono il 20% di tutta la popolazione generale. I disturbi dell’umore sottosoglia, con la valutazione dei cosiddetti “temperamenti”, sono spesso difficili da diagnosticare per gli stessi medici, e ancor di più per la popolazione (Tavormina, 2012). 

Riflessioni

Un numero crescente di psichiatri lavora oggi in alcune nazioni europee nell’ambito dell’assistenza primaria di base. In alcune nazioni sia gli psichiatri che gli altri membri dell’équipe specialistica di trattamento psichiatrico hanno valutato modalità di collaborazione con i medici di medicina generale. Ciò per meglio diagnosticare e trattare precocemente i disturbi psichiatrici.

Il promuovere iniziative di questo tipo, non fa che aiutare il medico di medicina generale a identificare la morbilità psichiatrica nella propria pratica. Inoltre, per ampliare le proprie competenze nella gestione di tali pazienti e dei loro familiari, è necessario un attento monitoraggio della popolazione (Michell, 1985).

Comprendiamo bene quindi come le attività che l’associazione EDA Italia propone (Giornata sulla Depressione; rivista Depressione Stop) siano essenziali per una conoscenza diffusa su tali tematiche.

Giuseppe Tavormina

(www.dottortavormina.it)

Bibliografia

  1. Mitchell ARK. Psychiatrists in primary health care settings. Br J Psychiatry. 1985;147:371–79.
  2. Tavormina G et al – The prevalence of psychiatric disease in the significant others of patients with known mood and anxious disease. Clin Pract Epidemiol Ment Health. 2005 Aug 2:1:12.doi: 10.1186/1745-0179-1-12
  3. Tavormina G – An approach to the diagnosis and treatment of patients with bipolar spectrum  mood disorders, identifying temperaments. Psychiatria Danubina, 2012; 24: suppl 1: 25-27.

Foto: Envato Elements

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