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Editoriale. Lo spazio etico

L’umanizzazione dei luoghi di cura prevede l’intervento combinato e strutturato di tutti gli artefici dell’intervento terapeutico. Lo spazio etico è sia del paziente sia di colui che lo assiste. È l’insieme di condizioni, tempi e luoghi legati alla eterogeneità della persona con la sua storia e la sua vita

Negli spazi si è svolta, si svolge e si svolgerà la nostra vita. Gli spazi possono essere ampi, stretti. Sono fatti di fessure, di strettoie e di aperture. La storia della nostra vita è fatta di spazi interni ed esterni, intrapsichici, familiari e sociali.

Ricorderemo i luoghi della nostra infanzia, della scuola, dei luoghi di incontro, il muretto, l’angolo, il corso, il viale, la piazza. Ognuno di noi conserva nello spazio della propria memoria i propri vissuti, le proprie esperienze, sia quelle gioiose, sia quelle dolorose.  Si passa da spazi reali agli attuali spazi virtuali, dove ognuno sperimenta mondi irraggiungibili e sperati. Le emozioni provate sono pervase dallo spazio in cui sono state vissute.

Lo spazio etico

Lo spazio ha un ruolo fondamentale nella sofferenza psicologica. Anche il campo della psicologia, delle scienze umane e della psichiatria vive e ha vissuto i propri spazi. A scanso di equivoci, per questi spazi si intendono i luoghi interni (intrapsichici) ed esterni. Sono stati questi spazi di sofferenza, grandi luoghi, altri di comunità, di speranza e di aggregazione. Ci sono luoghi in cui le persone si incontrano uniti da una fede.  Gli spazi, tuttavia, non hanno colori se non colorati dalla umanità di coloro che li vive (Ferrante & Villani, 2021).

La nozione di spazio, nella oggettivazione di etico, sottolinea l’unione di ascolto/partecipazione di momenti e situazioni relazionali sociali e sanitari. La persona che soffre deve essere riconosciuta come individuo, con la sua storia, con i suoi diritti. In questo spazio etico sono riportati le storie e i luoghi vissuti dall’assistito e dall’assistente.

Gli spazi della vita

Esistono luoghi della memoria, dell’attesa, della speranza e della cura. In questi spazi hanno vissuto le storie delle persone a cui hanno l’unico significato possibile. Anche le famiglie hanno i loro spazi. Sono luoghi dove tutti si ritrovano, in cui consolano i propri pensieri. La forza delle famiglie e dei loro luoghi vissuti, ricordati, presenti e sperati si riempiono delle gioie, dei successi, delle attese, delle illusioni, ma anche dei vuoti.

Spesso lasciati vuoti dalla indifferenza e dalla superficialità, questi spazi traditi possono riempirsi di malattie. Questi spazi possono diventare, così, riproduzioni in miniatura dei grandi spazi che hanno contenuto tali sofferenze. Sono riempiti ogni giorno da una costante lotta, dalla paura e dalla rassegnazione, dalla angoscia del dopo di noi.

Lo spazio etico e l’umanizzazione delle cure

La storia della cura della sofferenza psichica delle persone è stata costellata di spazi.  In occasione dell’anniversario della nascita di Franco Basaglia questo argomento diventa ancora più attuale. L’umanizzazione delle cure è il principio di base su cui tutte le persone che si prendono cura delle sofferenze psichiatriche devono sempre tenere in mente. L’umanizzazione delle cure dovrebbe muoversi al pari passo con l’umanizzazione degli spazi. Il rischio, tuttavia, è l’anarchia delle cure (Renzulli L, Vannetti G, 2020).

Nonostante gli enormi sviluppi e le sempre più profonde conoscenze sulla genesi, sulla valutazione e sulla gestione di tali patologie ancora oggi si assiste a un confuso modo di agire. Accaniti sostenitori di una branca o di un’altra di queste discipline il malato affetto da disturbi psichici può venire sballottato da opinioni, supposizioni, interpretazioni o, ancora peggio, da dottrine. L’unica via di uscita è lo studio, la ricerca continua pervasa da dubbi e da nuove conoscenze.

Il rischio narcisistico delle cure

Il centro della cura è la persona che soffre e non certo i professionisti della salute mentale con le proprie dimostrazioni del sapere. Gli spazi narcisistici riempiono i luoghi di cura, non intesi come strutture dove sono ospitati queste persone. Ma sono luoghi interni, intrapsichici, oppure piccoli luoghi come le famiglie, i social, i media. Negli ultimi anni si sta assistendo alla crescita del fenomeno della distorsione cognitiva (effetto Dunning-Kruger) (Franza 2021). Seppur in assenza di specifiche competenze, diverse figure professionali si sentono in dovere di entrare in spazi professionali non appropriati. Il rischio è l’appiattimento dei saperi. Le sentenze emesse rischiano di diventare macigni, pallottole che minano la cura delle persone affette da disturbi psichici.

Lo spazio etico come spazio di umiltà

Dobbiamo fare ancora tanta strada. Dobbiamo fare un bagno di umiltà. L’umanizzazione degli spazi attraverso lo sviluppo di spazi etici è il nostro obiettivo. Tale spazio è raggiungibile solo con l’acquisizione di competenze, con lo studio e la ricerca nella salute mentale. La strada è lunga ma non irraggiungibile. Attraverso la cultura, la condivisione delle conoscenze, il rispetto e la non prevaricazione delle competenze si possono creare spazi etici e umanizzanti.

È anche questo il compito della EDA Italia Onlus.

Francesco Franza

Bibliografia

  1. Ferrante T, Villani T. Environmental Physical and Perceived Quality in Hospice. HERD. 2021;14(4):324-338. doi:10
  2. Franza F. L’effetto Dunning-Kruger e il Natale. Depressione Stop, 2021, 3
  3. Renzulli L, Vannetti G.  Genius loci e centralità della persona. Panorama della Sanità. 2020;  XXXIII, 82-226

Foto: Envato Elements

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