Amy Winehouse. L’ascolto di un’anima attraverso la voce
«Tutte le mie canzoni sono autobiografiche. Devono significare qualcosa per me». Amy Winehouse, scrive il padre, strappava alla sua anima canzoni potenti e appassionate. «Quelle che apparvero su Back to Black riguardavano i suoi sentimenti più profondi. E per crearle dovette attraversare un inferno emotivo».
Introduzione
Amy Winehouse, una intramontabile presenza nella musica che ha avuto un grande coraggio. Coraggio di mettere a nudo la propria anima, di urlare le proprie debolezze, di ridere di sé stessa. Una voce intima, imperfetta che continua a trasmettere emozioni, che dà voce alle emozioni. Emozioni che affondano le radici in momenti reali, in errori, in desideri, in dolori.
«La vita è breve ed io ho fatto un sacco di errori. Ho avuto spesso un atteggiamento distruttivo. Facevo una cosa sbagliata dietro l’altra. Ho sempre detto che non sono una che si pente di quello che fa, che non chiede mai scusa e non si sente mai in colpa, ma in realtà mi sento in colpa per quello che ho fatto. Credo tuttavia che le cose succedano sempre per una ragione ben precisa» (1).
Amy Winehouse, un talento che non salva ma che illumina
Dipendenza, autolesionismo, instabilità; ricerca disperata di autenticità, di coerenza identitaria, di riconoscimento di sé. Tutto questo era Amy Winehouse, ma soprattutto una grande artista che ha rimodellato jazz, soul degli anni ’60 con il genere musicale R&B in un sound del tutto originale (2). Pienamente consapevole di sé, della sua tendenza autodistruttiva, del suo umore instabile, dell’alcol, del fumo, non interpretava le sue emozioni. Cantava come se le “documentasse” attraverso la sua pelle e la sua voce. Le condivideva con il suo pubblico senza armature. La sua voce, che non mirava alla perfezione, era ed è tuttora uno strumento emotivo.
In questo lavoro cerco di accedere a lei attraverso i suoi brani: come capitoli di una autobiografia emotiva. Al di là della patologia. In una prospettiva fenomenologica, la sofferenza non è letta come deficit, ma come tentativo estremo di mantenere una coerenza interna. Ogni sofferenza è un modo di dare coerenza all’esperienza. Anche ad un prezzo altissimo.

“Immagini del libro Amy mia figlia”, foto di Imma d’Errico, 2026
Chi era Amy Winehouse?
Amy ha vissuto davvero poco, nata nel 1983 è scomparsa il 23 luglio 2011, a soli 27 anni. Scrive il padre in “Amy mia figlia” «la vita troppo breve di Amy è stata una corsa sulle montagne russe». La sua esistenza è stata puntellata di arte, luce e momenti drammatici (Winehouse, 2012).
«Quelle come me sono destinate ad avere l’anima perpetuamente in tempesta» (1).
Figlia di una farmacista e di un tassista/cantante, amante della musica in particolare soul e jazz. Sin da piccola si appassiona ad artisti del calibro di Frank Sinatra, cui dedicherà il primo album, Frank. A 19 anni Amy Winehouse fa il suo primo disco: un jazz ibrido e innovativo che diventa virale nel Regno Unito. Con la sua iconica acconciatura ad alveare, il trucco alla Cleopatra, nel 2006 pubblica Back to Black. Il suo secondo e ultimo album in vita, in cui il suo stile arricchisce il classico sound Motown con gli stilemi dell’hip-hop contemporaneo. Il disco viene osannato dalla critica e dal pubblico diventando un successo internazionale. Suoi brani immortali, Rehab e Back to Black, sono universalmente riconosciuti come dei capolavori musicali (2).
Amy Winehouse attraverso le sue canzoni
Rehab: dire NO per non scomparire!
They tried to make me go to rehab but I said no, no, no (Hanno cercato di mandarmi in riabilitazione, ma ho detto No, no, no) (3).
Rehab (Riabilitazione) è la traccia che apre il secondo album di Amy Winehouse, Back to Black, pubblicato nel 2006. Parla del rifiuto di Amy di andare in clinica a disintossicarsi dall’alcool, come richiesto dai suoi manager. Rehab è un modo popolare per indicare i Rehabilitation Center.
«Ho chiesto a mio padre se pensava che ne avessi bisogno. Ha detto “No, ma dovresti provarci”. Quindi l’ho fatto, solo per 15 minuti. Ho detto “ciao” e ho spiegato che bevo perché sono innamorata e ho rovinato la mia relazione. Poi sono uscita» (Winehouse, 2012).
Il rifiuto a curarsi non è una negazione della dipendenza, ma è un urlo di difesa. Il grido di chi ha paura di essere curata contro la propria volontà. La cura vissuta come invasione e come una minaccia alla propria coerenza interna. Accettarla significherebbe consegnare ad altri la gestione del proprio dolore.
Back to Black: l’abbraccio del vuoto primario
I died a hundred times Sono morta cento volte
You go back to her Sei tornato da lei
And I go back to E io ritorno
Black Black […] Al nero nero […](4)
Qui il nero sta per annichilimento, vuoto. Non è tristezza. È il suo luogo intimo e interno in cui si rintana per ritrarsi dal dolore. È un luogo conosciuto dentro di sé. Il legame con Black (per coincidenza è il nome vero dell’uomo) è la sua regolazione emotiva. Senza, il sé implode.
And life is like a pipe E la vita è come una pipa
And I’m a tiny penny E io sono un piccolissimo penny
Rollin’ up the walls inside Che rotola su per il muro (4)
Questi versi sono la rappresentazione perfetta della sua instabilità e del valore che si attribuisce. Un piccolo penny che rotola via!
You Know I’m No Good: la colpa come identità
I told you I was trouble Te l’ho detto che ero nei guai
You know that I’m no good Sai che non sono buona (5)
La consapevolezza emotiva di non percepirsi. Come se Amy Winehouse si auto-condannasse, prima che lo facciano altri. Per un senso di protezione. Amy si sente come l’altro la vede. Il rischio della delusione è alto: se mi dichiaro sbagliata evito la delusione.
I cheated myself Mi sono tradita
Like I knew I would Come sapevo che avrei fatto (5)
In questi versi la conferma identitaria di un’anima dispersa che chiede semplicemente di essere vista senza giudizio. Fallisco, so che fallisco, dunque io sono e mi riconosco in questo!
Riflessioni
Amy Winehouse è una icona tragica contemporanea. Le sue canzoni puntellano il suo percorso artistico e di vita come fossero veri e propri capitoli di una biografia. I suoi brani descrivono rigorosamente una esperienza vissuta e la sua voce e la sua musica erano salvezza da un dolore esplosivo. Amy era una incarnazione drammatica della vulnerabilità psichica. E la sua voce un tentativo di dare coerenza ad un sentire interno troppo intenso.
«La musica è l’unica terapia che ho a disposizione per trasformare i miei fallimenti in vittoria e ogni brutta situazione è una canzone blues che aspetta di accadere» (1).
Amy è sempre viva, perché la sua musica è radicata nella verità.
Immacolata d’Errico
Bibliografia
Winehouse M.: Amy mia figlia. Bompiani Overlook, 2012.
Sitografia
- https://www.elle.com/it/magazine/g1393/amy-winehouse-frasi-celebri-canzoni/
- https://www.starssystem.it/culture/cinema/amy-winehouse-biografia-film/
- https://www.musixmatch.com/it/testo/Amy-Winehouse/Rehab/traduzione/italiano
- https://www.wordsandmusic.it/traduzione-back-to-black-amy-winehouse/
- https://testirock.altervista.org/you-know-im-no-good-amy-winehouse/
- Back to Black su Netflix. https://www.netflix.com/it/title/81776705
Foto di Immacolata d’Errico “Libro di Amy Winehouse”, 2026







