Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Serie TV, emozioni, resilienza e la ricerca SerieQuest

Le serie TV non sono soltanto un passatempo. Per molte persone diventano compagnia, rifugio, stimolo, specchio emotivo e occasione di identificazione. La ricerca SerieQuest analizza il rapporto tra lo spettatore e le serie TV.

Guardare una serie può aiutare a rilassarsi. Può offrire una pausa dopo una giornata difficile. Può farci sentire meno soli. Ma, in alcuni casi, può anche diventare un modo per evitare emozioni dolorose come tristezza, ansia, vuoto o solitudine. Per questo è importante chiedersi non solo quanto guardiamo le serie TV, ma come e perché le guardiamo. SerieQuest è una ricerca dedicata al rapporto tra serie TV, emozioni e resilienza, con attenzione anche all’identificazione con i personaggi e al rischio di consumo disfunzionale.

Perché le serie TV interessano la psicologia?

Le serie TV fanno parte della vita quotidiana. Le guardiamo la sera, nei momenti di riposo, durante periodi di stress o quando abbiamo bisogno di distrarci. A differenza di un film, una serie ritorna nel tempo. I personaggi diventano familiari. Le storie proseguono. L’attesa della puntata successiva crea coinvolgimento, ma può anche diventare una forma di evitamento, quando viene usata soprattutto per non sentire emozioni difficili. Questo rende le serie TV un oggetto interessante per la psicologia.

La letteratura scientifica ha già distinto tra visione intensa, visione abituale e visione problematica. Problematic Series Watching Scale (Orosz, Bőthe, & Tóth-Király, 2016). SerieQuest si inserisce in questo scenario con una prospettiva ampia. Non considera lo spettatore solo come possibile consumatore problematico, ma come persona che può usare le narrazioni seriali in modi differenti: talvolta protettivi, talvolta fragili.

Che cos’è SerieQuest?

SerieQuest è uno strumento di ricerca pensato per esplorare il rapporto tra spettatore e serie TV. L’obiettivo non è giudicare chi guarda molte serie TV, ma comprendere quale funzione psicologica assume la visione. Guardare tre episodi di seguito può essere una scelta piacevole e consapevole. Ma può anche diventare un gesto automatico, usato per non affrontare emozioni o situazioni difficili. La differenza non sta solo nel numero di episodi. Conta il rapporto tra visione, libertà personale, emozioni e vita quotidiana.

Perché una serie ci cattura?

Molte serie TV sono costruite per creare attesa. Una puntata termina con una domanda aperta. Un personaggio resta in pericolo. Una relazione si interrompe. Una verità viene rivelata solo in parte.

Lo spettatore sente allora il desiderio di continuare. SerieQuest definisce questa dimensione come aggancio emotivo. L’aggancio emotivo non è negativo in sé. Le storie coinvolgenti possono stimolare curiosità, immaginazione, empatia e partecipazione.  Il problema nasce quando l’aggancio emotivo diventa l’unico modo per ottenere sollievo immediato. In quel caso, la serie non funziona più come spazio di riflessione, ma come sospensione temporanea del disagio.

Identificazione con i personaggi: quando una storia parla di noi

Uno degli aspetti più forti delle serie TV è la continuità. I personaggi ritornano episodio dopo episodio. Li vediamo cambiare, soffrire, fallire, amare, sbagliare, riparare, ricominciare. Con il tempo, alcuni personaggi possono diventare familiari. Lo spettatore può riconoscersi in una fragilità, in una scelta, in una ferita o in un desiderio.

La ricerca sui media ha descritto da tempo le relazioni parasociali, cioè quei legami di familiarità a distanza che possono nascere tra pubblico e figure mediali. Horton e Wohl hanno introdotto questo concetto parlando di “intimità a distanza” tra spettatore e personaggio mediale (Horton & Wohl, 1956). Il rischio, sempre ben chiaro ai terapeuti di ieri e di oggi, è che si possa sostituire progressivamente il contatto con le relazioni reali e con la vita quotidiana.

L’identificazione con i personaggi è un processo che avviene quasi inconsciamente: Cohen la descrive come una modalità attraverso cui il pubblico assume temporaneamente la prospettiva del personaggio, partecipando al suo mondo emotivo e narrativo (Cohen, 2001). Questa identificazione può avere una funzione positiva: può aiutare a comprendere meglio se stessi oppure può favorire empatia o infine potrebbe permettere di dare un nome a emozioni confuse.

Resilienza: quando la serie diventa spazio di elaborazione

La resilienza non significa semplicemente “essere forti”. È la capacità di attraversare difficoltà, stress e cambiamenti mantenendo la possibilità di riorganizzarsi. Nel contesto di SerieQuest, la resilienza viene letta come possibile fattore protettivo lo spettatore resiliente può essere molto coinvolto da una serie, ma riesce a mantenere una certa libertà interiore e pertanto può emozionarsi senza perdersi, può identificarsi senza confondersi può usare la storia come occasione di pensiero, non solo come fuga. In questo senso, le serie TV possono diventare anche strumenti di educazione emotiva. Non perché “curino”, ma perché offrono scene, personaggi e conflitti attraverso cui parlare di sé.

Quando la visione può diventare problematica?

È importante evitare giudizi semplicistici. Il rischio aumenta quando la visione diventa rigida, ripetitiva e poco controllabile. Alcuni segnali meritano attenzione, come ad esempio: si dorme meno per continuare a guardare, si rimandano studio, lavoro o impegni importanti, si evitano relazioni e attività quotidiane, In questi casi non è la serie TV il problema in sé. Il punto è la funzione che sta assumendo: compagnia, rifugio, anestesia, evitamento o dipendenza emotiva da un sollievo immediato.

I quattro profili di spettatori secondo SerieQuest

L’analisi SerieQuest ha individuato quattro profili di spettatori. Non sono diagnosi cliniche. Sono modelli interpretativi utili per comprendere diversi modi di vivere la narrazione seriale.

I coinvolti resilienti

Sono spettatori che vivono le serie TV come spazio di riflessione, empatia e crescita personale. Si coinvolgono, ma non perdono il contatto con la propria vita.  La serie diventa un’occasione per pensare, riconoscere emozioni, confrontarsi con personaggi e situazioni complesse.

I moderati riflessivi

Sono spettatori equilibrati. Guardano le serie con piacere, ma mantengono distanza critica. La visione è integrata nella vita quotidiana e non tende a diventare eccessiva o sostitutiva. Il rapporto con la serie resta flessibile.

I consumatori evitanti

Sono spettatori che possono usare le serie soprattutto per allontanare emozioni difficili. La visione diventa una pausa dal disagio. Tuttavia, può trasformarsi in evitamento quando impedisce di affrontare ciò che si prova.

Gli esploratori curiosi

Sono spettatori attratti da mondi narrativi, personaggi, generi e prospettive diverse. Cercano nelle serie stimoli cognitivi ed emotivi. In questo profilo, la visione può favorire apertura, immaginazione, confronto con l’altro e comprensione della complessità umana.

Educazione positiva: imparare a guardare in modo consapevole

Le serie TV, se usate in modo consapevole, possono diventare strumenti di dialogo. A scuola, in famiglia, nei gruppi o nei contesti psicoeducativi, una puntata può aprire domande importanti:

  • Che cosa prova questo personaggio?
  • Quale emozione mi ha lasciato questa scena?
  • Dove vedo una forma di evitamento?
  • Quale relazione aiuta il personaggio?
  • Quale scelta lo fa stare peggio?
  • Che cosa di questa storia parla anche di me?

In questo modo, la visione non resta passiva. Diventa occasione di parola, ascolto e consapevolezza.

Cosa possiamo imparare da SerieQuest?

Le serie TV non sono il problema in sé. Il punto è il modo in cui vengono usate. Possono essere intrattenimento, compagnia, riflessione, stimolo culturale e spazio di identificazione. Ma possono anche diventare una forma di evitamento, se sostituiscono il sonno, le relazioni, il movimento, la cura di sé e il confronto con le emozioni reali.

La ricerca SerieQuest aiuta a leggere questa complessità. Non propone una visione moralistica delle serie TV, ma una domanda più utile: cosa sto cercando in questa storia? Rispondere a questa domanda può essere il primo passo per diventare spettatori più consapevoli del proprio mondo emotivo.

Appendice. Domande frequenti sugli argomenti trattati

Le serie TV fanno male alla salute mentale?

No, non necessariamente. Possono essere una forma di intrattenimento, rilassamento e riflessione. Diventano problematiche quando interferiscono con sonno, relazioni, lavoro, studio o cura di sé.

Guardare molte puntate di seguito è sempre un problema?

No. Una visione intensa non è automaticamente disfunzionale. È importante capire se la persona sceglie liberamente di guardare o se sente di non riuscire a fermarsi.

Che cos’è SerieQuest?

SerieQuest è un questionario di ricerca che studia il rapporto tra serie TV, emozioni, identificazione con i personaggi, resilienza e rischio di consumo disfunzionale.

Le serie TV possono aiutare chi si sente solo o triste?

Possono offrire compagnia e sollievo temporaneo, ma non sostituiscono il sostegno umano o professionale. Se tristezza, isolamento o perdita di interesse persistono, è importante chiedere aiuto.

Che cosa significa guardare una serie in modo consapevole?

Significa chiedersi non solo se una serie piace, ma quale emozione attiva, quale bisogno soddisfa e quale effetto lascia dopo la visione.

Luigi Starace

Bibliografia

  1. Cohen, J. (2001). Defining identification: A theoretical look at the identification of audiences with media characters. Mass Communication and Society, 4(3), 245–264.
  2. Connor, K. M., & Davidson, J. R. T. (2003). Development of a new resilience scale: The Connor-Davidson Resilience Scale, CD-RISC. Depression and Anxiety, 18(2), 76–82.
  3. Green, M. C., & Brock, T. C. (2000). The role of transportation in the persuasiveness of public narratives. Journal of Personality and Social Psychology, 79(5), 701–721.
  4. Horton, D., & Wohl, R. R. (1956). Mass communication and para-social interaction: Observations on intimacy at a distance. Psychiatry, 19(3), 215–229.
  5. La Forgia, M., Starace, L., Ricerca SerieQuest – psicologia dei consumi mediali, resilienza e narrazione seriale.
    Studio presentato al XX Congresso AIFREF di Parigi 2026.
  6. Orosz, G., Bőthe, B., & Tóth-Király, I. (2016). The development of the Problematic Series Watching Scale, PSWS. Journal of Behavioral Addictions, 5(1), 144–150.
  7. Seligman, M. E. P., Ernst, R. M., Gillham, J., Reivich, K., & Linkins, M. (2009). Positive education: Positive psychology and classroom interventions. Oxford Review of Education, 35(3), 293–311.

Foto: di Luigi Starace elaborate con A.I “Serie TV e SerieQuest”, 2026

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