Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Pensiero lento e veloce. La comunicazione e il rischio depressione

La nostra mente è un campo di battaglia tra due forze: il pensiero veloce intuitivo ed emotivo che si "accende" nelle aree limbiche del cervello. E il pensiero lento che è razionale, analitico e risiede nella corteccia prefrontale.

Per comunicare bene, dobbiamo parlarle a entrambi. A livello di salute mentale, la depressione sembra bloccare o depotenziare il pensiero lento (la nostra parte razionale). Quando il “correttore di bozze” razionale si inceppa, non riesce a fermare i pensieri negativi automatici del pensiero veloce. Il risultato? La tristezza si trasforma in pensiero ripetitivo e sterile. La chiave per uscire da questo circolo vizioso è riattivare il pensiero lento, usandolo in modo costruttivo e orientato all’azione.

Pensiero veloce contro pensiero lento. La danza delle decisioni

Immaginiamo che la nostra mente sia come un’azienda con due amministratori delegati (AD) in perenne conflitto per il controllo.

Il Sistema 1 (pensieroveloce): L’AD è intuitivo. È un fulmine, lavora d’istinto (bottom-up) e gestisce la stragrande maggioranza (80-95%) delle nostre giornate, perché non vuole sprecare energia. Il problema è che, per la sua fretta, usa troppe scorciatoie mentali, il che lo rende incline a errori sistematici.

Il Sistema 2 (pensiero lento): L’AD è razionale. È logico, faticoso e analitico (top-down). È pigro per natura e viene scomodato solo per i calcoli complessi o per correggere gli errori più grossolani del Sistema 1.

La vera bravura non sta nell’eliminare l’intuito, ma nel conoscerlo così bene da sapere esattamente quando dobbiamo svegliare intenzionalmente il nostro AD razionale. Specialmente quando la posta in gioco è alta (Tverskai, 1981).

Le basi neurobiologiche: un conflitto con la sede fisica

La differenza tra il pensiero veloce e il pensiero lento non è un semplice concetto, ma ha una sede fisica, con strutture cerebrali dedicate.

Pensiero veloce (Sistema 1): è legato a strutture più antiche e veloci, come le aree limbiche (il centro delle emozioni, inclusa l’amigdala). È il nostro cervello reattivo che ci fa saltare o scappare prima ancora di pensare.

Pensiero lento (Sistema 2): Richiede l’attivazione della Corteccia Prefrontale (CPF), la parte più evoluta del cervello. La CPF è il nostro centro di controllo esecutivo. Qui avvengono il ragionamento logico, la pianificazione a lungo termine e, soprattutto, l’inibizione (ovvero, il blocco degli impulsi del Sistema 1).

In sintesi: Le decisioni rapide “aggirano” la Corteccia Prefrontale. La riflessione le attiva, consumando molta più energia (glucosio) e tempo (Miller e al., 2001).

Persuadere entrambi i sistemi

Per avere una comunicazione efficace, devi convincere entrambi gli amministratori delegati del tuo interlocutore:

SistemaObiettivoStrategia di comunicazione
Sistema 1 (Veloce)Catturare l’attenzioneUsa storie, metafore, immagini potenti ed emozioni. Evita numeri e dati complessi. È il motivo per cui la pubblicità di successo è emotiva e visiva.
Sistema 2 (Lento)Costruire la fiduciaFornisci dati, logica strutturata e fonti verificabili. Se il messaggio è troppo “bello per essere vero“, il Sistema 2 si attiva e cerca la prova logica.

La fluidità del pensiero (quanto è facile elaborare il messaggio) è fondamentale. Per il Sistema 1, un messaggio facile da leggere e semplice appare più vero e meno rischioso. Per il Sistema 2, però, quando si tratta di decisioni importanti, un linguaggio più formale o dati analitici costringono la mente a uscire dall’“autopilota” e ad attivare il pensiero critico.

L’importanza del Framing

Il Framing (il modo in cui “incorniciamo” il messaggio) è una leva potente che sfrutta le debolezze del Sistema 1. Per esempio, il nostro AD intuitivo è dominato dall’avversione alla perdita. Presentare un’azione come un modo per evitare una perdita (es. “Se non fai X, rischi di perdere il 10%”) è quasi sempre più efficace che presentarla come un potenziale guadagno. La paura attiva una risposta emotiva immediata (Kahneman, 2011).

Rischio depressivo: il pensiero lento sotto stress

Il legame tra i sistemi di pensiero e i disturbi dell’umore è cruciale. La depressione si manifesta spesso come un malfunzionamento del pensiero lento.

Nella depressione, la Corteccia Prefrontale (sede del Sistema 2) fatica. Il pensiero lucido e la concentrazione diventano faticosi. Il Sistema 2, anziché essere il “correttore di bozze” costruttivo, si blocca in un ciclo disfunzionale.

La ruminazione (il pensiero ripetitivo ed ossessivo su fallimenti o pensieri negativi) è un uso eccessivo e improduttivo del Sistema 2. L’AD razionale, alimentato da emozioni negative, si fissa e consuma un sacco di energia (attivazione della CPF) senza portare a una soluzione.

Il Sistema 1 genera l’ipotesi negativa (“Non valgo nulla”), e il Sistema 2 non la corregge; al contrario, lavora tenacemente per trovare prove che la sostengano. Questo rinforza il pensiero ripetitivo depressivo.

A livello chimico, una ridotta attività metabolica e una minore flessibilità di pensiero nella CPF limitano la capacità del Sistema 2 di adattarsi e trovare soluzioni creative. La carenza di neurotrasmettitori come la serotonina rende più difficile sostenere lo sforzo di ragionamento, lasciando campo libero alle idee negative del Sistema 1.

In sintesi, la depressione è, in parte, una condizione in cui il pensiero veloce, dominato da schemi emotivi negativi, non viene regolato efficacemente dal pensiero lento (Beck e al., 1979).

Bisogna riattivare il pensiero lento. Strategie terapeutiche

Le tecniche terapeutiche mirano a ripristinare la funzione regolatrice del Sistema 2, costringendolo a uscire dalla modalità “pensiero ripetitivo” e a entrare in modalità “soluzione”.                                                                                

La tecnica del “Tempo della Preoccupazione” (Worry Time)

Questa strategia di Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) stabilisce un confine, costringendo il pensiero lento a lavorare solo su appuntamento. Dedica massimo 30 minuti al giorno, sempre nello stesso orario e luogo, in cui ti concedi di preoccuparti. Quando un pensiero negativo spunta durante il giorno, non ingaggiarlo. Prendine nota e dì a te stesso: “Me ne occuperò nell’orario dedicato alle 17:00”. Questo rimanda l’attività mentale (Sistema 2) a un momento e luogo controllati, disinnescando l’urgenza (Nolen-Hoeksema e al., 2008).

Sostituire i “Perché” con i “Cosa / Come” (Problem Solving)

La ruminazione (il pensiero ossessivo ripetitivo) è sterile; il pensiero lento è la risoluzione dei problemi. L’energia mentale va incanalata in modo costruttivo.

Chiedere “Perché mi è successo?” è orientato al passato, astratto, e genera colpa o vittimismo. Non ha soluzioni pratiche. La soluzione del “Cosa / Come”: bisogna chiedersi “Cosa posso fare ora?” o “Come posso evitare che succeda di nuovo?”. Essa è orientata al futuro, è concreta e attiva il vero Sistema 2 di problem solving (soluzione del problema).

Per l’analisi Causa-Azione, scrivi la preoccupazione, distingui gli aspetti controllabili da quelli non controllabili, e crea un piano d’azione concreto solo sugli aspetti su cui puoi intervenire.

Interruzione e Focalizzazione dell’Attenzione (Mindfulness)

La ruminazione vive di attenzione automatica. Riattivare il Sistema 2 significa spezzare l’autopilota. Tecnica “STOP!”: Appena noti che stai rimuginando, pronuncia mentalmente “STOP!”.

Conclusione

La Corteccia Prefrontale (Sistema 2) è il nostro vigile del fuoco, cruciale per regolare le risposte emotive. Quando si disattiva o si blocca nella ruminazione, entriamo in uno schema mentale non salutare. La qualità della nostra vita, delle nostre decisioni e la nostra salute mentale sono tutte determinate dall’equilibrio tra il pensiero veloce (intuitivo) e il pensiero lento (razionale).

Capire queste dinamiche non è solo un fatto teorico: ci offre strumenti pratici. Imparare a riattivare intenzionalmente il pensiero lento è essenziale per disinnescare i cicli negativi di pensiero e promuovere un approccio più adattivo e orientato alla soluzione nella vita quotidiana.

Antonio La Daga

Bibliografia

  1. Beck, A. T. e al. (1979). “Cognitive Therapy of Depression” PubL Med, Aust N Z J Psychiatry 2002 Apr;36(2):272-5 https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11982560/
  2. Kahneman, D. (2011). Pensieri lenti e veloci (Titolo originale: Thinking, Fast and Slow). Mondadori. https://www.mondadori.it/libri/pensieri-lenti-e-veloci-daniel-kahneman/
  3. Miller, E. K. e al. (2001). An Integrative Theory of Prefrontal Cortex Function. Annual Review of Neuroscience, 24, 167-202. https://www.annualreviews.org/content/journals/10.1146/annurev.neuro.24.1.167
  4. Nolen-Hoeksema, S. e al.  (2008). “Rethinking Rumination” Perspectives on Psychological Science, 3(5), 400-424. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26158958/
  5. Tverskai A.  (1981) “The Framing of Decisions and the Psychology of Choice” Science- Vol 211, Issue 4481pp. 453-458,

Foto: Envato Elements

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