Introduzione
In filosofia, la teologia della forza può assumere diverse interpretazioni a seconda del contesto e del pensiero filosofico. La parola teologia deriva dal greco teo (dio) logos (discorso, divinizzazione).
Friedrich Nietzsche (2006) ha sviluppato il concetto di “volontà di potenza”, che può essere visto come una forza fondamentale che guida il comportamento umano e la vita in generale. Per Nietzsche, la volontà di potenza è una forza creativa e dinamica che spinge gli individui a superare sé stessi e a realizzare il proprio potenziale.
Thomas Hobbes nella sua opera “Leviatano” (2024) descrive la forza come un elemento centrale in natura, dove gli individui sono in costante competizione per il potere e la sicurezza. La forza, in questo contesto, è vista come un mezzo per garantire la sopravvivenza e l’ordine sociale.
Michel Foucault ha esplorato il concetto di forza in termini di potere e controllo sociale. Secondo Foucault, le forze sociali e politiche modellano il comportamento umano attraverso pratiche disciplinari e discorsi che definiscono ciò che è accettabile o deviante.
Forza tra potere divino e umano
In molte tradizioni religiose Dio è visto come onnipotente, la fonte ultima di ogni forza. Questo può portare a interpretazioni in cui la forza è vista come un attributo divino o come un dono di Dio. Tuttavia, questo può anche portare a interpretazioni distorte in cui la forza viene usata per giustificare l’oppressione o la violenza. Si sostiene così che tali azioni sono in linea con la volontà divina.
La teologia della forza può anche riferirsi al modo in cui gli esseri umani usano il potere, sia individualmente che collettivamente. Questo può includere questioni come il ruolo dell’autorità religiosa, il rapporto tra chiesa e stato, e l’uso della forza per promuovere o difendere credenze religiose.
Molti teologi e filosofi hanno criticato l’uso della forza in nome della religione, sostenendo che è incompatibile con i principi di amore, compassione e non violenza. Essi sottolineano che la vera forza risiede nella debolezza, nell’umiltà e nel servizio agli altri, come dimostrato dalla vita e dagli insegnamenti di figure come Gesù Cristo (Mondini, 1969).
Nella debolezza la forza
Un concetto importante presente nella teologia cristiana, in particolare nelle lettere di san Paolo, è l’idea che la forza di Dio si manifesta nella debolezza umana. Questo paradosso sottolinea che la vera potenza non risiede nella dominazione o nella violenza, ma nella capacità di superare le avversità attraverso la fede e la grazia divina.
In sintesi, la teologia della forza è un argomento delicato che richiede un’attenta riflessione e un’analisi critica. È importante distinguere tra l’uso legittimo del potere per promuovere il bene e l’abuso del potere per fini egoistici o violenti. In un contesto teologico, la forza potrebbe essere interpretata simbolicamente come una manifestazione della presenza divina o come una potenza universale che collega tutte le cose.
Esplorando il concetto da un punto di vista spirituale, la forza potrebbe rappresentare la potenza di Dio, la Sua volontà, o l’energia spirituale che sostiene l’ordine cosmico. In un’interpretazione più filosofica, la teologia della forza potrebbe trattare di come le persone, in quanto esseri dotati di libero arbitrio, possono scegliere come utilizzarla. Potrebbero agire sia per il bene che per il male (Morrone, 2022).
Il concetto di teologia della forza applicato alla delinquenza minorile
Nell’ambito dei comportamenti devianti degli adolescenti e dei giovani oggi frequenti e oramai strutturati, la teologia della forza si riferisce a una mentalità̀ che glorifica la violenza. Essa valorizza il dominio e la sopraffazione come mezzi per ottenere potere e status.
Questa teologia (divinizzazione) del potere può̀ manifestarsi in vari modi, dall’ammirazione per figure criminali alla partecipazione a gang o gruppi violenti.
Gli adolescenti, in particolare, possono essere vulnerabili a questa ideologia a causa della loro ricerca di identità̀. Essi hanno desiderio di appartenenza e tendenza a mettere alla prova i propri limiti (Sangermano, 2022).
Teologia della forza ed emarginazione
La delinquenza minorile è un fenomeno complesso e con molteplici cause. Tra esse vi sono fattori individuali (come problemi di salute mentale), familiari (come abusi o negligenza) e sociali (come povertà̀ o mancanza di opportunità̀).
L’esposizione alla violenza, sia come vittima che come testimone, è un fattore di rischio significativo. Questa dottrina può̀ esacerbare i comportamenti delinquenziali, fornendo una giustificazione ideologica per la violenza e l’aggressione.
I giovani che abbracciano questa mentalità̀ possono essere più̀ inclini a commettere crimini violenti, come aggressioni, rapine o atti di vandalismo (Sangermano, 2022).
Come prevenirla
È fondamentale contrastare la “teologia della forza” attraverso programmi educativi che promuovano valori come il rispetto, l’empatia e la risoluzione pacifica dei conflitti. Interventi precoci con giovani a rischio possono aiutare a prevenire l’aumento della violenza. I programmi di riabilitazione per giovani che delinquono devono affrontare le cause profonde del loro comportamento, inclusa la “teologia della forza”.
È importante fornire ai giovani alternative positive alla violenza, come attività̀ sportive, artistiche o di volontariato. In definitiva, la teologia della forza è un fattore di rischio significativo per la delinquenza minorile. Comprendere questa connessione è essenziale per sviluppare strategie efficaci di prevenzione e intervento (Sangermano, 2022).
Connessioni tra teologia della forza e disturbi mentali
Il collegamento tra teologia della forza e disturbi mentali è spesso evidente nel modo in cui la fede viene vista come una risorsa per affrontare e superare le difficoltà psichiche.
Per esempio:
- La forza interiore derivante dalla fede potrebbe essere un mezzo per combattere l’ansia, la depressione o la tristezza, dando alle persone uno scopo e una speranza in mezzo alla sofferenza.
- La grazia divina e la forza spirituale potrebbero essere viste come risorse per trovare la pace interiore, la guarigione emotiva e una nuova prospettiva sulle difficoltà psicologiche.
L’accettazione della sofferenza mentale come parte del cammino di fede può aiutare a ridurre la vergogna e lo stigma. Essa permette a chi soffre di disturbi mentali di avvicinarsi alla propria fede in modo più autentico.
In sintesi, la teologia della forza e i disturbi mentali sono due ambiti che possono essere esplorati insieme in contesti spirituali, con la fede come potenziale fonte di resilienza e di guarigione. Tuttavia, è fondamentale che tali riflessioni siano anche sensibili e rispettose delle conoscenze psicologiche moderne, evitando interpretazioni che possano danneggiare chi soffre di problemi mentali (Cencini & Manenti, 2015).
Riflessioni
La teologia della forza offre una prospettiva unica sull’energia spirituale, la delinquenza e i disturbi mentali. La forza spirituale aiuta a superare le sfide della vita, mentre la teologia della redenzione offre speranza e possibilità di cambiamento per i delinquenti. Inoltre, una spiritualità sana può migliorare la salute mentale, fornendo un senso di scopo e comunità. Questi temi interconnessi mostrano come la fede e la spiritualità influenzino profondamente la vita umana.
Antonio La Daga
Bibliografia
- Cencini A.& Manenti A. “Psicologia e teologia” EDB, Bologna 2015.
- Hobbes T. “Leviatano” Ed. Laterza- 2024
- Mondini B. “Il Pensiero filosofico di Paul Tillich” Rivista di Filosofia Neo-Scolastica Vol. 61, No. 2/3 (1969), pp. 298-307
- Morrone F. “Nella debolezza la forza, una riflessione teologica dal pensiero paolino”. Bioetica News Torino. 2022.
- Nietzsche F. “La volontà di potenza” Collana: Volti- 2006
- Sangermano A. “Devianze giovanili: la teologia della forza” – Studi sulla Formazione: 25, 179-184, 2022-2 DOI: 10.36253/ssf-14208 | ISSN 2036-6981
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