Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

La realtà della relazione: da Helgoland alla psicoterapia

Dialogo a due voci tra psicoterapeuta e paziente. Affascinate entrambe dal libro di Carlo Rovelli, Helgoland. Il fisico Rovelli sostiene che la realtà non sia fatta di oggetti con proprietà fisse, ma di relazione. Relazioni tra sistemi che si influenzano reciprocamente.

Introduzione

Helgoland è un’isola dove Werner Heisenberg nel 1925 ebbe l’intuizione che avrebbe scosso il mondo della fisica. Una radicale rivoluzione della meccanica quantistica. Carlo Rovelli è un fisico, un saggista e un divulgatore scientifico. Questo libro ci introduce nel mondo della teoria dei quanti, ma anche del modo in cui conosciamo il mondo e costruiamo la realtà. Ci parla di identità, di relazione e dei limiti della conoscenza.

Leggendolo, mi sono accorta di quanto alcune riflessioni di Rovelli risuonassero con il mio lavoro quotidiano di psicoterapeuta. Da qui nasce il dialogo con una mia paziente, Laura, laureata in fisica, affascinata quanto me da questo testo.

Il cuore del libro è una riflessione sul carattere relazionale dell’essere.  

«Ogni visione è parziale. Non esiste un modo di vedere la realtà che non dipenda da una prospettiva. Non c’è un punto di vista assoluto, universale. I punti di vista comunicano, i saperi sono in dialogo tra loro e con la realtà, nel dialogo si modificano, si arricchiscono, convergono, la nostra comprensione della realtà si approfondisce». Rovelli, pertanto, mette in discussione la visione classica di un mondo fatto di cose stabili e autonome, proponendo, invece, un mondo di rapporti e processi (Rovelli, 2020).

Laura

«Questo libro mi ha colpita così tanto perché spiega con passione idee scientifiche complesse collegando la fisica quantistica alla filosofia e alla psicologia. Fa riferimento anche al tema dell’identità personale. Non è solo un libro di fisica! Ci spiega che la realtà non è fatta di oggetti isolati ma di relazioni e interazioni reciproche.

Secondo Rovelli gli oggetti non hanno proprietà assolute indipendenti dall’osservazione. Osservatore e osservato sono sempre in relazione tra loro. Questa è la visione della meccanica quantistica relazionale, che il libro propone»

 Io

«Effettivamente è un libro che attraversa svariati saperi. Partendo dalla fisica quantistica Rovelli mette in discussione l’idea di una realtà fatta di oggetti isolati e immutabili. In Helgoland scrive che “ogni cosa è ciò che è, solo rispetto a qualcos’altro”: tra particelle esistono relazioni, interazioni, scambi di informazione. Ci dice, partendo dalla fisica, che non esiste un Sé isolato. Il mondo, pertanto, non appare più come un insieme di entità separate, ma come una rete continua di relazioni. Ed è proprio questo l’aspetto che più mi colpisce, anche come psicoterapeuta: niente esiste davvero da solo.»

Laura e la relazione

«Effettivamente anche noi, come gli elettroni, esistiamo nelle relazioni con il mondo. E rifiutare l’idea di un osservatore esterno e neutrale ha dei risvolti importanti che sto vedendo nel mio percorso di psicoterapia. Spiegami meglio, per favore, i parallelismi tra alcuni concetti fisici descritti da Rovelli e il tuo indirizzo che, se non erro, è costruttivista post-razionalista

Io, la psicoterapia e la relazione con l’altro

«Nel mio percorso di studi ho imparato che non esiste un osservatore completamente neutrale e questo vale anche per gli psicoterapeuti. Così come nella fisica quantistica l’osservazione non è neutra, ma modifica ciò che viene osservato, anche in psicoterapia il terapeuta non è esterno alla relazione. La relazione terapeutica trasforma sia il paziente che il terapeuta. Per questo motivo il terapeuta non possiede mai la verità assoluta sulla sofferenza del paziente, ma solo prospettive parziali.

Nel modello post-razionalista, l’identità non è un qualcosa di fisso ma un processo in continuo divenire. La persona non è un sé stabile e chiuso, ma prende forma nelle sue modalità di essere-in-relazione con l’Altro e il Mondo. In questo senso l’identità non è qualcosa che “abbiamo” ma si configura continuamente nella relazione, nel tempo e nel contesto (Arciero, 2021).

Anche la conoscenza non è il possesso di una verità oggettiva, ma un intreccio di punti di vista. Il che non vuol dire che tutto è relativo, ma che ogni esperienza umana è sempre situata in un contesto di relazioni e significati. In fondo, anche Heidegger ci ricorda che la nostra esistenza è intrinsecamente relazionale, in un’apertura costante verso il mondo che ci circonda. E che siamo sempre immersi in una trama di relazioni e significati» (Heidegger, 2005).

Laura

«Allora quando diciamo “io sono fatto così”; o “sono sbagliato”; “devo controllare tutto”; “valgo solo se…” mi comporto come se la mia identità fosse un oggetto fisso. Helgoland ci insegna che il Sé non è un blocco, ma dinamica in trasformazione. E in psicoterapia sto imparando che posso cambiare il modo di stare in relazione e quindi anche il modo di percepire me stessa.»

Conclusioni

Helgoland, oltre a offrire una straordinaria riflessione sulla fisica quantistica, è una potente metafora della mente umana. Il Sé emerge nella relazione, l’osservatore non è neutrale, l’identità non è fissa ma processo e la realtà psichica è co-costruita nell’incontro con l’altro.  In questo senso Helgoland, pur parlando di elettroni, atomi e particelle, essenzialmente parla di esseri umani.

Immacolata d’Errico

Bibliografia

  1. Arciero, G., Bondolfi G., Mazzola V. (2021). Fondamenti di psicoterapia fenomenologica. Cura di sé e psicologia non razionalista. Bollati Boringhieri.
  2. Heidegger M. (2005). Essere e tempo. Longanesi.
  3. Rovelli, C. (2020). Helgoland. Adelphi.

Foto di Imma d’Errico, “Relazione e il libro Helgoland, di Carlo Rovelli”, 2026.

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Helgoland e relazione.

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