Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

La fatica di crescita dell’adolescente

L’adolescenza è una fase evolutiva, molto complessa per i cambiamenti psicofisici che la caratterizzano. Affrontarla costa fatica al giovane e può essere spesso causa di una crisi psicologica.

L’infanzia

La fatica di crescere inizia dalla nascita del bambino che è spinto verso la madre, o verso una figura sostitutiva che se ne prende cura. La premura, l’empatia di questa soddisfano i bisogni fisici ed emotivi del figlio, e con la capacità di contenerne le angosce infantili infonde in lui anche la sicurezza di base.

Il sostegno del padre e della madre alle prime esperienze esplorative del figlio, contribuisce a far acquisire fiducia e autostima in sé stesso, per poter essere al mondo. Il ruolo paterno consiste, principalmente nello stimolare all’autonomia e all’autorealizzazione futura del figlio col suo esempio.

La preadolescenza

In questa fase grazie alla pubertà, avvengono dei cambiamenti psicofisici repentini e notevoli, che sconvolgono la vita del ragazzo. La gestione delle trasformazioni, dovuto alla crescita corporea e allo sviluppo cognitivo, richiede un impegno a cui il ragazzo non è preparato. Lui stesso fa fatica a riconoscersi, fisicamente e psicologicamente I giochi sessuali infantili, non sono più bastevoli ad appagare la maggiore curiosità e la particolare spinta sessuale del fanciullo. Tale esigenza lo spinge a trastullarsi con le prime masturbazioni, e con alcuni coetanei può fare esperienze omosessuali sperimentali. Anche cognitivamente e fantasticamente il ragazzo, si sente diverso e avverte il bisogno di uno spazio segreto. Questo spazio lo usa per assecondare le sue spinte e il bisogno di stare da solo. L’altra utile funzione è quella transizionale, atta a superare la difficoltà di autonomia (Gilson MC, 1993).

I compiti dell’adolescente

 Il bisogno/desiderio di autonomia con l’affrancamento dai genitori costa fatica al giovane aspirante adulto. Il peso del distacco si prolunga nell’età adulta, descritta con una nuova parola “adultescenza. Infatti, è il primo grosso scoglio da superare per crescere. I “canti delle sirene” del mondo adulto, attraggono l’adolescente spinto anche dall’illusione di onnipotenza. La soluzione al disagio del distacco, lo spinge a cercare spesso il sostegno nei coetanei. Quando la famiglia latita, per lutti o divorzi, nel suo ruolo contenitivo e in quello di riferimento orientativo, si cerca aiuto altrove. Il bisogno di sicurezza e di contenimento, viene trasferito in un gruppo omologante, del rione, dal quale riceve anche un sostegno per la crescente identità.

 La rabbia che caratterizza in modo incomprensibile gli atteggiamenti aggressivi di un figlio, è spesso mossa proprio dalle angosce o problematiche infantili irrisolte. Quella diretta verso i genitori, è dovuta alla paura di prendere gradualmente le distanze da loro e perdere con allontanamento il loro sostegno. Bisogna “odiare per allontanare”.

La fatica dell’esperienza

I desideri di sperimentazione spingono il giovane verso azioni rischiose, che esprimono anche una certa ribellione all’invidiato mondo adulto. Per questo i genitori, devono essere attenti ad evitare eventuali rischi o errori irreparabili, e dare spazio alla creatività del figlio. Proponendo allo stesso la canalizzazione delle sue energie verso attività ludico-sportive o l’inserimento in gruppi politici, religiosi e culturali. Una tendenza genitoriale molto diffusa è quella di coltivare aspettative personali attraverso i figli (proiezione). Tali desideri riguardano ogni attività umana, spesso sono pretese castranti, in altre occasioni sono variamente nascoste ed ingannevoli. Rispettare e sostenere i figli nelle proprie scelte evita loro frustrazioni inutili, e li aiuta ad esprimere le loro potenzialità. I fantasmi e le paure infantili non spariscono totalmente, e possono creare varie sofferenze psicologiche per la difficoltà di strutturarsi una ben definita identità.  

La sessualità

L’adolescente ha bisogno di vivere serenamente e con soddisfazione le spinte sessuali, definendo la propria identità di etero, omo o transessuale. La fatica nasce perché queste spinte possono essere facilitate oppure contrastate. A ciò contribuisce l’influenza delle relazioni pre-verbali e l’ambiente in cui è cresciuto il ragazzo, nelle successive fasi dello sviluppo. Ci possono essere in lui paure della vicinanza dell’altro sesso. Spesso c’è l’ansia di non essere accettato fisicamente o anche di non essere all’altezza per un buon rapporto sessuale. Le difficoltà sessuali di vario tipo producono fantasie ansiogene, chiusure relazionali o addirittura depressioni.

La possibilità di dare spazio e attenzione alle spinte erotiche, ha liberato il giovane da una serie di frustrazioni. Tuttavia, lo ha messo di fronte alle responsabilità delle scelte. Avere chiaro la propria identità sessuale non è sempre facile e spesso richiede tempo ed esperienza. La sessualità infantile è vissuta in modi polimorfi attraverso i vari giochi di contatto fisico e sessuale. Questa in alcuni non si evolve col tempo e alimenta le incertezze dell’adolescente. La fatica di definirsi, è acuita anche dalle tante voci che portano confusione e dalla mancanza o distruzione di alcuni tabù o punti di riferimenti funzionali. La libertà diventa informe e illimitata (Recalcati M, 2017).

l’inserimento socioeconomico e l’autorealizzazione

L’altra fatica è l’inserimento socioeconomico nel mondo adulto insieme alle scelte scolastiche per la propria realizzazione. Viviamo in una realtà particolarmente incerta e competitiva. Una serie fattori tirano fuori, tumulti di vario tipo, nel già insicuro giovane, aggravando il suo difficoltoso compito. C’è la disoccupazione causata dal grande uso dei robot e quella dovuta allo spostamento delle fabbriche in Paesi in cui il lavoro costa meno. Infine quella devastante crisi economica causata dal Covid 19, ed in ultimo questa scellerata quanto inopportuna guerra in Ucraina.

Il mondo adulto, agli occhi adolescenziali, appare colmo di contraddizioni e inaffidabile, soprattutto se mancano le basi sicure dell’infanzia.

Il giovane, ha bisogno di fiducia in sé stesso e nelle proprie capacità di pro-gettarsi, per trovare il suo spazio nel mondo. Altrimenti lo sconforto lo assale e lo debilita.  Questa esperienza può spingerlo all’urgente ricerca di un riferimento sostitutivo alla famiglia, non sempre all’altezza del compito.

Quando è alle strette, si rifugia in di una gang, nella droga, nell’alcool, nel gioco, col rischio di comportamenti aggressivi e delinquenziali, o si deprime (Coplay B, 1996).

Conclusioni

 Abbiamo visto la fatica del giovane, per integrare tutte le sue esperienze in un progetto auto-affermativo soddisfacente, nella propria realtà socioeconomica. Infine il suo sforzo di dare un senso alla propria esistenza che gli consenta di superare la realtà contingente e storica.

Francesco Cervone

 Bibliografia

  1. Coplay B: Il mondo dell’adolescenza. -Astolabio-Baldini Editore Roma, 1996
  2. Gilson MC: Adolescenza e discontinuità.  -Bollati Boringhieri Editore Torino,1993
  3. Recalcati M: I tabu’ del mondo. -Giulio Enaudi Editore Torino, 2017
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