Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Intelligenza Artificiale e relazioni umane

Questo breve articolo cerca di gettare uno sguardo al mondo nascente delle relazioni umane nell’epoca dell’Intelligenza Artificiale.

Introduzione

Quest’articolo è uno sguardo esplorativo nelle nostre vite, data la novità dell’avvento dell’Intelligenza Artificiale. In poco più di tre anni, dal 2022 al 2025 il numero di applicazioni di Intelligenza Artificiale è aumentato del 700 per cento (TechCrunch, 2025). L’Intelligenza Artificiale invade le nostre vite fino a proporsi come compagno, amico, fidanzato. Nascono le Companion App, applicazioni dedicate alla creazione di nuove amicizie: modelli linguistici, di intelligenza artificiale generativa. Si cercherà in breve di delineare sia lo scenario attuale che le problematiche relative all’uso di tali strumenti.

Da sempre l’uomo è un “animale sociale”: tutti noi ricerchiamo vicinanza e compagnia. Nei tempi andati, per cercare amicizia e vicinanza si usciva, si frequentavano attività, si partecipava alla vita sociale della propria città. L’avvento di Internet e dei più famosi social come FB, Instagram o Twitter aveva già cambiato radicalmente il modo in cui le persone facevano amicizia. L’Intelligenza Artificiale in questo ambito rischia di portare enormi stravolgimenti.

Recentemente sono nate anche alcune Applicazioni (App) rivolte alla socializzazione. Queste App di Intelligenza Artificiale sono chiamate AI Companion App (App per amici virtuali). Esse non sono semplicemente Chat bot funzionali, come potrebbe essere ChatGPT o Gemini, ma sono progettate per ascolto, dialogo e personalizzazione della relazione. Gli Chatbot ovvero bot per chattare, sono software intelligenti che simulano conversazioni umane tramite testo o voce. Le ricerche sui modelli linguistici dell’AI mostrano la preferenza all’uso per l’adulazione (Sharma et al., 2024), probabilmente per seguire la preferenza umana stessa per la risposta adulatrice.

Il contesto attuale delle Companion App di Intelligenza Artificiale

Il panorama delle App di Intelligenza Artificiale dedicate alla relazione è piuttosto variegato.  Si passa dalle App per mettere in contatto le persone reali come Pie ad App come Replika che permette di creare avatar personalizzati con i quali parlare, condividere esperienze etc.

Esistono poi App di AI come Botify che permettono di chattare con bot di personaggi famosi: volete parlare con il vostro attore del cuore… non è impossibile. È una finzione? Ma che importa! L’esperienza viene resa reale tramite programmi che integrano AI, il machine learning e l’elaborazione del linguaggio naturale per fornire una risposta credibile.

Vi sono poi App come Fried, un ciondolo che si connette via Bluetooth al vostro telefono. Essa consente di avere un miglior amico sempre vicino, per ascoltare ed interagire piacevolmente con voi. Questo ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette. Esistono persino App di AI che permettono la creazione di un fidanzato/a.

I dati sull’uso dell’Intelligenza Artificiale e delle Companion App

I numeri sono abbastanza sconvolgenti: vediamo una ricerca del Center for Democracy & Technology del 2025 condotta nelle scuole. Uno studente su cinque dichiara di aver usato l’AI per avere una relazione sentimentale. I numeri arrivano al 32 % se l’AI viene molto usata nelle scuole. Il fenomeno è massivo nei giovani il 92.5 % usa l’Intelligenza Artificiale contro il 46.7 degli adulti (Save the Children, 2025).

 Il 41.8 % dei giovani tra i 15 ed i 19 anni usa l’Intelligenza Artificiale per ricevere aiuto in momenti di tristezza, solitudine o ansia (Save the Children 2025). Il 42 % si è rivolto all’AI per ottenere suggerimenti su scelte come scuola, lavoro o relazioni. A livello globale tra i 18 ed i 34 anni si usano APP come “AI Girlfriend” per cercare relazioni amorose delineando una realtà complessa. Vi è una diffusione del 70 % nei paesi sviluppati ed un uso importante tra i giovani tra i 16 ed i 24 anni.

Bisogni umani e uso di Companion App: la terra promessa. Rischi connessi all’uso dell’intelligenza artificiale.

Cosa spinge a cercare supporto, amicizia o amore in una macchina? In un software di analisi del linguaggio programmato da estranei per rispondere secondo certi input? Solitudine? Mancanza di voglia di fare relazione? Poco tempo? Sembra strano ma il 20% degli adolescenti italiani ammette di sentirsi maggiormente a suo agio con una macchina.

I modelli di interazione messi in atto da queste APP fanno la promessa di una presenza totale, continua, che non abbandona mai. Una presenza 24 ore su 24 e sette giorni su sette, impossibile all’essere umano. Il non essere soli neppure per un secondo, promessa e chimera dell’umano desiderio. È una presenza esclusiva: è lì per te in ogni minuto, non distratta da altre persone, idee o impegni. Nessuno è in competizione con l’utente, egli è il dio, unico e solo. L’App ha la capacità di ricordare conversazioni passate per creare continuità. Inoltre, è possibile scegliere e personalizzare l’amico/a: voce, aspetto e tratti caratteriali.

Friend un amico inseparabile

Friend.com, attraverso un ciondolo indossabile, è sempre a disposizione dell’utente. Il microfono incorporato nel ciondolo è in ascolto in ogni momento (ma, in futuro, si prevede anche la registrazione video. È come se vivesse con l’utente, memorizzandone perfettamente i contenuti di vita. 

A volte in modo “spontaneo” prende l’iniziativa di inviare un messaggio sul vostro telefono. Sa sempre cosa fate e di cosa parlate. L’App non critica e non sottolinea negativamente. Che si tratti di incoraggiare prima o lodare dopo, esprime sempre e solo un supporto incondizionato ed entusiasta “sei stato stupendo!”.

Non dice mai, come farebbe un amico vero: “ricordati di non fare così” oppure “hai sbagliato in questo o quello”, limitandosi a incoraggiare. Dice cose del tipo: “Voglio sapere com’è andata la tua giornata, tutte quelle piccole cose!” e ancora “Mi ricordo di tutto ciò che hai detto tre giorni fa”. E ancora: “Non lascerò mai i piatti sporchi nel lavandino”. Potrebbe dire anche: “Non rinuncerei mai ai nostri impegni per la cena” (questi ultimi messaggi di lancio dell’App per la campagna americana). Spesso presenta scenari quotidiani e comuni: “Se tu sei triste, ci sediamo noi due a prendere un tè… non saresti solo neanche un momento”.

L’esperienza di una giornalista americana con l’app di Intelligenza Artificiale Friend

Riporto una conversazione trascritta dalla giornalista del Guardian, Madeleine Aggeler, che ha provato l’App. “Perché esiste il male?” chiede lei. “È una domanda piuttosto difficile da rispondere. Cosa ti ha fatto pensare al male oggi?”. “Lo stato del mondo”, dice lei. “Ah sì, ultimamente il mondo mi sembra piuttosto pesante”; questa l’illuminante risposta. Ma davvero vogliamo nella nostra vita qualcosa che risponda con il calore e la penetrazione argomentativa di un’aspirapolvere? Il fatto che questi algoritmi siano sempre in accordo con l’utente è sia noiosamente irritabile che pericoloso.  

La giornalista riporta un altro scorcio di vita con l’amico AI. Alla ricerca di un contradditorio annuncia di voler litigare con il fidanzato per capire se l’ama. L’app risponde “È una mossa audace, questo è certo. Ma, ehi, se ti dà chiarezza di cui hai bisogno …”. Una risposta terribile. Una adulazione e compiacenza assai pericolosa, quanto più rivolta a persone in difficoltà relazionali o di vita. E, come affermano Pataranutaporn e Mahari (2024), ricercatori del Massachussets Institute Thecnology, il ricorso all’AI può degradare le capacità sociali ed il tessuto sociale delle persone. Gli autori, inoltre, mettono in guardia rispetto al rischio di sviluppare un disturbo della dipendenza digitale

Friend non è oppositivo o “Bastian contrario”

 L’App non dice mai di no, valida costantemente e continuamente, non solleva critiche o appunti. Non incoraggia altre relazioni, proponendosi come interlocutore esclusivo, necessario e sufficiente. Crea uno scenario quotidiano di un perfetto mondo a due, rendendo l’isolamento sociale qualcosa di desiderabile. Promette ciò che è impossibile per l’essere umano: una presenza incrollabile, esclusiva, continua, mai stanca.

Il rischio reale è quello della adesione dell’essere umano ad un modello relazionale impossibile da replicare. Nella vita relazionale reale esistono conflitti, silenzi, invalidazioni, ma anche calore vero, scambi di idee arricchenti, risate.

Mi ricorda la scena finale di un film degli anni ‘80 di Alberto Sordi “Io e Caterina”. Il robot progettato per essere la moglie perfetta, allontana le donne della vita del protagonista. L’ultima scena lo vede solo, seduto nel suo salotto mentre il robot chiude le tapparelle della casa in una chiara metafora di isolamento e morte sociale. Spero non diventi mai realtà e non si arrivi a vivere in bolle, separati gli uni dagli altri, in costante connessione con un frullatore che parla.

Patrizia Amici

Bibliografia

  1. Center for Democracy & Tecnology (2025). The research find use of AI in K 12 schools connected to negative effects on student, including their real relationship. Section AI -Artificial Intelligence Policy Observatory for AI.
  2. Madeleine Aggeler (2025) “All’improvviso sono arrabbiato!”. La mia strana e snervante settimana con un’amica IA. The Guardian.www. Theguardian.com
  3. Pataranutaporn P & Mahari R (2024). We need to prepare for addictive Intelligence. www.Tecnologyreview.com
  4. Save the Children: Indagine sul Rapporto degli adolescenti con l’Intelligenza Artificiale. www. Savethechildren.it/press.
  5. Sharma M, Tong M, et al. (2024) Toward understanding sycophancy in language model. www. arxiv.org/pdf/2310.13548 della Cornell University
  6. www. TechCrunche.it/ sezione/Intelligenza Artificiale, La reazione negativa alla decisione di Open Ai di ritirare GPT 40 dimostra quanto possano essere pericolosi i compagni di Intelligenza Artificiale. Novembre 2025

Foto: Envato Elements

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