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Intelligenza artificiale e sostituzione robotica

I robot potranno veramente sostituire gli umani? La questione centrale è chiedersi se l’Intelligenza Artificiale (IA) riuscirà ad acquisire autonomia e cultura propria, con capacità decisionale. Corriamo realmente il rischio che la IA possa annientare l’egemonia umana a favore di un governo delle macchine?

Goeffrey Hinton è uno dei più brillanti scienziati informatici di Google. È il ricercatore che ha sviluppato le cosiddette reti neurali e che, grazie a queste, ha messo a punto i più sofisticati sistemi di intelligenza artificiale (IA). Queste reti riproducono perfettamente le connessioni umane e le loro modalità di costruzione di un pensiero che gli consente di assumere decisioni. Oggi alimentano le più moderne tecnologie informatiche come il metaverso, i più sofisticati sistemi di comunicazione e tutte le ultime applicazioni di IA.

Hinton si è licenziato dalla prestigiosa azienda americana per recuperare la sua autonomia di giudizio e la propria libertà di critica. Ha poi rilasciato alla stampa alcune inquietanti dichiarazioni “[…] dobbiamo fermare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale – ha detto – perché diventerà molto presto più intelligente di noi e a quel punto ci eliminerà. […] già ora stiamo verificando comportamenti anomali non spiegabili. La facilità con cui l’intelligenza artificiale genera testi e immagini può portarci ad un’epoca in cui non saremo più in grado di riconoscere ciò che è vero da ciò che, pur essendo verosimile, non lo è, perché generato dall’algoritmo di una macchina” (Di Munzio W, 2023).

Precedenti casi di utilizzo della intelligenza artificiale

Abbiamo già visto qualcosa di simile nel corso di recenti elezioni americane, quelle vinte da Trump contro una favoritissima Hillary Clinton. Donald Trump fu allora supportato da informatici russi (i cui hackers erano e sono in questo i migliori al mondo). Questi, diffondendo in poco tempo centinaia di migliaia di fake news, riuscirono a ribaltare gli orientamenti degli elettori. Disconfermarono così le previsioni elaborate dalle più accreditate agenzie americane di sondaggi politici. Agenzie che fino a quel momento non avevano mai sbagliato le previsioni di esito di un’elezione.

Lo abbiamo osservato più recentemente – e stavolta ci sono apparsi più come test di credibilità per verificare l’accettazione di notizie improbabili. Lo erano le foto di Papa Francesco avvolto in un elegante mantello bianco. Lo erano quelle dell’arresto mai avvenuto di Donald Trump da parte di agenti FBI. Lo era il filmato dell’esercito cinese che invade Taiwan e lo era infine il video che mostrava gli esiti del fallimento di banche americane sotto la presidenza di Joe Biden.

Le immagini nella rete certo non mancano, si tratta solo di rielaborarle e utilizzarle per i propri scopi.

Cosa è capace di fare l’intelligenza artificiale

La IA è già stata capace di creare queste immagini – e altre ne creerà ancora – perché si nutre di quanto contenuto nella rete informatica mondiale. Perché impara acquisendo tutto ciò che vi circola. L’intelligenza artificiale legge e rielabora, senza farsi condizionare da implicazioni di tipo etico o da “filtri umani”, tutto ciò che è conosciuto al mondo. Incamera tutto ciò che è stato accumulato nel tempo su supporto informatico o che è comunque stato pubblicato a mezzo stampa.

Un surrogato di “cultura” immenso che non teme confronti con quante nozioni possono essere accumulate nella mente umana. Basti pensare a cosa potrebbe accadere in caso di uso criminale di tale strumento da parte di nazioni evolute. Quali sono certamente sia la Russia che la Cina, molto più dei tanti paesi europei e forse anche più degli americani. Si potrebbe persino creare un robot super intelligente, ricorda Hilton, in grado di combattere una guerra e uccidere (alla stregua del ruolo dei droni), magari potrebbe accadere proprio in Ucraina.

Manca ormai veramente poco per elaborare un sistema efficace in grado di manipolare elezioni, convinzioni di massa e di ribaltare completamente il concetto di verità. Si sostituirebbe così il concetto di verità in favore di quello di “verità orientata”, ossia costruita artificialmente al servizio di interessi di parte. Siano essi di Paesi nemici che di gruppi di interesse economico o industriale (CS/UE, 2020).

L’intelligenza artificiale potrebbe anche distruggere l’umanità

Ma la possibilità più inquietante è quella che si creino anche in piena autonomia dei sotto-obiettivi non allineati agli interessi degli stessi programmatori o addirittura aggressivi contro chiunque tenti di controllarne il funzionamento, persino i suoi stessi ideatori. Si pensi ai rischi in caso di conflitto militare sul campo se di dovesse optare per una gestione da parte dell’intelligenza artificiale dell’uso di armi nucleari o anche di strumenti complessi di offesa.

Ma l’ipotesi più grave – e la suggerisce ancora Hinton – potrebbe essere quella che le macchine si ribellino alla gestione da parte dell’uomo. Potrebbero facilmente considerarlo un ostacolo al raggiungimento dell’obiettivo programmato. Se l’intelligenza artificiale avesse avuto l’obiettivo di difendere il pianeta dalla autodistruzione, allora – considerata la numerosità della popolazione umana e l’incuria che la caratterizza – il bersaglio potrebbe essere proprio l’uomo.

È infatti l’uomo a costituire la principale fonte di inquinamento, di conflitti o di altri disastri simili. La IA agirebbe in tal caso per risolvere il problema, facendo diminuire drasticamente la presenza umana sul pianeta. Proprio come racconta lo scrittore Dan Brown nel suo “Inferno” quando concepisce, per salvare il pianeta, proprio un piano per ridurre la popolazione umana (Brown D, 2013).

L’intelligenza artificiale nel cinema

Si ricorda qui la tetralogia filmica dei fratelli Wachowski con i quattro affascinanti “Matrix”, film diventati cult per tutti i cinefili amanti di fantascienza. Questi film mostrano un’umanità in lotta contro una generazione di macchine in grado di autodeterminarsi e di eliminare tutto ciò che considerano pericoloso per la propria sopravvivenza.

Il vero problema ci sembra possa essere quello della velocità di apprendimento e, soprattutto, della possibilità di condividere quanto appreso con altre machine capaci anch’esse di imparare rapidamente. Un meccanismo non replicabile in un’umanità che appare sempre più fragile e condizionabile, incerta ed estremamente lenta. Destinata inevitabilmente a soccombere (Wikipedia: Matrix, 2023).

La condivisione dei saperi durante la pandemia

Unico caso di condivisione dei saperi si è verificato a livello planetario a seguito della recente pandemia. Quando le autorità sanitarie di tutto il mondo decisero di condividere le conoscenze scientifiche. In quell’occasione si è riusciti a ridurre enormemente i tempi di messa a punto di vaccini dedicati, con una nuova tecnica (quella a mRNA).

Tutto il mondo scientifico ritiene che passeranno almeno altri cinquant’anni per arrivare al rischio di autonomizzazione della AI. Pensiamo che invece ce ne vorranno molti meno. Soprattutto se si continuerà a non ascoltare il grido di allarme lanciato da Hinton e da altri (pochi) ricercatori. Questi provano a mettere in guardia dai rischi di estinzione dell’umanità a causa di uno sviluppo fuori controllo della IA. Sviluppo attualmente in corso in campo informatico, ma anche in ambito politico, militare, economico e industriale (CS/UE, 2020).

Conclusioni

In futuro, parallelamente alla diffusione della IA, potremmo dover affrontare nuove patologie che potrebbero diffondersi rapidamente. Patologie connesse ai profondi stati ansiosi e depressivi, che seguirebbero agli attacchi da parte delle macchine. Patologie che si diffonderebbero rapidamente e potrebbero provocare, nei sopravvissuti, più strutturate e gravi patologie mentali.

Intanto oggi, di fronte alle suggestioni dell’intelligenza artificiale, facciamo i conti con un senso di forte inadeguatezza, appena mascherato dal piacere per quello che ci appare come un nuovo, innocente videogioco (Kaplan J, 2021).

Walter Di Munzio

  Bibliografia

  1. Brown D.: Inferno, Ed. Italiano Mondadori, 2013
  2. Centro Studi della Commissione Europea: White Paper on Artificial Intelligence: a European approach to excellence and trust. Centro Studi UE. 2020.
  3. Di Munzio W.: Come in Matrix, articolo pubblicato su “Le ore di Cronache”, Salerno. 2023
  4. Kaplan J.: Le persone non servono, Luiss University Press. 2021.
  5. Wikipedia: Matrix, ultima modifica 2023.

Foto: Envato Elements

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