Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Madri, padri e lutto in Hamnet. Quando il lutto diventa una contesa

Il lutto per la morte di un figlio raramente resta confinato al dolore per la perdita: spesso cerca un responsabile su cui scaricare presunzioni di colpe. Il partner è il più frequente capro espiatorio su cui versare il dolore insopportabile. Soprattutto quando la sofferenza appare diversa e meno riconoscibile. In Hamnet, William Shakespeare sublima il suo lutto di padre attraverso Hamlet.

Introduzione

Questo articolo potrebbe essere anche intitolato: “Il lutto per un figlio, differenze, silenzi e incomprensioni tra madri e padri”. Nel vedere il film “Hamnet – Nel nome del figlio”, di Choé Zhao, 2025, mi hanno colpito le diverse narrazioni del lutto che si abbattono sulla famiglia Shakespeare.

Il film è l’adattamento cinematografico del romanzo di Maggie O’Farrel, del 2020, Nel nome del figlio – Hamnet. Romanzo che non ho letto, pertanto le mie considerazioni si baseranno sulla visione del film. Film che ha visto conferire l’Oscar 2026 come Migliore Attrice Protagonista, a Jessie Buckley per la sua straordinaria interpretazione di Agnes.

La storia di Agnes e William

Il film apre con la potente immagine di una giovane donna raggomitolata in una conca di terra, che dorme accolta dalle radici di un albero secolare. In un bosco. È una misteriosa donna vestita di rosso cupo che si accompagna ad un falco che risponde ai suoi richiami.  Conosce erbe e pozioni, si dice sia una strega e ha un intenso rapporto con gli elementi della natura.  Si chiama Agnes e il giovane Will se ne innamora all’istante.

Nonostante l’ostilità delle famiglie riescono a sposarsi e ad avere tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Agnes ha sogni visionari e premonitori. In un sogno vede che saranno due, i figli al suo capezzale. La seconda gravidanza è, però, un parto gemellare (1)!

L’ambientazione del film è bucolica. Londra viene percepita lontana. Lì vive William che produce arte incitato dalla moglie a lasciare la natia Stratford-upon-Avon per seguire il suo talento e diventare William Shakespeare. E qui comincia la zona d’ombra della loro relazione. Una distanza che potrebbe essere emotiva, ma anche solo legata al prezzo del lavoro di Will. Londra era una opportunità lavorativa, Stratford la stabilità emotiva. Shakespeare tornava regolarmente a Stratford investendo i suoi guadagni nella proprietà di New Place, una delle case più grandi della città.

La stabilità emotiva si rompe quando il lutto li colpisce. Shakespeare vive già a Londra. Hamnet muore a undici anni di peste. Il dolore di Agnes è travolgente e straziante. Un dolore che pervade tutta la pellicola sino alla fine. Il dolore di Will è contenuto ma sublimato nella creazione del suo più celebre capolavoro letterario, Hamlet dove porta in scena il suo strazio di padre.  

Gli equilibri si sono rotti sulla morte del figlio e la coppia va in crisi. Il senso di colpa di William per non essere stato presente in quel fatale momento è enorme e viene rinfocolato e rinfacciato continuamente da Agnes. E li allontana.

La crisi tra i due si risolve direttamente sulle assi del Globe Theatre di Londra, dove Will mette in scena in Hamlet la sua arte e il suo dolore. Con il braccio di Agnes proteso sul palco come in una muta richiesta di pacificazione, si riannoda l’amore e la comprensione tra i due coniugi. E lei arriva a vedere nell’Hamlet di cui non sa nulla, la messa in scena del dramma della morte del figlio e il grande lutto del marito (2).

Hamnet, l’asincronia del lutto

Questo film offre una chiave interessante su come si possa generare il conflitto in una coppia in seguito alla morte di un figlio. Emergono incomprensioni – «non soffre come me» – che portano a rotture relazionali. Il mito «la madre soffre di più» è rischioso. Può zittire il padre e isolare la madre, bloccando il processo di elaborazione del lutto in entrambi.

Tornando in Hamnet, vediamo un dolore incomunicabile, non condiviso. La frase «Tu dov’eri?» viene ripetuta tre volte da Agnes nel corso del film. E rappresenta il fulcro del dramma e della rottura emotiva dei coniugi. È un profondo atto di accusa sulla disparità del dolore.

Agnes sente la perdita nel corpo. Un corpo che ha contenuto la vita e che ora vive una lacerazione incarnata. La frase pronunciata per la prima volta è un atto emotivo di accusa sulla disparità del dolore. Agnes vive il lutto in totale isolamento, schiacciata dal senso di colpa per non aver saputo prevedere e curare il figlio. Con quelle parole gettate al marito esprime un dolore devastante, viscerale e sordo. Un dolore diverso. Un dolore che abita il corpo.

William non risponde a quella domanda nel modo atteso. Non si difende, non rilancia. Il suo dolore prende un’altra via. È un soffrire che appare diverso, meno visibile, meno immediatamente riconoscibile. È un dolore che trova una espressione più indiretta, ma non meno intensa. William canalizza la sua disperazione nello scrivere un’opera immortale. Hamnet diventa Hamlet.

Hamnet, la gerarchia del dolore

Ogni genitore perde il figlio “a modo suo”. Il non riconoscerlo porta alla tanto diffusa convinzione che la madre, nel perdere un figlio, detenga una sorta di primato del dolore. Non è una verità clinica, a mio avviso, quanto piuttosto una costruzione culturale e popolare che organizza e irrigidisce il vissuto del lutto. È indubbio che il dolore materno abbia spesso una dimensione più visibile, quasi “autorizzata”, ma questo non coincide con una maggiore profondità del dolore. L’idea del primato del dolore materno è rischiosa in quanto può essere presa, anche inconsapevolmente, come un metro, una misura per valutare il dolore altrui. Portando all’incomprensione.

Le madri vengono così a trovarsi intrappolate in un ruolo di sofferenza senza via d’uscita. E il dolore dei padri rischia di rimanere ai margini, meno leggibile e talvolta sospettato di essere minore. In Hamnet, William non è assente dal dolore: è altrove. Per questo il dolore paterno appare spesso meno immediatamente leggibile e proprio per questo rischia di essere frainteso.

Nei processi di elaborazione del lutto questo è un punto cruciale. Il dolore dei padri può più frequentemente assumere forme mediate. Può tradursi in attività, in silenzio, in una sorta di affaccendamento operoso che dall’esterno può essere letto come distanza o addirittura indifferenza. In realtà, si tratta spesso di una diversa modalità di regolazione: non meno intensa, ma meno esposta, meno corporea nel senso immediato delle madri.

Il terzo «Tu dov’eri?»

Nel finale del film si ribalta completamente il senso della frase, da un atto di accusa ad un atto di riconciliazione. Quando Agnes, accompagnata dal fratello, va a Londra perché apprende della messa in scena di Hamlet, è furibonda. Pensa che William abbia sciacallato sulla morte del figlio per farne un’opera teatrale. «Tu non c’eri mentre moriva, e ora usi il suo nome per il tuo successo».

Assistendo però alla recita intuisce la verità. William non ha dimenticato Hamnet. Ha scritto il dramma per prendere il posto del figlio nella morte, scegliendo di interpretare personalmente lo spettro del padre che muore per far vivere Amleto. William compie così un sacrificio simbolico. Agnes comprende finalmente che il marito non era assente per indifferenza, ma che il suo modo di soffrire richiedeva l’arte per sopravvivere. In prima fila davanti al palco cerca lo sguardo del marito. Nell’incrocio di sguardi prendono contezza che, nell’inferno del dolore, sarebbero stati uniti.

Il dolore non è una misura, ma una forma. E ogni forma è un tentativo di restare in relazione con ciò che non c’è più.

Immacolata d’Errico

Sitografia

  1. https://quinlan.it/2025/10/22/hamnet/
  2. https://cinecriticaweb.it/film/hamnet/
  3. https://it.chili.com/content/hamnet-nel-nome-del-figlio-2025/1e0fb84b-d8f6-4af5-a5ec-235edd6831a0?utm_source=google&utm_medium=google-media-actions&utm_campaign=movies&utm_content=1e0fb84b-d8f6-4af5-a5ec-235edd6831a0#autoplay

Immagine: “Agnes” di Imma d’Errico, generata con l’intelligenza artificiale, 2026.

Logo Eda
EDA Italia Onlus
5 1 votazione
Article Rating
Subscribe
Notificami
guest
2 Commenti
Il più recente
Il più antico Il più votato
Madri, padri e lutto in Hamnet.

Ultime News

Tempo dilatato nel depresso.

Il tempo dilatato nei depressi

Uno studio italiano pubblicato su Biological Psychiatry Global Open Science dimostra che alcune persone che soffrono di depressione percepiscono che il tempo rallenti significativamente. Uno studio è stato condotto su 120 partecipanti per indagare il legame tra depressione, emozioni e cervello.

Leggi ...
Quando il sintomo aiuta la mente.

Quando il sintomo aiuta la mente

Nella depressione e in altri disturbi il sintomo è spesso vissuto come un nemico da combattere. E se fosse un tentativo della mente di proteggerci da un dolore insopportabile? Comprenderlo può aprire nuove possibilità alla cura.

Leggi ...

Macro Aree

Articoli Correlati di Categoria

Newsletter

Puoi cancellare la tua iscrizione quando vuoi

newsletter
2
0
Mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero, si prega di commentarex