Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Schiavo d’amore. Una catena senza tempo

Schiavo d’amore è l’amante che resta intrappolato in un amore di forte dipendenza affettiva da cui non ci si riesce a liberare. Un amore forte, passionale e travagliato che incatena il cuore dell’innamorato alla propria amata in un amore senza tempo che travalica ogni confine terreno. In alcuni casi neppure la morte libera da questo amore, il cuore resta incatenato in un tempo senza fine. È una catena senza tempo che avvolge il cuore di tanti uomini di eri, oggi e forse anche di domani, una catena che sembra aver radici antiche e lontane già ai tempi dei romani.

La nascita dello schiavo d’amore

Il caro Properzio, schiavo d’amore è uno dei 3 famosi antichi poeti elegiaci romani che componeva poesie d’amore ai tempi di Ottaviano Augusto. In una elegia, dedicata alla sua Cinzia, grande ed unico vero amore della sua vita, scriveva:

QUI NUNC IACET HORRIDA PULVIS,

VNIVS HIC QVONDAM SERVVS AMORIS ERAT.

«Colui che ora riposa in triste polvere un tempo fu servo di un unico amore».

Il poeta desidera che questi versi, tratti dall’elegia 13B del libro II, vengano incisi sulla sua tomba, affinché fosse ricordato ai posteri come servo di un unico amore (Mussapi, 2012).

Sebbene dalla sua biografia si evince che Cinzia non fu l’unica donna della sua vita ma fu l‘unica ad imprigionare il suo cuore in un amore folle. Fu innamorato al punto tale da dedicare la maggior parte della sua vita a scriver poesie d’amore, rinunciando alla vita civica ed alla carriera politica. Quest’ultima era uno dei capisaldi nella formazione e vita del “vir” (uomo) romano del tempo, secondo il buon costume del mos maiorum. Quest’ultimo era il modello di vita a cui il cittadino romano veniva formato e a cui doveva adeguarsi seguendo l’antica tradizione degli antenati.

Cinzia domina Properzio, schiavo d’amore

Ma chi era questa Cinzia? Era una donna magnetica e affascinante, che rubò per sempre il cuore di Properzio, diventando la domina (padrona) dell’antico poeta, schiavo d’amore.

La logica ci porterebbe a pensare che Cinzia fosse la donna perfetta, dolce, premurosa ed affettuosa, affidabile a cui ciascun uomo “sano di mente” affiderebbe eternamente il proprio cuore. Invece no!  Come afferma il famoso filosofo francese Blaise Pascal “il cuore conosce ragioni che la ragion non conosce”.  

Difatti, Cinzia era sicuramente una donna bellissima, sensuale, affascinante, colta ma aveva un piccolo difetto, sebbene promettesse amore al poeta era in realtà una donna traditrice. Era molto corteggiata e fortemente attratta da uomini danarosi, che a differenza del povero poeta potevano prometterle regali costosi ed una vita molto più agiata. Verrebbe da dire povero il nostro Properzio che credeva nell’amore eterno ed invece era continuamente ingannato e deluso dalle scappatelle amorose della donna infedele!

Ed invece no, ciò che più colpisce è che nonostante il poeta fosse consapevole della natura traditrice della propria domina continuava ad amarla disperatamente. Nonostante la sofferenza, frustrazione e il confronto con altri rivali che si contendevano la donna amata, Properzio sceglieva volontariamente di essere schiavo d’amore per questa donna. La accontentava in ogni suo capriccio pur di conquistarla e tenerla stretta a sé. Ad un certo punto, però, il poeta se ne distaccò fisicamente, decidendo di interrompere la relazione con la donna amata. Ma in realtà il suo cuore resterà incatenato a lei in eterno!

Il cuore incatenato

Purtroppo, il caro Properzio non fu l’unico uomo poeta-amante a parlare di schiavitù d’amore, intesa come un rapporto d’amore fortemente dipendente e malsano. Quest’amore dipendente rende il poeta amante in una condizione psicologica di schiavitù affettiva, da cui non riusciva a liberarsi. 

Anche l’elegiaco Tibullo era soggiogato dall’amore prima di Delia e poi di Nemesi, due donne infedeli che dominano il cuore del poeta. Ma ancor prima di lui il caro Catullo, che nonostante amasse ed odiasse contemporaneamente la sua amata Lesbia non riusciva a dimenticarla. 

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

«Odio e amo. Come lo faccia, forse chiedi. Non so, ma sento che accade e mi tormento» (Catullo, carme 85).

Questi poeti diedero il via al tema della schiavitù d’amore (servitium amoris). Il topos incarna la concezione secondo la quale il poeta-amante diventa schiavo del proprio sentimento verso la donna amata. Quest’ultima è la domina nei cui confronti sceglie di attuare volontariamente un servigio, accontentandola nei propri capricci e rendendola il centro della propria poetica e vita.

Cause e conseguenze della schiavitù d’amore

Ma quali sono gli effetti di questa schiavitù psicologica? Perché questi uomini decidono sempre di legarsi a donne con cui non potranno mai costruire una vera relazione d’amore fatta di reciprocità, fiducia ed esclusività?

Una risposta potrebbe forse già darcela il terzo dei poeti elegiaci, il nostro Ovidio, il quale sosteneva che, a causa della sua forte attrazione per più donne, non sarebbe mai riuscito ad essere fedele ad un’unica donna. La sua unica fedeltà e dunque schiavitù era la dipendenza dal sentimento d’amore passionale, ma giocoso. Esso ben si nutriva della presenza dei corteggiatori rivali, senza i quali egli stesso affermava che l’amore ed il desiderio per le sue donne sarebbe scemato.

Dunque, l’elemento chiave che incatena il cuore del poeta alla domina/domine sembra esser proprio l’inafferrabilità e la natura infedele femminile. Ovidio, infatti, sembra esser stato il promotore del detto in “Amor vince chi fugge”. Difatti, nei suoi versi affermava:

quod sequitur, fugio; quod fugit, ipse sequor.

«fuggo quel che m’insegue, quel che mi fugge l’inseguo».

Il gioco sta proprio nell’inseguire e conquistare la donna fuggente in quanto impegnata con altri, il non essere l’unico uomo diventa il prerequisito per l’inizio del gioco amoroso.

Schiavo d’amore in catene emotive

Perché accade tutto ciò? Perché questi uomini non riescono a liberarsi da questa schiavitù amorosa? Il caro Freud probabilmente risponderebbe che l’impossibilità di vivere un amore adulto, sano, felice, fatto sia di dolcezza che di sessualità, dipende dal mancato superamento del complesso di Edipo. Questi uomini sono rimasti emotivamente incatenati all’amore proibito per la propria madre nella continua lotta con il proprio padre per la conquista dell’amore materno.

Una scena che continua a riproporsi nelle relazioni adulte dove la dinamica emotiva è sempre la stessa dell’infanzia: l’impossibilità di vivere un amore pieno per la presenza del rivale.

Verrebbe da pensare che questi romani siano stati sfortunati perché a quel tempo non era ancor nato il Padre Freud e non si parlava ancora di psicologia, psicoterapia. Pertanto, che questa condizione era dovuta alla mancanza delle adeguate conoscenze psicologiche e dei mezzi terapeutici necessari per affrontare le proprie catene emotive del passato affettivo. Esse avvolgono il cuore emotivamente immaturo del poeta e non lo fanno evolvere verso una relazione sana.

Lo schiavo d’amore nella società odierna

Verrebbe da pensare che con tutta la conoscenza attuale che la psicologia ha fatto negli ultimi secoli, oggi la schiavitù d’amore non dovrebbe essere più essere presente. Ed invece no! Purtroppo la sola conoscenza non basta a risolvere il problema. Tutt’oggi si sentono ancora queste dinamiche di uomini schiavi del proprio amore dipendente ed ossessivo. Lo sono al punto tale da non riuscire a gestire la propria rabbia verso una donna che lo lascia o lo tradisce con un altro uomo. Spesso si arriva a gesti estremi come il femminicidio.

O ancora oggi questa paura di diventare emotivamente schiavi di una donna porta spesso gli uomini alla filofobia. La famosa paura d’amare che costringe gli uomini a fuggire dall’amore per paura di restare incastrati in un legame incatenante. Loro preferiscono, pertanto, spesso relazioni emotivamente tiepide e di natura prevalentemente sessuale.

La canzone d’amore

C’è invece chi ancora ci prova ad innamorarsi e però ricade nuovamente in una dinamica d’amore infedele. L’attualità del tema la si può scorgere anche nella canzone di Banfy Bam Bam che attualmente è in cima alle hit parade. Essa parla di un uomo innamorato di una donna malefica che lo seduce, promette amore solo a lui e poi lo tradisce.

No, nun l’hai capito ca nun se può ‘nnamurà

Chill’ è cattiva rint’ ‘o core

Dai, io voglio lei, lei è pazza di me

Mi ha detto che mi vuol bene

Sai che prima di te l’ha fatto con me

Lei non sa cos’è l’amore

Bam, bam, bam, bam, bam

Il cuore mio fa “bam, bam, bam, bam”

Bam, bam, bam, bam, bam

Lassala stà, ca niente te po’ dà

Me so’ ‘nnamurat’, che aggia fa’?

Con lo sguardo mi ubriacherà

Dice ca vo’ bbene sulo a me

Sulo a me, sulo a me pe’ sempe

Te si’ ‘nnamurat’, che aggia fa’?

Lei non è sincera, lassala stà

Dice che vo’ bbene sulo a te

Chiama a me doppo mezzanotte

Nelle parole della canzone sembra di riveder la stessa dinamica che c’era nei versi degli antichi poeti elegiaci. Un uomo follemente innamorato di una donna infedele che promette amore e poi non lo mantiene.

Tutto questo ci fa pensare che, se pur siano passati ormai secoli e secoli da quel lontano I° secolo a.C., tutt’oggi il cuore incatenato  è ancora attuale. Lo schiavo d’amore è purtroppo spesso ancora il protagonista principale di molte attuali storie sentimentali. Ciò avviene nonostante la conoscenza psicologica delle dinamiche di dipendenza amorosa e l’opportunità per risolverla, attraverso un buon percorso di psicoterapia. La schiavitù d’amore è una catena appunto difficile da spezzare del tutto. Rischia di diventare un legame senza tempo che da ieri ad oggi potrebbe perdurare anche nel nostro domani.

Sebbene questa dinamica sia stata affrontata tenendo presente solo la schiavitù d’amore maschile, si intende precisare che il fenomeno riguarda anche le donne. Ma partendo dalla nascita della schiavitù d’amore con i poeti elegiaci si è deciso di affrontare la tematica mettendosi nei panni dell’uomo e guardarla dal suo punto di vista. L’intento è di rompere un po’ il pregiudizio dell’uomo traditore che non si innamora mai e che non soffre per amore. Come la donna anche l’uomo ha le sue paure e ferite emotive di cui prendersi cura. Solo che spesso, a differenza della donna è un po’ più restio ad affrontare un percorso interiore alla scoperta di sé stesso.

Riflessioni

Lo scopo di quest’articolo è risvegliare nel lettore dal cuore incatenato una possibilità per liberarsi dalle catene emotive del passato. Stimolarlo, a partire da oggi, a proiettarsi in un futuro roseo dove l’amore sano possa volare in alto libero nell’aeree. Un amore leggero come una farfalla che prende il volo dopo essersi trasformata e liberata dalle catene del proprio bozzolo. Un guscio che imprigionava le sue ali, non ancora pronte per volare sulle ali dell’amore.

Romina Tavormina

Bibliografia

  1. Catullo G.V. Odi et Amo, (carme 85) https://www.skuola.net/letteratura-latina-fino-cicerone/catullo-carme-81-odi-amo.html#:~:text=del%20carme%2085-,Testo%20e%20traduzione%20del%20carme%2085%20%2D%20Odi%20et%20amo,che%20%C3%A8%20cos%C3%AC%20e%20soffro.
  2. Ovidio. Amori. Traduzione di Luca Canali. BUR Rizzoli, 2025
  3. Pascal Blaise Pensieri, brani 479 e 482 https://disf.org/pascal-cuore-ragione
  4. Properzio Poesie a Cinzia. Traduzione di Roberto Mussapi. Editore Feltrinelli, 2012
  5. Tibullo, Le Elegie. A cura di F. Della Corte. -Fond. L. Valla Arnaldo Mondadori Ed. 2014.

Foto: Envato Elements

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