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Una mutazione genetica che rende resistenti

Durante questa pandemia sono stati osservati gruppi di individui resistenti all’infezione. Una ricerca del CEINGE dimostra come questa resistenza deriva da una mutazione genetica. La ricerca dimostra che una mutazione potenzialmente patogena può diventare una straordinaria difesa.

Le basi teoriche del concetto di mutazione

Riferendoci al concetto di mutazione genetica ricordiamo che esiste una forma di “immunità innata” e una di immunità acquisita”. La prima è data da fattori endogeni che consentono alle persone che ne sono dotati di combattere autonomamente un virus (o un batterio), senza averlo mai incontrato prima. La seconda è data da cellule umane attivate, prevalentemente linfociti T e B. Questi interagiscono tra loro e con le cellule dell’immunità innata e diventano così capaci di combattere il virus. Ciò è possibile, però, solo dopo averlo incontrato ed essersi specializzate (cioè dopo avere ricevuto specifiche informazioni dal microorganismo stesso). Queste informazioni si possono ricevere solo dopo essere stati infettati o dopo aver ricevuto una vaccinazione (Di Munzio, 2019).

Sono queste le uniche modalità per sviluppare la cosiddetta ‘memoria immunologica’, quella che difende dalle forme gravi della malattia e che dura nel tempo.

Introduzione

Alcune persone, pur vivendo a stretto contatto con familiari positivi al Covid, non hanno contratto l’infezione risultando imprevedibilmente resistenti. Qualcosa di simile era già accaduto in passato nel corso di devastanti epidemie, a cominciare da quelle di peste. Ma chi sono questi soggetti, cosa hanno in più, esattamente cosa li protegge (Di Munzio, 2022)?

Sono stati condotti alcuni studi scientifici che hanno selezionato campioni di popolazione che hanno dimostrato tale resistenza per capirne di più. Si sono riscontrate alcune “mutazioni paradossali” del loro genoma. Una condizione li rende particolarmente resistenti all’infezione.  La modifica di alcuni tratti importanti della sequenza genetica. I geni coinvolti in questi casi sono quelli che consentono infezioni asintomatiche. Sono sostanzialmente 3 (Masp1, Colec10 e Colec11) e appartengono tutti alla famiglia delle proteine della lecitina, coinvolta nel processo di riconoscimento cellulare (D’Alterio, 2019).

Particolarmente studiate sono state le ultime mutazioni del virus, perché tutte hanno causato infezioni prevalentemente asintomatiche. L’ipotesi dei ricercatori è stata che la resistenza alla malattia coinvolgesse alcuni geni interessati al processo di attivazione del sistema immunitario.

Questa importante scoperta, fatta in Italia, ha aperto la strada a nuove tecniche di diagnosi e alla ricerca di nuove terapie.

Lo studio, pubblicato dalla rivista Genetics in Medicine, è firmato da due ricercatori del centro Ceinge-Biotecnologie di Napoli, Mario Capasso e Achille Iolascon. Entrambi i ricercatori sono docenti di Genetica Medica presso l’Università Federico II.

Uno studio di mutazione genetica su pazienti asintomatici

Lo studio si basa sull’analisi di campioni di DNA prelevati da circa 800 pazienti asintomatici. Tutti con evidenti fattori di rischio, come età avanzata e persino compresenza di gravi patologie croniche o degenerative. Sono stati analizzati tutti i geni conosciuti utilizzando sequenziatori di ultima generazione, capaci cioè di ottenere una considerevole quantità di dati, inclusi quelli di tipo genetico. Sono state inoltre utilizzate strategie di analisi bioinformatiche avanzate che hanno permesso di identificare la presenza di una mutazione rara nel genoma dei soggetti reclutati. Si ipotizzava che questa mutazione potesse essere alla base della resistenza all’infezione grave.

Queste stesse mutazioni sono state ritrovate in soggetti infetti e asintomatici, ma non sono presenti in un cluster di circa 57.000 soggetti sani, appositamente reclutati come gruppo di controllo.

I primi risultati della ricerca sulla mutazione genetica

La ricerca dimostra un’eccessiva risposta immunitaria all’infezione da SarsCoV2 e una successiva iper-attivazione di processi infiammatori e del processo di coagulazione. Questi due eventi sono la causa principale del danno a organi come polmoni, cuore e rene. E quindi la principale causa degli esiti nefasti. La ricerca dimostra anche che la mutazione genetica osservata non consente questa eccessiva reazione immunitaria e attenua gli esiti consentendo un decorso dell’infezione senza sintomi gravi. Si tratterebbe in questo caso di una mutazione umana spontanea in grado di difendere i portatori da una evoluzione più grave. Ciò in quanto non consente al virus di attivare le possibili reazioni letali.

I ricercatori, in questa fase dello studio, stanno sostenendo un serrato confronto scientifico tra i loro dati preliminari e le informazioni genetiche ottenute da altri ricercatori. A tale scopo hanno voluto rendere pubblici i loro dati e li hanno confrontati con quelli di altri ricercatori che, contemporaneamente, hanno sviluppato ricerche simili in contesti diversi.

Obiettivi della ricerca di mutazione genetica

L’obiettivo dello studio è quello di utilizzare la mutazione individuata per trovare in contesti diversi il maggior numero possibile di soggetti predisposti a sviluppare solo forme meno gravi o asintomatiche della malattia.

Un esito aggiuntivo sarebbe quello di riuscire ad individuare i livelli sierici dei tre geni trovati per utilizzarli come “marcatori prognostici di malattia”, cioè valori che ci potrebbero indicare precocemente tendenza e gravità di sviluppo dell’infezione (Pairo-Castineira, 2021).

Grazie a questo tipo di studio abbiamo maggiori informazioni sulle basi biologiche e sui fattori genetici che condizionano questa patologia e abbiamo elementi concreti per sviluppare nel tempo nuove terapie.

Conclusioni

Come ha ampiamente dimostrato questa ricerca esiste una mutazione, potenzialmente patogena, che può interferire positivamente sul decorso dell’infezione, determinandone l’evoluzione in forme meno gravi.

Si osserva una concomitanza casuale di sviluppi possibili che danno una forma di resistenza alla malattia e consentono quei casi di persone che, persino durante una pandemia, non si ammalano.

Walter di Munzio

Bibliografia

  1. D’Alterio G,  Lasorsa VA, et al. 2022: Germline rare variants of lectin pathway genes predispose to asymptomatic SARS-CoV-2 infection in elderly individuals, on Genetics in Medicine,  vol. 24, ISSUE 8, P1653-1663, AUG 01. https://doi.org/10.1016/j.gim.2022.04.007.
  2. Di Munzio W. (a cura di) 2019: Lineamenti di Management in Psichiatria. Riorganizzazione e rilancio dei servizi di salute mentale. Idelson-Gnocchi Editore, Napoli.
  3. Di Munzio W, 2022: Non si ammalano, articolo su quotidiano “Le ore di Cronache”, Salerno.
  4. Pairo-Castineira E., Clohisey S., Klaric L. et al. 2021: Genetic mechanisms of critical illness in COVID-19, inNature; 591: 92-98. https://doi.org/10.1038/s41586-020-03065-y.

Foto: Envato Elements

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