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L’interesse che non ti aspettavi sulla etnopsichiatria

Il mondo dei migranti è una prova di quanto stia cambiando il mondo della salute mentale nelle società occidentali. I dati statistici sulla popolazione italiana la descrivono come società multietnica e in dinamico cambiamento. Da anni esiste una parola chiave per indicare un'area di studio che ha il compito di fornire risposte alla domanda di benessere psicologico di chi migra o di chi è figlio o nipote di migranti: etnopsichiatria.

Su una cosa tutti gli esperti intervistati sulla Pandemia da Covid19 concordano: una volta che la situazione tornerà alla normalità il complesso contesto sociale italiano e mondiale non sarà più lo stesso. Risulterà impoverito e con meno energie sociali da spendere. La tendenza psicologica a curare solo il proprio orticello tornerà, cercando nuovamente capri espiatori in chi è portatore di una diversità. Quale diversità si presta maggiormente ad essere attaccata quando si nutre un profondo malcontento? Quella dei migranti. Pregiudizi e stereotipi sembrano già pronti. Ma può un professionista della salute mentale farsene influenzare? Naturalmente no e il vuoto di formazione è colmato dalla etnopsichiatria.

Ma di cosa si occupa l’etnopsichiatria?

Roberto Beneduce, antropologo e psichiatra, descrive l’etnopsichiatria come un insieme di conoscenze che si occupano di studiare i disturbi e le sindromi psichiatriche e le etnie dei pazienti. Tiene in considerazione sia dell’ambiente sociale e culturale in cui si manifestano, sia del gruppo etnico di provenienza o di appartenenza del paziente.

Per Piero Coppo, neuropsichiatra e psicoterapeuta, l’etnopsichiatria abbraccia le varie teorie, pratiche e tecniche. Esse costituiscono la base del saper fare salute, sia attraverso azioni materiali di cura, sia lavorando sulla psiche delle persone, considerando le credenze e le culture dei popoli.

Infine secondo Paolo Cianconi, antropologo e psichiatra, l’etnopsichiatria è una vasta area di conoscenze che devono integrare la clinica dei disturbi psichici delle popolazioni non occidentali con gli effetti, letti prevalentemente in modo antropologico, del periodo storico chiamato “post colonialismo”.

Riflessioni

Sono tutte definizioni congrue date da studiosi attivi a livello nazionale e internazionale. Ognuna offre una lettura interpretativa e operativa, sia sul piano sociale, sia sul piano clinico del più grande evento antropologico del Novecento dopo la seconda guerra mondiale: lo spostamento di milioni di persone.

In sintesi l’etnopsichiatria è una disciplina che studia l’intersezione fra la medicina, le scienze sociali e la salute mentale relativamente alla condizione di “migrante”. Si approfondiscono cioè le connessioni fra cultura, malattia e cura all’interno di un particolare contesto culturale, sociale, religioso, storico, economico e politico.

Furono in milioni gli italiani che migrarono nel Nuovo Mondo a cavallo fra l’Ottocento e Novecento, tanto dal nord quanto dal sud della penisola. Anche loro furono oggetto di studio psicologico con conclusioni davvero denigranti per gli italiani. Vedasi i rapporti provenienti dal centro migrazioni di Long Island, New York.  Lo studio dell’etnopsichiatria ha cominciato a diffondersi in Italia negli anni 80 come risposta ai tanti migranti in ingresso in Italia, iniziato degli anni 70.

La formazione in etnopsichiatria

L’etnopsichiatria è un settore del mondo della psiche di non facile approccio ed esige il possesso di un bagaglio emotivo, culturale e clinico non indifferente.

Quasi un alibi perfetto per evitare di occuparsene. Invece per fortuna è diventata materia di formazione in tante scuole di specializzazione in psichiatria e psicologia clinica. Si registra un numero sempre crescente di richiesta di partecipazione ai corsi sparsi per l’Italia, tanto da far registrare spesso il tutto esaurito.

È questo un dato molto positivo e incoraggiante che depone a favore della grande tendenza alla pro socialità dei professionisti della salute mentale italiana e del terzo settore.

L’esigenza di avere in un futuro prossimo competenze e qualità umane specifiche sarà manifesta nel periodo post pandemico, fra circa due anni, quando l’ondata migratoria dovuta alla pandemia sarà manifesta. Il Covid19 sta influendo molto sulla realtà emotiva di ogni popolazione nel mondo (pandemic fatigue, secondo OMS). Una delle sfide per la salute mentale italiana sarà capire come esso ha intaccato incidenza e prevalenza delle patologie mentali dei futuri migranti.

XXVI Rapporto sulle migrazioni 2020 di Fondazione ISMU – Iniziative e Studi sulla Multietnicità. Forniamo di seguito un approfondimento del contesto italiano.

  1. ISMU stima che al 1° gennaio 2020 gli stranieri presenti in Italia siano 5.923.000 su una popolazione di 59.641.488 residenti (poco meno di uno straniero ogni 10 abitanti). Tra i presenti, i residenti sono circa 5 milioni, i regolari non iscritti in anagrafe sono 366mila, mentre gli irregolari sono poco più di mezzo milione (517mila).
  2. Per quanto riguarda le provenienze degli stranieri residenti al 1° gennaio 2020 il gruppo nazionale più numeroso continua a essere quello dei rumeni (un milione e 146mila residenti, il 22,7%). Seguono circa 422mila albanesi (8,4%) e 414mila marocchini (8,2%). Al quarto posto si collocano i cinesi con quasi 289mila unità (5,7% del totale stranieri in Italia), poi gli ucraini con quasi 229mila unità, i filippini (quasi 158mila), gli indiani (poco più di 153mila), i bangladeshi (quasi 139mila), gli egiziani (circa 128mila) e i pakistani (meno di 122mila). Le prime tre nazionalità rappresentano da sole quasi il 39,3% del fenomeno migratorio complessivo, mentre in totale le prime dieci raggiungono il 63,5%.
  3. La fondazione definisce come ruolo chiave il lavoro che gli immigrati svolgono in determinati comparti essenziali della società italiana.
  4. Negli ultimi cinque anni la quota di minori stranieri non accompagnati (msna) sul totale degli sbarcati è stata sempre superiore alla media decennale, oscillando fra il 13,2% e il 15,1%. I tre quarti delle scuole hanno fino al 30% di alunni con parenti migrati.

I dati testimoniano una realtà che investe i professionisti della salute mentale in tutti i possibili ambiti di intervento, dalla neuropsichiatria infantile alla psichiatria di comunità. Un cambiamento sociale che necessita di trovare soluzioni innovative per le nuove istanze psicologiche cui il modello bio-psico-sociale metodologicamente non è in grado di soddisfare.

Luigi Starace

Bibliografia

  • George Devereux, Saggi di etnopsichiatria generale, 2007
  • Piero Coppo, Tra psiche e cultura. Elementi di etnopsichiatria, 2003
  • Roberto Beneduce, Etnopsichiatria. Sofferenza mentale e alterità fra storia, dominio e cultura, 2019
  • Paolo Cianconi, Addio ai confini del mondo, 2011
  • Il XXVI Rapporto sulle migrazioni 2020 di Fondazione ISMU www.ismu.org/presentazione-xxvi-rapporto-sulle-migrazioni-2020/.
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Etnopsichiatria ed emigranti.

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