Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Il tempo dilatato nei depressi

Uno studio italiano pubblicato su Biological Psychiatry Global Open Science dimostra che alcune persone che soffrono di depressione percepiscono che il tempo rallenti significativamente. Uno studio è stato condotto su 120 partecipanti per indagare il legame tra depressione, emozioni e cervello.

Introduzione

Una ricerca pubblicata sulla rivista Biological Psychiatry Global Open Science e realizzata da un gruppo di studiosi italiani delle Università di Pisa e Padova ha indagato su ciò che accade nel cervello e nel corpo quando cambia la percezione del tempo (Mura, 2026).

Lo studio

Lo studio ha coinvolto 120 studenti universitari. Di questi 60 con sintomi depressivi e 60 utilizzati come gruppo di controllo. L’obiettivo dichiarato era indagare sul rapporto tra attività cerebrali, sintomi cardiaci, stati emotivi e percezione del tempo. I primi risultati evidenziano che nelle persone con chiari sintomi depressivi il rapporto tra emozioni e percezione del tempo è sembrato modificarsi. Ciò ha aperto nuove prospettive per comprendere aspetti ancora poco esplorati delle depressioni.

Chi soffre di depressione, spesso, assume un ritmo diverso del tempo. Minuti che sembrano interminabili, giornate percepite più lunghe del normale e una sensazione persistente di rallentamento nel fluire delle ore. Queste sensazioni rappresentano esperienze spesso raccontate dai pazienti ma rimaste a lungo difficili da spiegare scientificamente (Mura, 2026).

Quando la depressione modifica l’esperienza del tempo

La sensazione che il tempo rallenti nei pazienti depressi viene definita “dilatazione temporale depressiva”. Si tratta di una percezione soggettiva secondo cui il trascorrere delle ore appare dilatato rispetto alla maggior parte delle persone. Alcuni pazienti descrivono la sensazione di vivere giornate interminabili o di avere l’impressione che il tempo sia quasi fermo.

Per anni questo fenomeno è stato considerato soprattutto una esperienza personale difficile da misurare. Oggi però emergono sempre più evidenze che suggeriscono l’esistenza di meccanismi biologici e neurologici precisi alla base di questa alterazione. La percezione del tempo, infatti, non dipende da un singolo centro cerebrale ma nasce dall’interazione tra emozioni, memoria, attenzione, attività cerebrale e alcuni segnali provenienti dal corpo.

Strumenti utilizzati nello studio

La struttura dello studio ha incluso l’utilizzo di video emotivi, EEG e monitoraggio dell’attività cardiaca. Per indagare questi meccanismi i ricercatori hanno utilizzato elettroencefalogrammi ad alta densità (EEG) e una serie di elettrocardiogrammi (ECG). Durante il test i volontari osservavano video dal contenuto neutro oppure molto triste. Terminata la visione, compariva un segnale sullo schermo e, dopo un intervallo di tempo, veniva chiesto di stimare quanto tempo fosse trascorso. L’obiettivo era comprendere se l’emozione suscitata dagli stimoli avesse influenzato la percezione del tempo e individuare eventuali differenze tra i soggetti con sintomi depressivi e un gruppo senza alterazioni dell’umore (Mura, 2026; Grasso, 2026).

Il ruolo dell’asse cuore-cervello

Uno degli elementi centrali emersi dalla ricerca riguarda il cosiddetto asse cuore-cervello, ovvero il sistema di comunicazione continua tra attività cardiaca e cervello. Oggi è noto che il cuore non svolge esclusivamente una funzione meccanica. I segnali che provengono dal sistema cardiovascolare possono influenzare diversi processi cognitivi, tra cui attenzione, emozioni e percezione dell’ambiente circostante. Secondo i risultati dello studio, nelle persone senza sintomi depressivi questo sistema mantiene una comunicazione più dinamica e flessibile, permettendo alle emozioni di influenzare anche la percezione del tempo.

L’esito nei soggetti depressi

I dati della ricerca hanno mostrato una differenza significativa tra i due gruppi osservati. Nei soggetti senza sintomi depressivi, i video con contenuto triste hanno modificato la stima del tempo. Le emozioni sembravano quindi agire come un elemento capace di alterare e modulare l’esperienza temporale.

Nei partecipanti allo studio che non presentavano sintomi depressivi, invece, questa influenza è risultata molto meno evidente. Le emozioni sembravano perdere parte del loro effetto sulla percezione del tempo. Ciò come se il cervello utilizzasse un processo più automatico e rigido. I ricercatori hanno inoltre rilevato una correlazione con specifiche onde beta cerebrali, associate a processi cognitivi e attenzione. Questo fenomeno potrebbe indicare una modalità differente di elaborazione delle informazioni.

Nuove prospettive per depressione e stress

Le implicazioni potrebbero estendersi anche al trattamento della depressione. Se la percezione del tempo rappresentasse una componente strettamente legata all’esperienza depressiva, in futuro potrebbe diventare un nuovo obiettivo terapeutico. Alcuni dati preliminari suggeriscono infatti che modificare l’esperienza soggettiva dello scorrere del tempo, attraverso esercizi o strumenti specifici, potrebbe contribuire a ridurre stress e sintomi depressivi.

Comprendere in che modo il cervello coordina tempo, emozioni e segnali corporei potrebbe quindi offrire nuove chiavi di lettura per interpretare alcuni sintomi della depressione e sviluppare strategie di intervento sempre più mirate (Mura, 2026; Grasso, 2026; Wetekam, 2026).

Conclusioni

Diverse ricerche hanno documentato che l’elaborazione temporale è spesso alterata nei disturbi dell’umore ma, nonostante ciò, i meccanismi neurofisiologici alla base della percezione del tempo sono stati poco compresi. Questo studio ha correlato per la prima volta l’attività del cosiddetto “asse cuore-cervello”.

Il risultato è stato ricavato da analisi di elettroencefalogrammi e elettrocardiogrammi, con gli stati emotivi soggettivi e con la percezione del tempo, che è anch’essa soggettiva.

Walter Di Munzio

Bibliografia

  1. Grasso C., Nalborczyk L., & van Wassenhove V.: Uncovering the representational geometry of durations, bioRxiv, 2026-03. https://doi.org/10.64898/2026.03.29.715088. 2026.
  2. Mura F., Catrambone V., Valenza G., Van Wassenhove V., Mioni G. e Gentili C.: Emotional Blunting and Time Estimation in Depression, in «Biological Psychiatry Global Open Science». 2026.
  3. Wetekam J., Dumeige C., Beurtey M., & Herbst S. K.: Synergistic yet dissociable roles of temporal and spectral predictions in auditory detection, bioRxiv. 2026.

Foto: Envato Elements

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Tempo dilatato nel depresso.

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