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Challenge all’ultimo like

Sempre più diffuse sui social popolati da bambini ed adolescenti le Challenge, “giochi della morte”, che spesso nascondono malesseri e depressione

Blackout Challenge, Jonhatan Galindo, Momo, Skullbreaker Challenge e tanti altri nomi noti all’universo dei giovanissimi. Sembrerebbero banali sfide, come quelle dei videogames.  Ma in realtà nascondono intenti diabolici e masochistici contro cui, spesso, incappano bambini tra i 10 e i 14 anni. Quelli più fragili, che magari cercano conferme attraverso i like, possono anche lasciarci la pelle. Ed è già successo, in Italia e nel mondo, purtroppo. Ma cosa sono le Challenge? Come si possono proteggere da essi le nuove generazioni?

Dal Blue Whale ad oggi: cosa sono le Challenge?

Challenge: dall’inglese gara sportiva con l’assegnazione di un trofeo. Ma nel mondo social oggi è diventato sinonimo di sfide pericolose che possono portare ad atti di autolesionismo e persino alla morte. Partono principalmente dai social network da “banditori” ignoti che invitano ad accettare le sfide. Lo scopo è, poi, pubblicare un video del gioco svolto e vince chi riceve più like.

Solo che le sfide consistono in: tagliarsi parti del corpo, legarsi una corda al collo, fratturarsi le ossa, filmarsi in luoghi come cime di grattacieli e molto altro. Insomma! Sfide per andare incontro alla distruzione di sé stessi. La prima Challenge è stata il Blue Whale, cioè una sfida lunga 50 giorni con diverse tappe che vertono su atti di autolesionismo fisico e mentale, fino a spingere l’adolescente al suicidio nell’ultimo giorno. E’ partito dalla Russia per diffondersi in tutto il mondo: ad esso sono legate decine di suicidi.

La Blackout Challenge: “morire di social”

È costata la vita nel 2021 alla piccola Antonella, bimba di 10 anni di Palermo che è morta per soffocamento a causa di una cintura stretta al collo mentre si filmava. La Blackout Challenge ha lo scopo di scoprire gli effetti di una momentanea privazione di ossigeno. Come Antonella, per lo stesso motivo, nel 2018 è morto un 14enne di Tivoli trovato con al collo un filo della Playstation e un coetaneo di Milano. Le Procure indagano su queste morti per istigazione al suicidio, ma il fenomeno nonostante la sensibilizzazione non sembra arrestarsi

Jonathan Galindo e l’autolesionismo

Un’altra Challenge molto pericolosa, che ha portato di recente al decesso di un undicenne di Napoli, è Jonathan Galindo. Il “gioco” consiste nell’accettare l’amicizia da profili che rispondono a questo nome (la foto è di un uomo misterioso col cappuccio) ed accettare la sfida di sottoporsi a diverse “prove di coraggio”. Prove che richiedono atti di autolesionismo e violenza contro sé stessi, naturalmente filmandosi e pubblicando i video allo scopo di ricevere più like possibile.

La Skullbreaker Challenge, sfida “spaccaossa”

Spopola, ancora, tra i giovanissimi anche la Skullbreaker Challenge. Si tratta di una sfida social in cui la vittima è invitata a saltare in mezzo a due mentre un terzo riprende con il telefonino. Solo che al momento del salto le si fa uno sgambetto per farla cadere. In provincia di Bergamo un ragazzo di 14 anni è stato ricoverato in ospedale: ha riportato una lesione alla cervicale con 20 giorni di prognosi.

Momo e l’emulazione

Una delle Challenge più recenti è la Momo Challenge. Momo, per l’appunto, è un profilo social creato ad hoc con fattezze inquietanti. E’ ripresa da una creazione artistica che lo scultore Keisuke Aisawa ha prodotto per una società di effetti speciali per il cinema.  Momo adesca gli adolescenti tramite sui social, dove distribuisce una serie di istruzioni bizzarre e pericolose (privarsi del sonno, farsi del male). Un gioco diabolico che può portare a pericolose emulazioni con effetti drammatici.

Social, ansia e depressione

Un’indagine britannica della Royal Society for Public Health e dello Young Health Movement ha indagato sull’iperconnessione dei ragazzi. In particolare sugli effetti sul benessere in termini di autostima e vissuti ansioso- depressivi. È stata condotta su circa 1500 ragazzi tra i 14 e i 24 anni analizzando le piattaforme social più utilizzate dagli adolescenti (Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat e YouTube).

L’elemento che sembra essere determinante rispetto alle emozioni degli adolescenti online è legato alla condivisione di video e foto. Tutti i social network presi in analisi hanno dimostrato di avere differenti effetti sul benessere percepito dai ragazzi che li utilizzano. Per molti la pubblicazione di video e foto è l’espressione di un malessere, la ricerca di approvazione ed inclusione in un mondo basato sull’apparenza. Pochi like portano, spesso, ad ansia, depressione ed isolamento.

Come tutelare i giovanissimi?

Il controllo da parte degli adulti dell’uso che i giovanissimi fanno dei social network, anche attraverso l’esclusione di alcuni canali a rischio, resta una delle maggiori forme di sicurezza. Visti gli allarmi, infatti, sono stati creati anche alcuni strumenti digitali per controllare a distanza i dispositivi in possesso dei minori.

Come l’app Android mSpy, strumento versatile che consente di esercitare il controllo parentale a 360°: dal tracciamento GPS, per seguire in tempo reale gli spostamenti del proprio figlio, al monitoraggio delle chiamate, dei social network e delle app di messaggistica istantanea.

Le parole dell’esperta

«Fin dalle scuole elementari è consigliabile promuovere nei bambini – commenta Maria Antonietta Capasso, sociologa, autrice, graphic designer ed esperta di Digital Media-  lo spirito critico. Bisogna esortarli a porsi delle domande e a ragionare sulle potenziali conseguenze dei propri gesti. Questo favorirà anche la costruzione della loro autostima e li renderà degli adulti consapevoli.

La diretta conseguenza di tutto ciò è un aspetto ulteriore che viene sempre più spesso trascurato e abbandonato, ossia la creazione di un sano dialogo interpersonale. Che sia tra insegnanti e alunni, o tra genitori e figli, è fondamentale il dialogo.  È quel ponte in grado di collegare generazioni in conflitto e il primissimo passo per contrastare il fenomeno delle Challenge online. Un pericolo subdolo e in drammatica crescita».

Francesca Mari

Sitografia

  1. Agi (Agenzia Italia) “La trappola delle Challenge online: ecco i consigli della Polizia Postale” ai genitori  https://www.agi.it/cronaca/news/2021-01-22/bimba-soffocata-polizia-postale-attenzione-challenge-tik-tok-11124534/
  2. Ansa “Le sfide pericolose dei social” https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2021/01/28/le-sfide-pericolose-dei-social-5-consigli-ai-genitori-sulle-challenge-on-line_9ad8d990-886a-41ee-91e9-844c11cf1dd1.html
  3. Il Mattino “Bimbo morto a Napoli: chi è Jonhatan Galindo, il folle gioco che spinge ad uccidersi” https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/napoli_bambino_suicidio_jonathan_galindo_instagram_chi_e_come_funziona_social-5494676.html
  4. Maria Antonietta Capasso “La Challenge e i social: il pericolo corre sul web” https://www.aethereavis.it/2020/12/27/le-challenge-e-i-social-il-pericolo-corre-sul-web/
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