Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Siblings, ovvero gli invisibili

I fratelli dimenticati dei malati psichici stanno diventando oggetto di attenzione per gli operatori di salute mentale. La loro crescita è segnata dalla presenza del malato psichico e dalle inevitabili ripercussioni che la malattia determina sulle dinamiche familiari. Occuparsi di questi ragazzi significa prevenire ulteriori patologie e sofferenze.

Chi sono i Siblings?

Siblings è uno dei tanti termini di lingua inglese che colonizzano la nostra lingua madre. Significa: “fratelli”. Perché il termine Siblings sta diventando importante per coloro che sì occupano di salute mentale Perché occuparci dei siblings ovvero dei fratelli?

Siamo abituati a pensare alla disabilità psichica come disturbo di una singola persona. Tizio, Caio o Sempronio hanno questo o quel disturbo psichiatrico, sia esso depressione, psicosi, autismo, ansia. Siamo però consapevoli che una malattia psichica ha ripercussioni importanti sulla famiglia del malato. Tutti i familiari risultano coinvolti nel dramma del dolore psichico, perché sono chiamati a gestire quotidianamente i comportamenti della persona ammalata. Assumono un ruolo importante anche i fratelli, i siblings di cui stiamo parlando.

Per rispondere dobbiamo comprendere l’impatto che tale disturbo ha sui genitori. Dobbiamo compenetraci in quella sensazione devastante di dolore e angoscia che occupa la mente del genitore e finisce per condizionare tutte le sue azioni.  Un figlio malato psichico è un dramma che si accompagna a sensi di colpa, paure, reazioni di rabbia, disperazione. Un figlio malato psichico diventa il centro di un mondo dolente che ingoia tutte le energie genitoriali. Si passa la giornata a risolvere i numerosi problemi che il “malato” crea a sé stesso e agli altri, a cercare di prevenire i problemi che potrebbero sorgere il giorno dopo, a leccarsi le ferite per quelli che hanno già prodotto ferite da rimarginare.

Accade così che il figlio malato diventi il centro di un mondo in cui non c’è spazio per altri. I fratelli, i siblings, diventano invisibili.

Cosa vuol dire essere Siblings

La vita di un siblings è caratterizzata dall’anonimato. Essi vivono in famiglie cariche di dolore e si rendono conto precocemente che è opportuno non creare altri guai. Organizzano il loro spazio vitale in modo da non dare fastidio a genitori fragili, già piegati dalla sofferenza. Molti di loro sentono il dovere di dare una mano, di fare qualcosa per aiutare una famiglia in difficoltà. Accade allora che si occupino del fratello disabile con dedizione e preoccupazione. Si occupano tuttavia di qualcosa che non comprendono, di cui sanno poco o nulla se non che si tratta di qualcosa di pericoloso e doloroso. Evitano, tuttavia, di chiedere perché sono consapevoli che l’argomento apre ferite che sanguinano.

Spesso si chiedono perché questa cosa terribile sia capitato al fratello e non a loro, quasi che la salute sia una colpa e non una circostanza. Guardano al domani con terrore: “chi si occuperà di mio fratello quando i genitori non ci saranno più?” “Come sarà la mia vita con un simile peso sulle spalle?” Nascono desideri di fuga ma anche legami dai quali è difficile sganciarsi. Lasciare una famiglia così in difficoltà è difficile. Molti sogni nel cassetto restano tali, soprattutto quelli che proiettano verso un futuro lontano. Alcune vite restano talmente assorbite dalla malattia del fratello da non riuscire a pensare e realizzare null’altro che l’accudimento del malato.

Siblings e rischio psichiatrico

Essere un siblings è doloroso! Un dolore cui si risponde con l’anonimato e la possibilità di sviluppare diversi disturbi internalizzanti, ansia, depressione, bassa autostima oppure manifesti con sintomi esternalizzanti, con comportamenti oppositivi, aggressività, difficoltà di relazione. Altre volte ci si rifugia in un perfezionismo e una adultizzazione precoce che toglie vitalità e risponde alle esigenze di non creare problemi di sorta.  In sostanza il siblings va considerato un soggetto a rischio, una persona sottoposta a pressioni che rendono la sua crescita problematica.

Occorre dire che la crescita di un siblings può essere anche l’opportunità di apprendere competenze complesse. Alcune di esse sono l’empatia, senso di responsabilità, capacità di risolvere problemi. Tutti elementi che rendono le persone resistenti al dolore e promuovono autonomia. Tutto dipende da quella capacità interiore che viene chiamata resilienza, cioè la capacità di resistere alle pressioni indotte dalla sofferenza.

Aiutare i Siblings

La consapevolezza che la condizione di siblings è difficile ha spinto alcuni autori a sviluppare progetti di presa in carico per queste persone. Ne sono un esempio Sibshops di Don Meyer negli Stati Uniti e i Sibworks di Kate Strohm in Australia, ormai diffusi anche in Europa. Sono incontri organizzati per aiutare bambini e adolescenti a comprendere ciò che sta accadendo nella propria famiglia e dentro di sé.

Anche in Italia sono sempre di più i progetti dedicati ai siblings, sia nelle grandi città che nelle realtà più piccole. Si tratta di attività di gruppo nella quali i fratelli vengono aiutati a comprendere la malattia che ha colpito il loro congiunto e soprattutto a condividere la propria condizione.

 La nostra personale esperienza prevede 8 incontri suddivisi, nei quali si lavora sia sull’aspetto informativo che su quello squisitamente introspettivo per raggiungere e aiutare i partecipanti a comprendere e gestire meglio la propria condizione. I percorsi sono differenziati per età e prevedono, per i più piccoli, attività di animazione seguite da una fase di elaborazione in gruppo.

Visto la notevole incidenza di patologie psichiatriche che riguarda l’infanzia e l’adolescenza sarebbe di buon auspicio che gruppi di lavoro che si occupano specificamente dei siblings nascano nelle diverse realtà del territorio.

Gino Aldi

Bibliografia

  1. Don Meyers Sibshops: Workshops for Siblings of Children With Special Needs
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