Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

Neurobiologia dell’innamoramento

La neurobiologia dimostra che esistono evidenze biologiche a livello cerebrale che ci spiegano cosa accade nella nostra mente e nel nostro corpo quando ci innamoriamo ed amiamo.

Introduzione

La mente razionale impiega più tempo rispetto alla mente emozionale per registrare le prime impressioni. Pertanto, il primo impulso di innamoramento, ovvero la reazione rapida, in una situazione emotivamente stimolante, è dettato dal cuore e non dal cervello.  È quanto avviene di fronte ad una persona che incontriamo per la prima volta e di cui ci sentiamo subito fortemente attratti. Ci lasciamo andare al sano istinto dell’accoppiamento noncuranti di quanto ci circonda e di cosa andiamo incontro.

Sarà legato allo spirito di salvaguardia dei nostri geni? Sarà un nostro recondito bisogno di protezione e accudimento? È aver trovato il proprio simile? È pura e semplice attrazione o una logica associativa! Potrebbe essere l’inizio di un innamoramento. Possono essere tante le risposte. Di sicuro al cuor non si comanda!

Questo proverbio mi riallaccia ad una nota poesia di Umberto Saba (1946): «Amarci… quali oblii domanda! / Tu mi rispondi: al cuor non si comanda».

Composta nel 1946, la poesia esprime l’idea che l’amore non può essere regolato dalla ragione o dalla volontà. Amare richiede talvolta dimenticanze e sacrifici, ma il cuore segue impulsi propri e inevitabili, indipendenti dal controllo razionale. Questi versi riflettono la poetica di Saba, centrata sull’introspezione e sulla sincerità dei sentimenti, mostrando il contrasto tra ciò che vorremmo fare e ciò che realmente sentiamo.

Di sicuro si entra in una fase di estasi, di benessere e di sicurezza emotiva. Poco importa il resto!

Da quel momento può prendere avvio una fase di innamoramento che la neurobiologia del cervello, da buon testimone registra e memorizza in ogni suo anfratto.

Il cervello rettiliano

A dare il via a questa ondata di emozioni è la parte più arcaica del nostro cervello che viene detto cervello rettiliano perché è simile a quello dei rettili. Nella fase iniziale di ricezione degli stimoli, il cervello rettiliano agisce come un sensore istintivo, rilevando rapidamente segnali visivi, olfattivi e uditivi del potenziale partner. Questi stimoli attivano risposte automatiche, come attenzione, aumento del battito cardiaco preparando il corpo a interagire.

Successivamente, come vedremo, entra in gioco il sistema limbico. In particolare, amigdala, ippocampo e striato ventrale che generano le emozioni legate all’attrazione e consolidano i ricordi associati alla persona amata. Qui avviene il rilascio di dopamina

Neurobiologia dell’innamoramento

Il cervello è composto da aree diverse che chiamiamo emisferi, lobi, aree, nuclei. Queste zone pur avendo funzioni specifiche, ma non esclusive, sono in continua interazione tra loro. Durante l’innamoramento alcune aree si “accendono”, nel senso che sono più attive mentre altre si “spengono”, ovvero sono meno attive. Questo fenomeno dura fino a quando l’innamoramento non si esaurisce per poi trasformarsi in un sentimento più strutturato e radicato nel tempo.

Le aree cerebrali che si accendono nell’infatuazione-innamoramento sono il corpo striato e l’area ventrale tegmentale. Esse sono anatomicamente collegate tra loro e costituiscono il sistema dopaminergico mesolimbico.

L’importanza di queste zone, collocate all’interno del cervello, è quella di produrre la dopamina. In condizioni di attivazione, come l’innamoramento, la sua produzione aumenta. Perché? Quando ci si sente coinvolti da un incontro molto interessante, si prova piacere unito al desiderio di rivivere la stessa esperienza. La dopamina, che è l’artefice di queste sensazioni di benessere, di gratificazione e di felicità, tende ad aumentare nel sangue.

Queste sensazioni di profondo appagamento sono così intense da definire questo circuito sistema dopaminergico della ricompensa. Ciò vuol significare che l’attivazione di questo sistema si accompagna ad una ricompensa in termini di piacere e al bisogno a ripetere la piacevole esperienza.

Disattivazione delle aree del controllo emotivo nell’innamoramento

In contemporanea assistiamo però, alla disattivazione di altre aree. Ci riferiamo, in particolare. alla corteccia prefrontale la zona deputata al ragionamento, al giudizio, che ora entra in standby. Questo spiega come in questa fase dopamino-dipendente, di innamoramento, prevale l’emozione, l’istinto, a scapito della ragione.

Si agisce, come si suol dire “di pancia”. Lo pensava anche Pascal che nel suo aforisma diceva “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” (Pascal, 1670/1995, fr. 277).

L’ altra zona a non attivarsi è l’amigdala, che di norma si accende quando si ha paura. Infine, a non attivarsi, sono anche le zone che sono interessate nella depressione e nelle emozioni negative (Attili, 2017). Ciò spiega come quando si è innamorati non si ha paura di nulla e di nessuno pur di vivere il benessere del momento con quella persona.

La fase d’ innamoramento ha una durata variabile, dai sei/otto mesi può arrivare anche a tre anni.

Neurobiologia dell’amore

Dopo la fase iniziale di innamoramento intenso, caratterizzata da una forte attivazione dei circuiti dopaminergici della ricompensa, la relazione tende a evolvere verso forme di amore più stabile e di attaccamento.

Studi di neuroimaging hanno mostrato che l’esperienza dell’amore romantico coinvolge specifiche aree cerebrali associate ai sistemi motivazionali e affettivi (Bartels et al., 2000). Nelle relazioni di lunga durata, oltre ai circuiti della ricompensa, risultano coinvolte strutture limbiche e corticali legate alla memoria e alla regolazione emotiva.

In particolare, l’attivazione dell’Ippocampo contribuisce al consolidamento delle memorie autobiografiche e delle esperienze condivise nella relazione. Mentre la Corteccia cingolata anteriore è implicata nei processi di regolazione emotiva, empatia e monitoraggio dei conflitti interpersonali (Acevedo et al., 2009). Ed è la sede di una forte concentrazione di ossitocina.  

Questi meccanismi neurali contribuiscono al passaggio dall’innamoramento passionale a una forma di legame affettivo più stabile e duraturo, associato ai sistemi neurobiologici dell’attaccamento (Fisher, 2005). In particolare, è l’ossitocina, definita l’ormone dell’amore, ad avere un ruolo fondamentale nella fase di passaggio dall’innamoramento all’amore. Il suo peso è ancora più rilevante perché agisce anche su una zona del cervello definita nucleo accumbens, all’interno del quale provoca il rilascio della serotonina, “l’ormone del benessere” (Attili, 2017).

Conclusione

La neurobiologia dell’innamoramento e dell’amore ci ha permesso di comprendere che essi non sono un semplice fenomeno emotivo, fisico o culturale. Le evidenze diagnostiche e strumentali, in particolare la fMRI (Attili, 2017), hanno evidenziato un coinvolgimento di vaste aree cerebrali che interagiscono tra loro in maniera complessa.

Nella fase iniziale dell’attrazione, studi su dopamina, noradrenalina e cervello rettiliano mostrano come il cervello reagisca a stimoli visivi, olfattivi e comportamentali del potenziale partner.

Nella fase di innamoramento profondo, la neurobiologia evidenzia il ruolo del sistema limbico e dei suoi neuropeptidi come l’ossitocina. La cui funzione è importante nel favorire il legame, l’attaccamento e la fiducia, consolidando la relazione emotiva. Infine, nelle fasi più mature dell’amore, avviene l’interazione tra emozione e la corteccia cerebrale. Si spiega così l’atteggiamento consapevole nei confronti delle emozioni rendendo possibile un amore duraturo e consolidato.

Enza Maierà

Bibliografia

  1. Attili Grazia, Il cervello in amore Le donne e gli uomini ai tempi delle neuroscienze, il Mulino, 2017
  2. Pascal, B. (1995). Pensieri (P. Serini, Trad.). Einaudi. (Opera originale pubblicata nel 1670).
  3. Umberto Saba, «Amai» (1946), in Il Canzoniere, Milano, Garzanti, 1961, vv. 7–8.

Sitografia

  1. Acevedo, B. P., & Aron, A. (2009). Does a long-term romantic love exist? Evidence from fMRI data.
  2. Social Cognitive and Affective Neuroscience, 4(1), 59–62. https://doi.org/10.1093/scan/nsn044
  3. Bartels, A., & Zeki, S. (2000). The neural basis of romantic love. NeuroReport, 11(17), 3829–3834. https://doi.org/10.1097/00001756-200011270-00046
  4. Fisher, H. (2005). Defining the brain systems of lust, romantic attraction, and attachment. Archives of Sexual Behavior, 34(1), 85–98. https://doi.org/10.1007/s10508-005-1007-2

Foto: Envato Elements

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