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“Natale” la poesia di Giuseppe Ungaretti

Non ho voglia di uscire di casa, di immergermi nell’atmosfera di Natale che rallegra le strade, dentro di me regna tanta angoscia che mi impedisce di vivere

In questo breve articolo parlerò di Giuseppe Ungaretti e della sua celebre poesia “Natale” in cui possiamo intravedere elementi che possono essere considerati tipici della depressione, ma anche vissuti dalla persona semplicemente triste in un periodo di vita complesso.  Nel mio lavoro di psichiatra e psicoterapeuta mi è capitato di utilizzare la forza e la potenza di questi versi nelle attività con i miei pazienti.

La poesia di Ungaretti

Il 26 dicembre 1916 Ungaretti scrive due poesie: la celeberrima “Natale” e la meno conosciuta ma altrettanto bella e carica di dolente stanchezza “Dolina notturna”. Queste due poesie – comprese nella raccolta “Allegria di Naufragi”-  scritte durante il periodo di permanenza al fronte nella prima guerra mondiale, parlano della tristezza di Ungaretti ancora impressionato dalla guerra.

Tristezza che in alcuni momenti della sua vita diventerà desolazione esistenziale e che poi diventerà il cuore tematico della raccolta “Dolore”. In una lettera del 1917 indirizzata all’amico editore Mario Puccini, Ungaretti parla così della sua sofferenza psichica:

Sono in uno stato di nevrastenia tremenda, sono due anni che vivo di sforzi di volontà, oggi mi sono trovato in uno stato di pianto convulso che non riuscivo a frenare, e non posso dormire, ho vergogna di me ma sono indebolito al punto che avrei bisogno di una casa di salute”. Il ritratto che ne ricaviamo è quello di un uomo in pena che cerca nell’amico un supporto emotivo.

Natale”

È una lirica di 23 versi, per lo più monosillabi e bisillabi. La solitudine ormai fa parte della vita del poeta, forse indice di una depressione o di scelta di vita? In questa poesia scritta a Napoli durante un permesso, il messaggio fondamentale è il bisogno di tregua e di pace dalla stanchezza della vita. Dice che non ha voglia di andare per le strade confusionarie, è stanco, chiede di essere lasciato solo, come un oggetto dimenticato in un angolo. E vicino al calore del camino.

Non ho voglia / di tuffarmi / in un gomitolo / di strade

Ho tanta / stanchezza / sulle spalle

Lasciatemi così / come una / cosa / posata / in un /angolo / e dimenticata

Qui / non si sente / altro /che il caldo buono

Sto / con le quattro / capriole /di fumo /del focolare

Il ritmo di questa poesia è lento, procede “come un singhiozzo”, sembra senza musicalità quasi a manifestare quel senso di stanchezza e tristezza del poeta. Un ritmo che crea angoscia nell’animo del lettore, il che pare contrastare con l’immagine del caminetto, che, però, più che calore sembra evocare emozioni che mancano.

Da questa poesia scritta il 26 dicembre 1916 traspare malinconia, mancanza di speranza e un sentimento di impossibilità di ricevere aiuto. E ancora, vediamo un ritiro in sé stesso, assenza di piacere e di provare piacere, stanchezza che richiamano il rallentamento dei movimenti e dell’attività psichica, la stanchezza fisica e l’abbattimento dell’umore, caratterizzanti il disturbo depressivo.

Dolina notturna”

Quello stesso giorno, a Napoli, il ventottenne in licenza Ungaretti, ospite dell’amico Gherardo Marone, scrisse “Dolina notturna” dove a mio avviso si ravvisano gli stessi temi contenuti in “Natale”, emozioni dure, senso di solitudine e abbandono. E stanchezza dell’anima. La dolina notturna è la solitudine del poeta attorniato da ostilità e morte nelle doline di guerra, poeta che vuole smaltire la stanchezza non solo fisica ma soprattutto psichica.

Il volto / di stanotte / è secco / come una / pergamena

Questo nomade / adunco / morbido di neve / si lascia / come una foglia / accartocciata

L’interminabile / tempo / mi adopera / come un / fruscio

Cosa possiamo dire della condizione psichica di Giuseppe Ungaretti? È depressione? È altro?

Cos’è la depressione?

È un disturbo dell’umore caratterizzato da tristezza, incapacità a provare piacere o interesse, abbassamento del tono dell’umore, scoraggiamento, pessimismo, scarsa autostima e sensi di colpa, fino a ricorrenti pensieri di morte. E ancora mancanza di energia, insonnia o ipersonnia, diminuzione della capacità di pensare e concentrarsi, difficoltà a prendere decisioni. Ma anche sintomi fisici quali alterazione dell’appetito, una pesantezza agli arti, alla schiena, un rallentamento delle funzioni fisiologiche. Sintomi presenti per la maggior parte del giorno, quasi ogni giorno, per almeno due settimane.

Oppure il poeta può aver sofferto di:

  • Disturbo dell’adattamento con umore ansioso-depresso (sintomi che compaiono entro 3 mesi e non durano più di altri 6 mesi)?
  • Oppure di Disturbo da stress acuto (sintomi che compiono entro 1 mese dal trauma)?
  • O di un Disturbo post traumatico da stress?

Io credo che Ungaretti non rientri in nessuna delle categorie sopra elencate. Credo che nel Natale 1916 il poeta abbia vissuto un momento di dolente stanchezza in cui sembra immerso in un malinconico dialogare con sé stesso, ripensando all’esperienza vissuta, prima di rituffarsi ancora nel dramma della guerra.

Si avverte, infatti, in sottofondo la presenza, sospesa ma mai annullata, della guerra che il poeta soldato cerca di dimenticare, rifuggendo le ansie e i pericoli del mondo (il gomitolo di strade), per rifugiarsi nella dimensione intima dell’angolo e nella dimensione della casa e del focolare.

                                                                                                           Immacolata d’Errico        

Bibliografia

  • Ungaretti G. “Lettere dal fronte a Mario Puccini”. Archinto, 2014
  • Ungaretti G. ”Vita d’un uomo” 106 poesie 1914-1960. Mondatori ed., 2015
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Natale, poesia di Giuseppe Ungaretti.

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