Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

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La Deposizione di Rosso Fiorentino

La Deposizione dalla croce di Rosso Fiorentino ci permette di analizzare il dolore associato al lutto e il rapporto tra talento artistico e follia. Riflessioni sul lutto con lo storico dell’arte.

Il lutto è un’esperienza che nella vita abbiamo vissuto tutti almeno una volta.

Ma che cosa si intende per lutto? Il lutto è la perdita di qualcosa o qualcuno a cui eravamo profondamente legati. Chi vive un lutto assiste alla perdita dell’altro ma anche alla perdita di un intero mondo, ovvero con il defunto amato scompaiono tutta una serie di modi di essere in relazione con l’altro e di avvertirsi rispetto all’altro. Il dolore, il lutto e la sofferenza sono fortemente espressi nel capolavoro di Rosso Fiorentino: “La Deposizione dalla croce”.

Evoluzione del lutto

La psichiatra Kübler Ross ha teorizzato cinque fasi caratteristiche del processo ed evoluzione del lutto:

  • Fase della negazione o del rifiuto: “non è possibile, non ci credo” in cui si tende a negare la perdita.
  • Fase della rabbia: “perché proprio a me? Cosa ho fatto per meritarmelo?” in cui si sperimentano ritiro sociale e solitudine e si vive il lutto come un’ingiustizia, spesso a seguito delle difficoltà di adattamento conseguenti alla perdita.
  • Fase della contrattazione o del patteggiamento: “se supero questo momento, non farò più errori” in cui si cerca di trovare delle strategie per affrontare il problema.
  • Periodo della depressione: “non posso farcela, la mia vita così non va” in cui si inizia a prendere consapevolezza della perdita.
  • Fase dell’accettazione del lutto: “ora bisogna andare avanti” in cui si arriva alla totale elaborazione ed accettazione della perdita.

Queste fasi possono presentarsi non in questa rigida sequenza ma in relazione a fattori temperamentali e ambientali nei diversi individui.

La ”Deposizione dalla croce”, un capolavoro di Rosso Fiorentino, può essere spunto sia per una riflessione sul lutto sia come punto di partenza per alcune riflessioni psicopatologiche sull’artista.

A tal proposito ho posto delle domande allo storico dell’arte dottor Valeriano Venneri.

Intervista a Valeriano Venneri

A.L. Gent.mo dottor Venneri ci potrebbe introdurre la “Deposizione dalla croce” di Rosso Fiorentino?

V.V. La “Deposizione dalla croce” è per me il capolavoro di Rosso Fiorentino. L’opera, firmata e datata 1521, conservato nella  Pinacoteca di Volterra, è  attualmente sottoposta ad un delicato ed emozionante processo di restauro.

Rosso Fiorentino, nome con cui si conosce Giovanni Battista di Jacopo de’ Rossi, insieme ad altri artisti, dà vita ad un movimento artistico molto originale e anticonformista, il Manierismo, caratterizzato da colori sgargianti e intensi e un allungamento di corpi e volti che rendono, a volte, caricaturali e quasi mostruosi alcuni personaggi.

A-L. Nell’imminenza della morte il dolore è particolarmente intenso e necessita di tempi e di spazi per l’elaborazione e la comprensione. Secondo lei dove l’artista ci fa cogliere queste emozioni?

Il dolore di Rosso Fiorentino

V.V. Secondo la mia analisi, questo si può osservare nelle quattro donne nella parte inferiore della Deposizione. La Madonna, dal livido incarnato che in ombra appare ancora più scuro, si direbbe quasi morta insieme al Cristo morto, quest’ultimo dall’incarnato verdastro. Ella è ritratta con una postura flessa, abbandonata ma sobria e vinta da un dolore annichilente e per questo sorretta da altre due donne.

Partecipa al cordoglio Maria Maddalena che si slancia verso la madre del Cristo per abbracciarle le gambe e per confortarla, ma allo stesso tempo per cercare conforto.

San Giovanni, un discepolo prediletto di Gesù, ha il viso coperto dalle mani e il suo dolore assume la connotazione della disperazione. Qui il dolore si tinge di rabbia per la perdita ed il movimento delle pieghe delle vesti ed appare “nervoso”.

A.L. L’immagine di San Giovanni che lei descrive mi rimanda ad un quadro clinico che in termini psichiatrici potrebbe essere definito stato disforico, in cui la tristezza si unisce alla rabbia, tipica di certo quadro affettivo definito temperamento irritabile. Si può ritrovare nella storia di Rosso Fiorentino qualche elemento che rimanda a questi aspetti?

V.V. San Giovanni, dipinto con i capelli rossi come il pittore, è forse un autoritratto celato dell’artista. Il suo temperamento irritabile sembrerebbe emergere anche dalla descrizione che ne fa il Vasari nella sua celeberrima biografia dal titolo: “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori” ove viene sottolineata la sua difficoltà a controllare gli impulsi e riportata la morte per suicidio dell’artista (a tutt’oggi non confermata né smentita da studiosi).

A.L. In che modo emerge la genialità di questo artista?

V.V. Direi che Rosso Fiorentino diventa innovativo nel creare una sorta di psicodramma artistico dove anticipa il teatro del barocco ricorrendo ad elementi che nascono dalla sua ricca e forse patologica emotività.

Riflessioni

Nella storia dell’artista e nella sua opera trapela una particolare sensibilità probabilmente correlata a una vulnerabilità psichica.

Il connubio tra arte e patologie mentali, facendo emergere talenti eccezionali e doti artistiche sovraumane, può dare vita a capolavori.

Antonella Litta

Bibliografia

  • Kübler Ross Elisabeth On death & Dying. What the Dying have to teach Doctors, Nurses, Clergy & Their Own Families Editore Scribner, 2014
  • Natali A., Rosso Fiorentino. Collezione d’arte. A. Menadito,2006
  • Vasari G. “Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri”, Einaudi 2° edizione, 2015

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4 risposte

  1. Lettura interessante. L’arte come specchio del disagio emotivo ed al tempo stesso medicina, attraverso il meccanismo narrativo della intervista l’autrice conduce per mano il lettore affrontando un tema universale in modo morbido e sollecitando una profonda riflessione.

  2. Il defunto, la persona cara che hai perso, è solo nell’altra stanza diceva S.Agostino. Non è morta altrimenti si rende l’uomo simile ad una pietra dimenticando o tralasciando l’essenziale, la sua anima, la sua spiritualità, la sua “immortalità”. Anche gli indiani d’America pensavano che i defunti proteggessero i viventi e cavalcassero nelle grandi praterie. Il dolore, quello sì, rimane sempre e te lo porti dentro finché vivi.

  3. Bellissimo articolo. Molto fine l’analisi psicologica dei singoli personaggi del dipinto e in particolare la dimensione del lutto che è sicuramente l’elemento centrale dell’opera. Molto suggestivo il connubio arte-psiche

  4. Interessante intervista. L’autrice attraverso il dialogo con uno storico dell’arta ci fa comprendere le emozioni dell’artista, tristezza e rabbia. Accostando l’arte alla vita, l’arte ci guida nei labirinti dell’anima per decifrare la realtà!

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