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La reazione depressiva e il disturbo depressivo

La reazione depressiva può essere considerata una risposta fisiologica dell’individuo a particolari eventi di vita. Quando diventa patologia? Cosa differenzia la reazione depressiva dal disturbo depressivo?

La Reazione depressiva

Una perdita e un fallimento rappresentano eventi di vita a cui la mente di ogni essere umano risponde sviluppando una reazione depressiva. Si tratta di un percorso fisiologico che parte con la valutazione della perdita o del fallimento e si conclude con la loro accettazione. Una persona reagisce ad una perdita o a un fallimento sviluppando emozioni quali tristezza, sconcerto, ansia, colpa, irritabilità o rabbia.

La persona presenta una riduzione della motivazione, dell’energia, del piacere, degli interessi e alterazioni del sonno e dell’appetito. Sul piano emotivo ciò si associa ad uno stato di pessimismo e si esprime con senso di inutilità. Inoltre ha difficoltà nel prendere decisioni e diminuite capacità di concentrazione e pensiero. 

Sul piano emotivo compare un vero e proprio dolore per l’oggetto della perdita. Il dolore può esprimersi con il pianto, il lamento, la nostalgia, il senso di vuoto e di mancanza, crisi di disperazione e ruminazione.

La progressione delle fasi della reazione depressiva

Le diverse manifestazioni della reazione depressiva possono essere più o meno presenti a seconda delle differenze individuali e dei momenti del processo di reazione depressiva.  Il processo si evolve in diverse fasi che si susseguono nel tempo, seppur non in modo rigido e lineare. Infatti il passaggio ad una fase più avanzata del processo non impedisce all’individuo di tornare a viverne una precedente. Ciascuna di queste fasi è caratterizzata da un particolare stato mentale.

In una prima fase di stordimento c’è stupore e difficoltà a credere alla perdita e/o al fallimento verificatosi. In una seconda fase compare protesta e ricerca del bene perduto nel tentativo di recupero dello stesso. Segue una fase di disperazione caratterizzata dalla consapevolezza dell’impossibilità di recuperare il bene perduto e dal desiderio di non perdere più di quanto già accaduto.

La fase finale di accettazione è caratterizzata dalla rinuncia a quanto si è perduto e dall’investimento in nuovi scopi. Difatti, una reazione depressiva si conclude con il recupero del bene perduto, laddove ciò sia possibile, o con l’accettazione della perdita (Rainone e Mancini, 2018).

Il processo di reazione depressiva così descritto è da intendersi come del tutto evolutivo ed adattivo. Ciò non accade nel disturbo depressivo e infatti una reazione depressiva non va confusa con un disturbo depressivo.

Differenze tra reazione depressiva e disturbo depressivo

Tra la reazione depressiva e il disturbo depressivo non esistono differenze qualitative in quanto i correlati emotivi, cognitivi e comportamentali presenti sono gli stessi. La differenza tra le due condizioni è rintracciabile invece negli aspetti quantitativi dei sintomi. Inoltre riscontriamo la presenza, nel caso del disturbo depressivo, di una serie di meccanismi psicologici implicati nel mantenimento e nell’aggravamento degli stessi.

Difatti, se la durata della normale reazione depressiva è di circa 12 mesi, la durata del disturbo depressivo è maggiore. Di fatto nella reazione depressiva i correlati emotivi, cognitivi e comportamentali di intensità moderata e proporzionata alla perdita o al fallimento verificatosi. Invece gli stessi si manifestano come più intensi e sproporzionati rispetto agli eventi causanti nel disturbo depressivo. Quest’ultimo inoltre è caratterizzato, in particolar modo, dalla presenza di alcuni meccanismi psicologici non ravvisabili nella condizione di reazione depressiva.

Esempi di tali meccanismi sono la critica e la incapacità di sentirsi a proprio agio con sé stessi (egodistonia), la presenza di un progetto esistenziale povero. Inoltre esiste la incapacità ad accettare la perdita per la tendenza ad interpretarla come essa stessa una perdita.

Variabili individuali nella trasformazione in disturbo depressivo

Tali e altri meccanismi psicologici, quali variabili individuali che una persona può presentare, impediscono la evoluzione invece possibile della reazione depressiva. E ciò perché anche questi meccanismi diventano focus di energie imbrigliate e non più disponibili per la risoluzione della reazione depressiva.

Tutto ciò implica un blocco nella evoluzione della reazione depressiva e quest’ultima si trasforma in un disturbo depressivo. Tale disturbo diventa così diagnosticabile nel DSM-5 come disturbo depressivo, se associato ad altro tipo di perdita (non un lutto) o ad un fallimento.

Il disturbo depressivo affettivo e il disturbo depressivo anedonico

Sono state studiate le diverse possibili manifestazioni della reazione depressiva. A specifiche reazioni depressive naturalmente corrispondono specifici disturbi depressivi. Difatti, considerata la grande varietà dei quadri clinici, più che parlare di disturbo depressivo è opportuno parlare di disturbi depressivi. Molti studiosi ne hanno individuato in particolare due tipi: il tipo affettivo e il tipo anedonico.

 Le manifestazioni del disturbo depressivo di tipo affettivo consistono in varie forme di espressione di dolore emotivo. Tra queste pianto, sensazione di tristezza, di non avere speranza, il desiderio di un supporto sociale, riduzione dell’appetito, ansia e costante ruminazione sull’oggetto della perdita.

Nel disturbo depressivo anedonico, le caratteristiche più tipiche sono rappresentate da anedonia, passività, faticabilità, riduzione della libido, sensi di colpa e pessimismo. Gli studi condotti hanno evidenziato che le due tipologie di disturbo depressivo sono associate ad eventi scatenanti di differente natura.

Il disturbo depressivo affettivo è scatenato da perdite come una rottura relazionale, il lutto di una persona cara o una condizione di isolamento sociale. Il disturbo depressivo anedonico segue a fallimenti, condizioni di stress cronico e stagione invernale. Inoltre, ai due distinti tipi di disturbo depressivo sono associati distinti stili di fronteggiamento.

Nel caso del disturbo depressivo affettivo prevale la protesta e la speranza. Nel disturbo depressivo anedonico il soggetto mostra una rinuncia al bene perduto cui consegue la rinuncia ad altri scopi e investimenti con disperazione e disorganizzazione.

Variazioni individuali ed evoluzione

Nello sviluppo del tipo di disturbo depressivo e dello specifico stile di fronteggiamento   sembra predominante la valutazione cognitiva individuale dell’evento piuttosto che la sua natura.

Uno stesso tipo di evento, infatti, può essere vissuto negativamente da alcuni e positivamente da altri. Pertanto, consideriamo che i due disturbi depressivi possono conseguire alla minaccia o al ritardo di due diversi tipi di scopi piuttosto che a specifici eventi. In particolare il disturbo depressivo affettivo sembra essere associato alla compromissione di scopi di tipo affettivo, di attaccamento, accudimento o amore romantico correlati all’amabilità dell’individuo.

Invece, il disturbo depressivo anedonico sembra essere associato alla compromissione di scopi legati al potere, al successo e al valore personale. Tra questi ci sono scopi di rango, o scopi legati all’immagine sociale o all’immagine che lo stesso individuo ha di sé.

Tali evidenze, consentono di distinguere tra due diversi tipi di personalità pre-depressiva. La sociotropica che spiegherebbe la maggiore vulnerabilità individuale allo sviluppo di un disturbo depressivo in reazione a perdite di tipo affettivo e relazionale. Quella autonoma che sosterrebbe una maggiore vulnerabilità individuale allo sviluppo di sintomatologia depressiva in reazione alla perdita della propria autonomia o al fallimento dei propri progetti.

Marilisa Amorosi

Bibliografia

  1. Bowlby  La Perdida afectiva: tristeza y depresion nel 1980
  2. Keller e Nesse, The evolutionary significance of depressive symptom Different avverse situation…2005;
  3. Keller e Nesse, Different adverse situations lead to different depressive symptom patternrs 2006;
  4. Rainone e Mancini, La mente depressa, Franco Angeli ,2018

Foto: Envato Elements

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