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Il tempo nel Disturbo Bipolare

Il tempo e la sua percezione nel paziente, rappresenta un importante strumento di conoscenza e di cura nei disturbi bipolari.

Tutto è regolamentato dal tempo, un concetto che ci siamo creati grazie alle memorie e alle aspettative. Da esso nasce il concetto di passato, presente e futuro e grazie a questo noi agiamo e ci comportiamo (Hammond, 2013). Spiegare cosa sia il tempo però risulta essere molto complicato. Gli antichi greci per cercare di spiegarlo, avevano due diverse parole: chronos e kairos. Chronos descrive il tempo quando passa regolare, mentre kairos descrive quei momenti in cui sembra aprirsi fino a rallentare. Questo perché il tempo è soprattutto quello percepito ed è legato al mondo esterno solo dagli strumenti che lo misurano. La sua percezione infatti, cambia in base allo stato emotivo, all’età ed a volte scorre velocissimo, altre sembra che tutto si fermi.

Velocità del tempo e sofferenza psichica

Il tempo può passare più velocemente o più lentamente se siamo in attesa di qualcosa o se una scadenza si avvicina. Per quanto sia difficile spiegarlo esso è una parte importante della nostra vita e contribuisce a creare la nostra identità e descrivere la storia di una persona. Piò essere, inoltre, un alleato importante per comprendere la sofferenza psichica di una persona. Indagare il tempo vissuto dalla persona è la prima cosa che fa il clinico, chiedendo per esempio quando e da quando ha la percezione del disagio.

Il clinico infatti, fa domande per indagare la durata del dolore di un paziente, per conoscerne l’inizio e per comprenderne il vissuto di sofferenza. In psicoterapia inoltre, il concetto di tempo ha un ruolo ancora più importante. Ciò che il paziente racconta non è altro che una trama di eventi vissuti nella storia della propria vita.

Il tempo, pertanto, può rappresentare un utile strumento per comprendere e descrivere la sofferenza della persona. Soprattutto quando lo stato emotivo è particolarmente disfunzionale come nei disturbi dell’umore. Nel disturbo bipolare per esempio, le fasi di umore depresso si possono alternare a fasi definite “maniacali” nelle quali ci si sente invece molto su nell’umore. Chi soffre di questa condizione quindi, ha modi differenti e opposti di sentire e di gestire il proprio tempo.

Come si vive il tempo nella fase depressiva?

La caratteristica di un umore depresso è proprio il rallentamento del flusso temporate, il suo scorrere continuo rallenta fino ad arrestarsi. La giornata diventa interminabile, con una sensazione che tutto sia fermo.

Il tempo angoscia e spaventa, soprattutto al mattino, appena svegli. Esso si sviluppa in giornate vissute nell’attesa della sera e solo a fine giornata si placa la percezione che la durata della vita di fuori non coincida con quella della vita di dentro. Da qui la tendenza a ritrarsi nel passato.  Permane il desiderio irrealizzabile di voler rivivere ancora quei momenti che nei ricordi si era e si viveva la giusta dimensione temporale. “Il tempo è un peso che devo sopportare”, racconta un paziente.

Come lo si vive nella fase maniacale?

Nella fase opposta, il tempo invece è vissuto come rapido e incessante. Le esperienze di vita sono come momenti fugaci, un succedersi di “ancora… e poi… e allora”. I racconti dei pazienti in questa fase sono storie fatte di emozioni che velocemente arrivano e velocemente attivano la persona, prima che si renda conto di cosa stia accadendo. Cosi la persona è costretta a fare più che a pensare, a sentire più che a comprendere. Il tempo coincide con la realizzazione di sé stessi, che si traduce spesso nel bisogno di fare ed osare. Frasi come: “Ho perso tanto tempo”,Non ho più tempo” sono spesso le espressioni usate dai pazienti. Il vissuto è che esso non basti mai. La percezione è che fermarsi risulta impossibile, quasi fosse morire.

Una risorsa in psicoterapia

Il tempo del paziente per le sue importanti potenzialità può rappresentare un importante strumento di cura, soprattutto nel disturbo bipolare.

Nella psicoterapia infatti, è molto importante analizzare la sequenza temporale e il diverso modo di intendere il tempo di quello che il paziente racconta. Il confronto con la durata dell’incontro di cura, può aiutare il paziente a rallentare o aumentarne il suo racconto. È importante sintonizzarsi con il paziente. Questo non significa chiedere di aumentare subito il suo ritmo se è nella frase depressiva oppure a farlo rallentare se si trova nella fase maniacale. Significa sostare con il paziente nella sua dimensione temporale per comprenderlo. Significa anche fare attenzione, come in tutte le condizioni psicopatologiche, che non si metta in pericolo di vita o che non sia nocivo agli altri. L’obiettivo è aiutarlo a definirsi, come possibilità di esistere e ritrovarsi nei cambiamenti dell’umore.

Considerazioni

Il compito del terapeuta quindi, diventa quello di saper usare al meglio il tempo portato dal paziente per condividerlo e ricollegarlo al proprio vissuto emotivo. In questo modo si può aiutare il paziente con un disturbo bipolare a riconoscere ed ottimizzare l’estensione temporale nella quale si trova.

La consapevolezza del modo soggettivo di vivere il tempo potrà aiutare la persona che soffre di un disturbo bipolare. Questa consapevolezza infatti, potrà aiutarlo ad integrare le emozioni e l’umore in una storia personale. Una storia dove egli si potrà sentire coerente con sé stesso e con il mondo esterno.

                                                                                               Antonella Vacca

Bibliografia   

  1. Hammond Claudia “Il mistero della percezione del tempo”, edizioni Enaudi, 2013
  2. https://www.stateofmind.it/2021/03/terapia-percezione-tempo-seduta/
  3. https://www.ilmetropolitano.it/2018/06/06/il-tempo-nel-disturbo-bipolare/
  4. http://www.ipra.it/il-post-razionalismo/

Foto: Envato Elements

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