Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

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“Generazione Internet” e fuga dal mondo

Una realtà virtuale che cattura i ragazzi e li allontana dalla vita sociale

I tempi del Covid-19 ci rimandano una società sempre più chiusa in un mondo mediatico Il computer e i mezzi di comunicazione da strumenti che facilitano le nostre vite sono diventati mezzi che dirigono le nostre esistenze. Intere generazioni stanno crescendo davanti ad uno schermo, preferendo spesso rapporti virtuali alle relazioni umane.

Per ragioni di pura e dolorosa necessità, dovute alla pandemia in atto, anche la scuola ha dovuto utilizzare la realtà virtuale, sottraendo ai ragazzi uno dei luoghi fondamentali d’incontro nei quali sono cresciute le generazioni del passato.


Si tratta di un cambiamento epocale che ha conseguenze che dobbiamo ancora comprendere in tutta la loro importanza. In realtà diversi scienziati hanno cominciato a studiare l’effetto che la vita virtuale ha sul cervello umano: hanno scoperto che un uso eccessivo del computer riduce la capacità di attenzione e di memoria. Questo spiegherebbe le crescenti difficoltà che gli insegnanti incontrano per ottenere l’attenzione dei propri alunni.


Altri studi hanno dimostrato l’influenza di un uso eccessivo dei contatti sociali stabiliti tramite computer sulla capacità di organizzare il pensiero. Questo perché l’uso continuo ed esagerato dello schermo trasforma il modo in cui organizziamo le informazioni e quindi il modo stesso di pensare.

Si passa infatti da un modo di pensare che analizza le informazioni lentamente e una dopo l’altra, come accade nella lettura, ad un modo di pensare veloce, immediato e sintetico, come accade quando guardiamo un’immagine. In questo modo si perde la capacità di riflettere e di approfondire le informazioni apprese.


Avremo ben presto a che fare con una generazione che vive e che pensa in modo completamente diverso da come abbiamo pensato e vissuto noi? Siamo abituati all’idea che le nuove generazioni siano differenti dalle precedenti, ma tali differenze hanno riguardato i modi di pensare, i valori. Nel nostro caso abbiamo una generazione con un cervello che organizza in modo differente la realtà che percepisce, un modo che a noi adulti può sembrare difficile da capire.


La Generazione Internet, o Generazione Igen, passa sempre più tempo nel mondo virtuale e fugge dal mondo reale. Ragazzini cresciuti davanti a uno schermo hanno poche opportunità per confrontarsi con i loro compagni, per risolvere problemi concreti, per costruire il loro carattere. Essi vivono in un mondo fatto di immagini, di messaggi veloci e sintetici, privi di contatto umano e di affetto.

Hanno imparato precocemente che possono manipolare la realtà con i pulsanti del telefonino o i tasti del computer e hanno poca capacità di confrontarsi con le difficoltà emotive della vita, con i piccoli e grandi dolori della crescita, con i problemi complessi che non possono scomparire premendo un tasto. Vivono in un tempo sospeso, animato da personaggi di fantasia e da obiettivi semplici che possono essere conquistati stando comodamente seduti.


Imparano presto ad essere pigri! Le ricerche più recenti ci dicono che i ragazzi che avevano tra i 15 e i 17 anni nel 2015 erano meno impegnati in relazioni di amore dei loro coetanei del 2005, meno interessati ad uscire, meno desiderosi di autonomia (Tweege, J.M., 2017). La “generazione Igen” è pigra e vive una preoccupante assenza di motivazione: una volta tolto loro il computer, questi ragazzi mostrano di avere pochi interessi e di non essere impegnati a progettare un futuro.


Facendo un raffronto tra il numero di libri letti venti anni fa da ragazzi quindicenni e quelli letti attualmente, si nota un preoccupante calo di attenzione nei riguardi della lettura. Lo stesso accade per la lettura di quotidiani e, di conseguenza, per l’interesse verso la vita sociale e politica delle loro comunità (Tweege, J.M., 2017).


Ad affiancare la generale tendenza verso la pigrizia sono comparsi fenomeni preoccupanti che sono diventati motivo di attenzione per gli operatori della salute mentale. Mi riferisco al crescente numero di giovani che si ritirano del tutto dalle relazioni sociali e si chiudono nella propria stanza, rinunciando ad ogni prospettiva di futuro.

Si tratta di ragazzi intelligenti, sensibili, che chiudono ogni rapporto con il mondo esterno, rifugiandosi in una vita che scorre esclusivamente attraverso davanti a uno schermo di computer. Giovani che scompaiono dal mondo, in una sorta di suicidio sociale, rinunciando alla bellezza della vita e alla costruzione di un progetto di futuro.


Ascoltandoli si può cogliere la fatica che hanno di credere in sé stessi e la profonda insicurezza che possiedono. Molto spesso l’insicurezza è amplificata dal fatto che essi hanno aspettative grandiose verso sé stessi, che ritengono di non saper raggiungere. Si coglie in questo modo di essere tutta la fragilità di chi il mondo non lo ha conosciuto e ne ha timore.

 Particolarmente vulnerabile è il mondo delle relazioni, che appare compromesso da un perenne senso di inadeguatezza. Vergogna, paura, dolore condizionano la fuga dal confronto con gli altri. Non essendosi confrontati con le difficoltà, i problemi, gli errori, i limiti inevitabili che derivano dal rapporto con il prossimo, appaiono smarriti e spaventati all’idea di doversi misurare con gli altri. Una paura che li condiziona a tal punto da fuggire dal mondo.


Depressione e ansia sono spesso presenti nella vita di questi ragazzi. Possono essere sia causa che conseguenza della decisione di ritirarsi dal mondo. Per questa ragione la generazione Igen deve essere oggetto di attenzione da parte degli educatori allo scopo di prevenire possibili malattie psicologiche.

Al tempo stesso psichiatri e psicoterapeuti devono imparare a prendere in grande considerazione questi comportamenti di chiusura verso il mondo, in cui sono presenti e si amplificano problematiche sociali, educative e psichiatriche.

Gino Aldi

Bibliografia
1. Aldi G., Costruttori di speranza, Edizioni Enea, Milano, 2019
2. Aldi G, Riscoprire l’autorità, edizioni Enea, Milano 2012
3. Tweege J.M. Iperconnessi, Einaudi, Torino, 2015
4. L.S. Vygotskj, Pensiero e linguaggio, Giunti Firenze 1966 P. 225
5. Goleman D., Intelligenza emotiva, Che cosa è e perché può renderci felici, Bur, Milano 2011

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