Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

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Diseguaglianze sociali

Si affronta la valutazione sulla condizione di ritrovata normalità attraverso la valutazione delle diseguaglianze sociali nel paese, della organizzazione della risposta sanitaria ed il loro impatto nella economia e nelle opportunità di vita.

Diseguaglianze sociali e pandemia

Ad una terribile crisi pandemica segue spesso una profonda crisi delle economie coinvolte, ma con la crisi si accentuano anche le diseguaglianze sociali. Le fasce di popolazione più povere ne escono ancor più povere, quelle che detengono le chiavi della produzione, diventano sempre più ricche e possono fruire delle opportunità che nascono dalle stesse crisi sanitarie.

Gli sforzi per ripristinare lo stato di salute collettiva, così danneggiata, comportano una ricomposizione diseguale dell’organizzazione della sanità, del mondo del lavoro e della società stessa.

È paradossale, ma per essere un sistema sanitario veramente equo (e forse anche più sostenibile economicamente) dovrebbe essere fortemente diseguale, favorendo la parte di popolazione più debole. Pertanto, dovrebbe essere aiutata quella parte affetta da patologie invalidanti o da forti riduzioni della capacità di gestire la propria vita. Come lo sono i pazienti psichiatrici, i malati cronici, quelli con crisi acute e invalidanti.

Diseguaglianze sociali e servizi sanitari

Quando i servizi sanitari funzionano come servizi alla persona condizionati dalle leggi di “mercato”, si possono persino intaccare tanti diritti civili, come accade a quei cittadini portatori di diseguali bisogni, anch’essi visti come «clienti» e sono fonte di domande da soddisfare, e allora i sistemi sanitari possono persino diventare moltiplicatori di diseguaglianze.

In Italia, leggendo i dati ISTAT sulla distribuzione della ricchezza nelle varie aree geografiche, si può osservare una mappa caratterizzata da un marcato gradiente di risposte sociali correlate alla fornitura di servizi dedicati alla salute. E allora assistiamo alla proliferazione di ospedali specializzati o di servizi pubblici e privati dove già si aveva una buona risposta e si deprivano ulteriormente le aree popolari povere. Chi già vive in agiatezza continua a rimanere in posizione più favorita per l’accesso alle cure e ai servizi del SSN.

Le persone disagiate

Le fasce di popolazione più disagiate e con difficoltà di accesso ai servizi vedono diminuire vertiginosamente la loro aspettativa di vita. Si calcola di oltre tre anni la minore aspettativa di vita delle persone affette da disagio psichico.

Nelle aree più povere si vive peggio e si accede ai servizi con difficoltà. Tale svantaggio è stato quantizzato e documentato da molti studi ad hoc sulla base di una vasta gamma di indicatori di salute, in entrambi i sessi, e per tutte le classi di età. Sono stati considerati anche diversi indicatori sociali: classe, occupazione, istruzione, risorse economiche, condizioni abitative e contesto socioculturale di riferimento.

Mortalità e fasce sociali

Le diseguaglianze sociali in ambito di dati sulla mortalità mostrano una tendenza in aumento nel Meridione d’Italia come in tutti i sud del mondo.

Si spiega così il peso crescente dei differenziali nei dati di mortalità correlata all’abuso di droghe (AIDS e overdose) e agli stili di vita (tumore del polmone e malattie ischemiche del cuore).

L’associazione tra condizione sociale di appartenenza e salute è diretta. Non solo per quelle patologie che mostrano dati più significativi, come per le allergie e per alcuni tumori (colon, melanoma e, nella donna, mammella e ovaie), perché legati a stili di vita sbagliati e maggiormente diffusi tra le fasce di popolazione meno ricche.

Diseguaglianze sociali e povertà

La salute delle persone è pertanto influenzata da fattori economici, ambientali e stili di vita più che dagli interventi sanitari disponibili.

Questi fattori si distribuiscono nella popolazione in modo diseguale e sempre a svantaggio di precisi gruppi sociali e nelle comunità socialmente meno favorite.

I dati disponibili ci mostrano quanto queste affermazioni siano valide, soprattutto dopo la pandemia.

Ma cosa possiamo fare ora utilizzando le risorse aggiuntive messe a disposizione dalla Unione Europea?

Obiettivi contro le diseguaglianze

È chiaro che per modificare le prospettive di salute degli individui e delle comunità occorre intervenire sulle politiche e sui comportamenti che influenzano la distribuzione delle risorse su tutto il territorio.  È necessario avere accesso e disponibilità per tutti ai servizi e uniformi possibilità di cura. Tale obiettivo deve essere perseguito non solo da una prospettiva di tipo politico che privilegi i principi di equità e di giustizia sociale, ma anche da tutti gli altri orizzonti possibili.

Siano essi di politiche sociali, di organizzazione dei servizi sanitari e dei servizi culturali che guardino allo sviluppo della società. In quanto è sempre più evidente e dimostrato che la salute delle persone rappresenta una precondizione per gli obiettivi di innovazione e di sviluppo di ogni società.

Eppure, la salute non è mai stata considerata una questione di importanza prioritaria, anche se diventa di grande rilevanza quando risulta compromessa.

I costi del servizio sanitario

In genere non si dà molta importanza ai costi dello sviluppo, ma si attribuisce grande peso ai costi dei servizi sanitari. É stato così per anni abbandonata la sanità pubblica per favorire quella privata e speculativa, con tante e spesso inutili esternalizzazioni.

Oggi è apparentemente aumentata la consapevolezza che occorre cambiare rotta nell’ottica della sostenibilità dello sviluppo. La qualità dell’ambiente è diventato finalmente un criterio da utilizzare per misurare costi sociali e loro sostenibilità.

Povertà e stili di vita

Le dipendenze e gli stili di vita pericolosi sono più difficili da modificare tra le persone meno istruite e tra i poveri. Cominciano a manifestarsi precocemente e raramente si superano nell’età adulta. Anzi le possibilità di carriera sociale di una persona che vive in una zona disagiata sono rare e si ha la tendenza è scendere sempre più nella scala sociale, fino a forme estreme di emarginazione.

Questi eventi sono ampiamente documentati dalla ricerca sui determinanti sociali delle diseguaglianze di salute in Italia. Persino dai dati forniti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha prodotto sull’argomento importanti documenti (1998. Wilkinson R. et Alii).

Walter di Munzio

Bibliografia

  • Di Munzio W., BENINCASA V., GALDI G.: Effetto Lockdown, storia di una pandemia tra cronaca ed esiti psicologici, Marlin Editore, Cava de’ Tirreni, 2021.
  • Di Munzio W.: Report Finale della ricerca di comunità sugli esiti della pandemia condotta sul territorio, Report Finale, Cava de’ Tirreni, 2021.
  • Wilkinson R., Marmot M. (eds.): The Social Determinants of Health, WHO, 1998.

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2 risposte

  1. Sono particolarmente interessanti le riflessioni del dott. Di Munzio sulle differenze sociali, solo acuite dalla pandemia attuale ma già profondamente incuneate nel nostro tessuto sociale.
    Vorrei solo sottolineare un aspetto per quanto riguarda le condizioni legate alla patogenesi dei disturbi mentali e non solo. Il modello patogenetico maggiormente accreditato nella psichiatria contemporanea ma nella medicina stessa, è quello bio-psico-sociale, modello non certamente unico e non da tutti accettato ma paradigmaticamente indispensabile, in cui si attribuisce il risultato della malattia all’interazione, intricata e variabile, di fattori biologici (genetici, biochimici, ecc.), fattori psicologici (umore, personalità, comportamento ecc.) e fattori sociali (culturali, familiari, socioeconomici , ecc.).
    Naturalmente anche gli aspetti legati alla cura non possono prescindere dal modello bio-psico-sociale ed è chiaro che la terapia deve tener conto, il più possibile, di tante diverse angolazioni.
    Qualche giorno fa, ragionando con un collega, si rilevava che, perfino in questa pandemia dovuta a un virus, alla sua contagiosità e alle sue rapide mutazioni, non si può non tener conto di tutte le componenti del modello bio-psico-sociale.
    La ricerca biologica ha il merito straordinario di aver identificato e sequenziato il virus in tempi estremamente rapidi ed ha permesso di produrre vaccini con un ottimo rapporto efficacia/sicurezza.
    Ma non è ai laboratori di virologia che possiamo chiedere di capire perché tanta gente rifiuta di vaccinarsi. Né ai laboratori di virologia possiamo chiedere di risolvere le diseguaglianze economico-sociali per cui una così larga parte della popolazione del mondo è esclusa dalla possibilità di vaccinarsi.
    Ancor meno si può chiedere alla ricerca bio-medica di ridurre le drammatiche ricadute economiche della pandemia sul tessuto sociale che hanno provocato un notevole incremento delle differenze economiche, per cui i poveri sono sempre di più e sempre più poveri mentre i ricchi sono sempre più ricchi.
    Eppure, l’esito della pandemia dipende anche da tutto questo.
    Pertanto, è assolutamente necessario, come ben descrive il dott. Di Munzio, di pensare non solo a riorganizzare il modello di sanità ma anche del lavoro e della società stessa, in modo da consentire una risposta più efficace, equa ed inclusiva al bisogno di salute ma anche rispetto ai diritti civili e politici, in particolare delle fasce di popolazione più disagiate economicamente e socialmente.

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