Periodico dell’ EDA Italia Onlus, Associazione Italiana sulla Depressione

La maestra Rosa risponde

Intervista con la maestra Rosa, per analizzare e comprendere i cambiamenti dei bambini al ritorno in classe, dopo il periodo in dad.

La maestra Rosa ci ricorda quanto sia importante per la vita dei bambini lo stare liberi nell’incontro con l’altro. La crescita prevede il condividere gli spazi e i corpi: correre, giocare, abbracciare, litigare, rappacificarsi, ridere, piangere. Tutte attività che prevedono una relazione ravvicinata. La pandemia Covid-19  ha privato i bimbi della spinta verso l’altro e verso l’aperto.  I contatti sociali sono divenuti problematici. Sono difficili perché la paura del contagiarsi ha preso il sopravvento.

La maestra Rosa

La maestra Rosa, 60 anni, è un’insegnante della scuola primaria, pugliese. Ha una lunga esperienza sul campo. Una laurea in scienze della Formazione. Una vita dedita all’insegnamento. Tre figli. Una docente calma e gentile, ma anche simpatica ed autorevole. E con tanta pazienza. L’ho intervistata per cercare di comprendere, dal suo punto di vista, come ha “visto” i bambini al ritorno in classe dopo un lungo periodo in dad.

Id’E – Buongiorno maestra Rosa, in base alla sua esperienza, con il ritorno in presenza ha visto cambiamenti nei bambini della scuola primaria rispetto agli anni passati?

R – Si certo che li ho notati. La pandemia ci ha condizionato ed ha mutato i nostri stili di vita e le  nostre abitudini. In particolare è l’approccio fra le persone ad essere cambiato. E questo ha influito anche sul modo di interagire fra i bambini. Per natura i bimbi sono spontanei nelle relazioni e quando sentono la necessità di comunicare tendono a farlo spontaneamente. Ed è allora che si nota il disagio perché si rendono conto che devono attenersi alle regole.

Id’E – Le relazioni diventano un luogo di paura e di incertezza per la possibilità del contagio. Come reagiscono i bambini?

R – I bambini hanno paura anche loro. Sono degli imitatori del mondo dei grandi, a quell’età. Ne assorbono ansie e paure. E si bloccano perdendo naturalezza nel cercare di contenersi. E vedere i bambini bloccarsi nelle loro interazioni spontanee fa male al cuore. C’è da dire però che ci sono sempre alcuni bimbi, i più irrequieti, che  tendono ad eludere le regole. Che poi sono quelle dell’attenzione alle norme igieniche e del distanziamento. Soprattutto la necessità di distanziamento è la regola più sofferta. Anche per noi maestre…ricordo ancora con nostalgia gli abbracci e i baci dei bimbi di prima!

Id’E – I bambini ascoltano le conversazioni in famiglia, ne percepiscono le tensioni. Se ne deduce che bisogna parlare ai bambini dell’argomento coronavirus. E oltre ad essere un compito dei genitori, penso sia importante lo faccino a scuola anche gli insegnanti. Secondo lei, come parlare ai bambini della scuola primaria?

R – Io cerco di capire loro cosa già sanno e come lo vivono. E li assecondo. Cerco di seguire il filo del loro discorso. Dobbiamo farli parlare e ascoltare. Meglio chiedere loro cosa sanno della faccenda, prima di partire subito con le spiegazioni. Non dobbiamo traumatizzarli ma parliamo concretamente e con leggerezza. Nel raccontare i fatti enfatizziamo soprattutto gli aspetti che danno speranza. Io evito i messaggi allarmistici.

Id’E – Maestra Rosa può farmi degli esempi per favore?

R – È capitato, al rientro di una bimba dal periodo previsto per la dad, di coglierla in lacrime, durante l’intervallo, mentre consumava la sua merenda. Le ho chiesto che cosa fosse accaduto e lei, semplicemente, mi ha risposto che era dispiaciuta perché non poteva parlare con “nessuno”! È stato, questo, sicuramente, un avvertimento ricevuto dai genitori, perché noi insegnanti non abbiamo mai vietato di parlare fra di loro o con noi maestre. Avrei voluto tanto abbracciarla! …e gliel’ho detto. Naturalmente l’ho rassicurata che poteva parlare con chi volesse, tirando su la mascherina, finito lo spuntino, così come ha fatto, rasserenandosi.  

Un altro esempio di “costrizione” e difficoltà relazionale è il compleanno dei bambini che vogliono festeggiare dovunque, a casa e a scuola, e con chiunque. È la stessa cosa: non ci possiamo abbracciare! Allora, devono ‘parlare gli sguardi’. Gli occhi devono comunicare, insieme alle parole giuste, i sentimenti che animano la nostra relazione scolastica, sì, ma prima di tutto umana e personale!

Id’E – Che strategie lei utilizza per venire incontro ai bimbi e cercare di far superare il disagio?

R – Senza dubbio alcuni bambini più sensibili provano un disagio maggiore rispetto ad altri. Ci sono bambini che vivono situazioni di maggiore solitudine, che sono più nervosi, irrequieti, con l’umore altalenante. Occorre avere uno sguardo particolare verso questi bambini. In classe cerco sempre di creare un clima collaborativo, secondo un approccio basato sull’empatia. Senza trascurare la conoscenza della norma e della motivazione, in funzione del benessere di tutti.  

Un esempio di strategia il coinvolgere ciascun bimbo in un compito preciso in classe. Da svolgere in determinati momenti della mattinata scolastica e con precise funzioni. C’è chi si occupa di distribuire le schede, chi raccoglie i quaderni, chi chiama in fila per l’uscita. Ciascuno appone la propria presenza, appena entrati in classe. Inoltre ci si confronta in agorà e si esprimono le proprie emozioni prima di esporre il piano di lavoro della mattinata, ovvero delle attività che verranno svolte.

Id’E – È cambiato l’approccio degli insegnanti?

R – A mio avviso, l’approccio degli insegnanti non è cambiato di molto. Il compito educativo è importante e non dobbiamo arretrare di fronte ad esso, anche se la sofferenza è grande. Da sempre ci sono delle semplici regole di convivenza (civile) da seguire. E da spiegare, con vari linguaggi ovviamente adatti ai bambini, affinché le interiorizzino. Io ritengo che la relazione insegnante/alunno debba essere basata sull’empatia. L’ho sperimentata nei miei lunghi anni di didattica e penso sia quella vincente. Questo approccio che io chiamo “empatico” lo continuo ad utilizzare. È un approccio che valorizza la persona del bambino e lo coinvolge nel suo processo di apprendimento e di crescita. Ed è un approccio che mi aiuta in questo periodo soprattutto con  i più agitati e insofferenti. E nei casi in cui ci sono preesistenti problematiche di autoregolazione del comportamento.

Id’E – Maestra Rosa cosa intende per approccio empatico?

R – Per approccio empatico intendo l’instaurare un rapporto speciale e unico con ciascun alunno. Recuperare quelle che sono le potenzialità per affidare loro compiti di responsabilità, verso sé stessi e verso il gruppo classe. Penso che alla base dell’apprendimento scolastico, ci debba eseere un rapporto speciale con cascun bambino, un rapporto speciale e personale.

Certo in questo periodo è tutto più difficoltoso, ma lo sforzo maggiore sortisce comunque effetto. Infatti vediamo i piccini che scrivono pensieri affettuosi per le loro maestre, su foglietti che ci consegnano personalmente. Questo è il momento in cui si ha la conferma che il nostro lavoro non è vano. Al di là dei contenuti che vengono assimilati con il tempo,  si crea un rapporto unico, utile a ciascun bambino per crescere. Anche nel mio lavoro ci vuole l’amore e la passione!

Id’E – Qual è la sua difficoltà maggiore in questo periodo?

R – La difficoltà maggiore in questo periodo è il distanziamento. Mantenere ancora il distanziamento è difficile perché i bimbi chiedono di poter stare “vicino alla maestra” o “vicino ai compagni”. Chiedono di toccarsi e abbracciarsi e di giocare vicini vicini. La relazione è la base per la vita e della vita. Le persone hanno il bisogno di vivere insieme. Ciascuno di noi è proiettato verso l’altro, per esprimere il proprio potenziale e donare, attraverso l’altro, il meglio di sé.

Riflessioni

Il colloquio con la maestra Rosa mi ha rincuorato perché ho intravisto resilienza, professionalità e coraggio. Qualità che stanno caratterizzando il corpo docente in questo periodo lavorativo complesso. Complesso in quanto il loro focus ritengo debba essere insegnare che ad ogni crisi segue una rinascita. Insegnare ai bambini che possiamo trasformare la sofferenza in nuove possibilità di essere e divenire.

Immacolata d’Errico

Bibliografia

Di Mauro G., Marseglia G. L., Chiappini E., Verga M. C. (a cura di) – Manuale di prevenzione e gestione dei danni indiretti nei bambiniai tempi del COVID-19.SIPPS – SIAIP. 2021

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