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Impotenza appresa e depressione

Come mai gli individui reagiscono in maniera differente a uno stesso evento? Una possibile spiegazione potrebbe essere l’impotenza appresa. La persona apprende di non essere capace di raggiungere i risultati desiderati.

La nascita dell’impotenza appresa

Lo psicologo statunitense Martin Seligman è stato fondatore della psicologia positiva.  Considerato nell’anno 2002 fra i più eminenti psicologi del XX secolo, nel 1975 ha formulato la teoria dell’impotenza appresa. Ha condotto esperimenti su animali in laboratorio, analizzando il condizionamento classico. Tali studi gli consentirono di evidenziare come gli animali reagissero a fattori di stress che non consentivano una via di fuga.

I risultati ottenuti rilevarono come gli animali diventassero sempre meno capaci di associare gli stimoli alle risposte e di sviluppare nuovi apprendimenti. L’animale cambiava i propri comportamenti, sospendeva i tentativi di fuga e si rassegnava. Non aveva più nessuna aspettativa! Di conseguenza l’animale evitava ogni opportunità di fuga anche quando c’erano chiare probabilità che potesse avere successo (Okorafor 2024).

Questi risultati furono messi a confronto con situazioni simili in cui, invece, era possibile trovare una scappatoia. Quando le cavie trovavano la via di fuga imparavano che determinati comportamenti potevano dare risposte positive e specifiche per il raggiungimento dell’obiettivo desiderato.

Il concetto base dell’impotenza appresa

L’impotenza appresa ipotizza che un individuo comprenda che non c’è un collegamento tra quello che fa e la risposta che si aspetta dall’ambiente circostante. La persona affetta da depressione, secondo Seligman (1993), si considera maggiormente passiva rispetto agli eventi della propria vita. Ritiene, inoltre, prevalente la sua impotenza a controllare le circostanze future (ad es. lavoro, relazioni affettive, etc.).

Alla base di una maggiore predisposizione a sviluppare l’impotenza appresa vi è il cosiddetto stile attributivo interno, globale e stabile nel tempo (Weiner 1986). In tale ottica, il soggetto attribuirà la causa dei fallimenti esclusivamente a sé stesso. Il suo futuro sarà un rispecchiamento di tali insuccessi. L’impotenza appresa lo farà percepire come incapace e privo di risorse efficaci a fronteggiare eventi avversi.

Come affrontare l’impotenza appresa

Seligman nel 1981 affermava che per trasformare la sintomatologia depressiva derivante dall’impotenza appresa l’individuo necessitasse di quattro strategie terapeutiche generali (Peterson et al., 1993):

  1. Miglioramento ambientale: si supporta il soggetto a creare un ambiente idoneo che aumenti la possibilità di creare successi ed esperienze positive.
  2. Addestramento al controllo personale: si incoraggia l’individuo ad apprendere maggior controllo attraverso l’istruzione di specifiche abilità in settori di sua competenza.
  3. Addestramento alla rinuncia: si fornisce sostegno all’individuo ad accettare l’impotenza oggettiva in casi specifici per ridurre lo stress da insuccesso.
  4. Addestramento all’attribuzione: si allena il soggetto a valutare gli esiti degli eventi attraverso stili attributivi sia interni che esterni.

Cosa sono gli stili attributivi?

Gli stili attributivi si riferiscono ai modi in cui le persone spiegano a sé stessi le cause degli eventi della propria vita. Quando gli individui sperimentano eventi positivi o negativi spesso si chiedono del perché l’evento si sia verificato. Attribuiscono, di conseguenza, dei significati agli eventi stessi. Gli stili attributivi possono riguardare le caratteristiche dell’evento (interne) o le situazioni (esterne).

Le attribuzioni dei significati, inoltre, possono anche essere indicate con altre definizioni: stabili o instabili, globali o specifiche. Le attribuzioni stabili sono permanenti, mentre quelle instabili cambiano nel tempo. Le globali, invece, sono quelle che si applicano in modo ampio, mentre quelle specifiche sono ristrette a particolari cause.

Impotenza appresa e depressione

Chi ha uno stile attributivo interno, globale e stabile ha maggiore probabilità di sviluppare l’impotenza appresa e una possibile sintomatologia depressiva (Ball et al., 2008). Alcune persone non sono in grado di effettuare associazioni efficaci e adeguate in seguito a situazioni di stress.  Tali comportamenti hanno alla base la presenza di una bassa autostima e di una sfiducia in sé stessi, nel mondo circostante e nella prospettiva futura.

Essi sono i sintomi caratteristici della sintomatologia depressiva della triade cognitiva di Beck (Beck 1984): la visione negativa di sé, la visione negativa del mondo e la visione negativa del futuro. La persona si incammina verso la depressione con il suo bagaglio di distorsioni cognitive, avendo appreso la propria impotenza nell’affrontare la vita. Tutto si colora di grigio: il passato, il presente e il futuro.

Le conseguenze e i rimedi principali

L’impotenza appresa può avere un impatto sul funzionamento generale di una persona, compreso il rendimento scolastico, la salute fisica, la salute mentale e il benessere sociale. L’impotenza appresa è anche associata a una varietà di disturbi psicologici. È un modello centrale di depressione e può esacerbare i sintomi negativi di molti disturbi, tra cui ansia, depressione, disturbo da stress post-traumatico e schizofrenia.

I trattamenti farmacologici e la terapia cognitiva e comportamentale sono metodi efficaci utilizzati per aiutare a superare l’impotenza appresa.

Conclusioni

Messo di fronte continuamente a situazioni difficili da affrontare o ritenute incontrollabili, l’individuo può smettere di provare a cambiarle, anche quando avrebbe le capacità adeguate. Questa è l’impotenza appresa. La percezione di non poter esercitare la propria potenza nei confronti degli eventi avversi suscita essenzialmente una risposta passiva alle difficoltà. Gli effetti dell’impotenza appresa spesso includono la riduzione o l’assenza di sforzi, un ridotto desiderio di imparare cose nuove e l’accettazione della propria impotenza. Le sue conseguenze non sono direttamente associate alle scelte precedenti, sia comportamentali che cognitive.

Questo stato mentale prende il sopravvento sulla vita delle persone e influenza le scelte delle loro attività quotidiane. L’individuo cessa di trovare strategie alternative e si rassegna alla propria incapacità. Viene pervaso da un atteggiamento pessimistico nei confronti della vita e può ammalarsi di depressione.

Barbara Solomita

Bibliografia

  1. Ball HA, McGuffin P, Farmer AE. Attributional style and depression. Br J Psychiatry. 2008;192(4):275-278
  2. Beck, A. T. (1976). Cognitive therapy and emotional disorders. New York: Meridian. Trad it. Principi di terapia cognitiva. Roma: Casa Editrice Astrolabio, 1984.
  3. Okorafor UC. Learned helplessness. Lancet. 2024;402(10420):2477-2478.
  4. Peterson C, Maier SF, Seligman MEP. Learned helplessness: A theory for the age of personal control. Oxford University Press, 1993.
  5. Weiner B. An Attributional Theory of Motivation and Emotion. Springer-Verlag, 1986 https://acmd615.pbworks.com/f/weinerAnattributionaltheory.pdf

Foto: Envato Elements

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